Morte Mamone, nuovamente respinta la richiesta d’archiviazione

Resta aperto il presunto caso di malasanità avvenuto nel 2012 all’ospedale di Tropea. La richiesta del pm rigettata per la seconda volta.

Resta aperto il presunto caso di malasanità avvenuto nel 2012 all’ospedale di Tropea. La richiesta del pm rigettata per la seconda volta.

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Per due volte è stata chiesta l’archiviazione del caso. Per due volte è arrivato il diniego da parte del giudice per le indagini preliminari. La vicenda legale scaturita dalla morte di Domenico Mamone, 62enne deceduto all’ospedale di Tropea il 17 febbraio del 2012 per un presunto caso di malasanità, rimane ancora aperta e la verità giudiziaria sull’accaduto resta ancora tutta da scrivere. Con un certo sollievo per i familiari che già una volta si erano trovati di fronte alla richiesta formulata dal pm titolare delle indagini, Gabriella Di Lauro, per conto della Procura di Vibo, e poi respinta in seguito alla loro opposizione dal gip Maria Carla Sacco.

Nuove indagini furono disposte sul caso. Indagini che, però, secondo quanto sostenuto dal legale dei Mamone, Carmine Pandullo, «omettevano d’indagare importanti profili, risolvendosi infine in una nuova richiesta d’archiviazione». Richiesta a fronte della quale, ancora una volta, i familiari dell’uomo deceduto dopo due ore d’agonia in seguito ad uno shock cardiogeno da infarto miocardico acuto, opponevano una strenua difesa. Questa volta supportati anche da valutazioni medico-legali di parte che evidenziavano come Mamone «si sia trovato di fronte ad una inequivocabile azione medica incongrua, che evidenzia una franca responsabilità omissiva per mancata stabilizzazione delle condizioni cliniche del paziente». Quell’opposizione trova ora un nuovo positivo riscontro da parte di un altro gip, Anna Rombolà il cui provvedimento, secondo il legale, «oltre a restituire fiducia ai familiari di Mamone, dà piena contezza della fondatezza degli assunti difensivi».

Anche perché, il nuovo rigetto sarebbe «sintomatico di un’indagine approssimativa e superficiale dell’ufficio di Procura». Ipotesi che trova riscontro, ancora secondo Pandullo, nella motivazione espressa dal gip Rombolà, il 19 ottobre scorso, la quale «ritiene che la richiesta di archiviazione non possa trovare accoglimento risultando plurimi elementi che portano a dubitare della completezza degli accertamenti e delle risultanze emerse dalla conclusione medico legale su cui si fonda la richiesta del pm».