Omicidio Cricri nel Vibonese: condanna definitiva per Alfonsino Ciancio

L’ex candidato a sindaco di Dinami è stato ucciso e bruciato in auto nell’ottobre del 2013 nelle campagne di Acquaro
L’ex candidato a sindaco di Dinami è stato ucciso e bruciato in auto nell’ottobre del 2013 nelle campagne di Acquaro
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L'auto carbonizzata al cui interno è stato trovato il corpo di Cricrì (nel riquadro)
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La Corte di Cassazione

La prima sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Alfonsino Ciancio, 30 anni, di Acquaro, ritenuto responsabile di concorso nell’omicidio di Giuseppe Cricri, ex candidato a sindaco del Comune di Dinami nelle amministrative del maggio 2013 e ritrovato carbonizzato nella sua auto il 22 ottobre 2013. Alfonsino Ciancio dovrà scontare 14 anni di reclusione così come era stato deciso il 28 novembre dello scorso anno dalla Corte d’Appello di Catanzaro che aveva escluso l’aggravante della premeditazione nel fatto di sangue e concesso le attenuanti generiche. In primo grado, al termine del processo con rito abbreviato, Alfonsino Ciancio era stato condannato a 30 anni di reclusione. Era difeso dall’avvocato Salvatore Staiano. Le parti civili – ovvero i familiari di Giuseppe Cricrì – erano invece assistiti anche in Cassazione dall’avvocato Giovanni Vecchio. [Continua dopo la pubblicità]

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In alto: Giuseppe Cricri. In basso da sinistra a destra: Liberata Gallace, Fiore D’Elia e Alfonsino Ciancio

Giuseppe Damiano Cricri, 48enne di Melicuccà di Dinami, è stato ucciso e bruciato all’interno della sua auto nelle campagne di Acquaro. Secondo la tesi accusatoria, la vittima nel corso dell’incontro con Liberata Gallace, 52 anni, donna con cui aveva intrattenuto una relazione sentimentale decidendo poi di troncarla, era stato colpito al volto con un oggetto contundente (come acclarato dagli accertamenti medico-legali) così violentemente e ripetutamente da causargli la morte. 

Successivamente, la donna con l’ausilio di suo figlio, Alfonsino Cianciononché del nuovo amante Fiore D’Elia, è accusata di aver collocato il cadavere di Cricrì all’interno dell’autovettura della stessa vittima, sui sedili posteriori, trasportandolo in una stradina di campagna che si dirama dalla S.P.4 (Acquaro – Dinami) a Limpidi di Acquaro, località Petrignano, arteria del tutto priva di illuminazione e dove, con della benzina procurata in precedenza, è stato dato fuoco al cadavere e al veicolo rinvenuti l’indomani carbonizzati. Il gip, in sede cautelare, aveva definito l’omicidio come di “inusitata crudeltà e spietatezza”. 

La vittima, Giuseppe Cricri

La vittima, Giuseppe Cricri, avrebbe avuto una relazione sentimentale con Liberata Gallace, a sua volta separata ma che continuava a vivere col suo ex marito nella stessa casa insieme ai loro tre figli. La donna non avrebbe accettato la fine della relazione con Cricri per via di una donna romena. Da qui la vendetta della donna con l’aiuto del figlio e del nuovo compagno.

Gli altri coimputati Liberata Gallace, 53 anni, madre di Alfonsino Ciancio, e Fiore D’Elia, 65 anni di Gerocarne, l’11 giugno scorso sono stati condannati dalla Corte d’Appello di Catanzaro rispettivamente a 24 e 22 anni di reclusione. Le loro due posizioni devono ancora arrivare in Cassazione.