‘Ndrangheta: quei rapporti pericolosi a Vibo fra imprenditori, malavita, Asp e Nucleo Industriale

I riscontri dei carabinieri del Ros e della Dda ai racconti di Mantella e Moscato sfiorano anche il Comune di Vibo ed i controlli su alcune attività

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I riscontri dei carabinieri del Ros e della Dda ai racconti di Mantella e Moscato sfiorano anche il Comune di Vibo ed i controlli su alcune attività

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Gettano luce su una serie di rapporti sin qui rimasti solo nell’ombra, le dichiarazioni di Andrea Mantella ed i riscontri dei carabinieri del Ros contenuti nell’ordinanza dell’operazione “Robin Hood” che ha portato in carcere anche il consigliere regionale Nazzareno Salerno.

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Dichiarazioni e riscontri destinati a fare “rumore” a Vibo Valentia perché vanno a toccare più di qualche “santuario” che si riteneva intoccabile e perché lasciano intravedere possibili nuovi clamorosi sviluppi. Politici ed imprenditori, ma anche mafiosi ed enti pubblici. Comune di Vibo Valentia, Consorzio per il Nucleo Industriale ed Azienda sanitaria in primis. Ecco perché.

Nel tracciare la figura dell’arrestato Gianfranco Ferrante, 53 anni, di Vibo Valentia, che i magistrati definiscono come il “gestore di fatto del Cin cin bar di Vibo Valentia di cui è gestore unico la moglie”, Andrea Mantella affronta con i magistrati della Dda di Catanzaro anche un discorso che chiama “in causa” la polizia municipale di Vibo Valentia.

Dopo aver indicato Ferrante come legato al defunto boss di Serra San Bruno Damiano Vallelunga – in ciò concorde con le dichiarazioni pure dell’altro collaboratore di giustizia, Raffaele Moscato – ed in rapporti anche con i figli del boss ucciso nel 2009 a Riace, Andrea Mantella al procuratore della Dda Bombardieri ed al pm Viscomi spiega chiaramente alcuni legami, come quello fra lo stesso Gianfranco Ferrante ed il consigliere ed ex assessore regionale Nazzareno Salerno. “Era a Salerno che Ferrante si rivolgeva – spiega Mantella – pure per avere delle autorizzazioni. Per mettergli la buona parola per mettere ad esempio la tenda che dava sulla strada” per il Cin cin bar sito nei pressi dell’ospedale di Vibo Valentia. “Magari – continua Mantella – il comandante dei vigili urbani gli faceva opposizione, allora Ferrante andava da Nazzareno Salerno e gli diceva: “Onorevole – come lui lo chiamava – fatemi dare questa autorizzazione. “A Natale, Ferrante metteva così il tappetino rosso lì… Di questo qui io sono a conoscenza…”. Ed ancora Andrea Mantella ai magistrati:Io so che, con Gianfranco Ferrante ne parlavamo, che lui ha avuto dei problemi con delle autorizzazioni, addirittura per aprire una vetrina… di rompere… e gli davano fastidio i vigili urbani, non lo so di preciso chi e lui diceva: “Mo’ vado da Nazzareno Salerno con Damiano Vallelunga e vedo di sistemarla ‘sta cosa”. E’ a questo punto che il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, chiede ad Andrea Mantella: “Quindi lei lo sa direttamente da Ferrante che si è rivolto a Damiano Vallelunga?”. Risposta del collaboratore di giustizia: “Al 100%”.

Gianfranco Ferrante – accusato di estorsione in concorso con Vincenzo Spasari (padre della sposa atterrata in elicottero nel settembre scorso a Nicotera) ai danni dell’ex direttore generale del Dipartimento 10 della Regione Calabria Bruno Calvetta per l’affidamento del progetto del “Credito sociale” a Vincenzo Caserta, quest’ultimo funzionario regionale gradito a Nazzareno Salerno – viene poi descritto da Andrea Mantella come soggetto che si metteva “a disposizione dei clan”. Secondo il collaboratore, Ferrante non sarebbe affiliato a nessuno clan, ma sarebbe comunque da considerare vicino ai Vallelunga di Serra San Bruno ed ai Mancuso di Limbadi dai quali ultimi si sarebbe rifornito di vini, olio, pane ed altri prodotti alimentari per il bar tavola calda gestito dalla moglie.

Il Ros dei carabinieri richiama invece sul punto un’intercettazione ambientale in cui il defunto boss Carmelo Lo Bianco, alias “Sicarro”, (in foto) spiega di aver “cresciuto lui Gianfranco Ferrante”, lodandone il personaggio (Ferrante) che di recente è stato fotografato dagli investigatori nei pressi del Tribunale di Vibo Valentia in compagnia di soggetti come “Enzo Barba, alias ‘Il Musichiere’, di Vibo Valentia, già condannato quale vertice dell’omonimo clan, e come il boss Luigi Mancuso” di Limbadi che in Tribunale si era recato per una sua udienza a “Misure di Prevenzione”.

Raffaele Moscato (in foto) spiega invece che a Gianfranco Ferrante teneva “molto Francesco Scrugli”, il braccio-destro di Andrea Mantella ucciso a Vibo Marina nel marzo 2012 nella faida fra i Piscopisani ed il clan Patania di Stefanaconi. “Gianfranco Ferrante, oltre ad essere a diposizione di molte persone dell’ambiente criminale vibonese, anche di San Gregorio d’Ippona, veniva considerato da Scrugli – ha riferito il collaboratore di giustizia – come un amico. Ci cambiava sempre gli assegni, anche quelli proventi di reato come usura ed estorsioni pur essendo ben consapevole della provenienza dei titoli, anche perché noi non lavoravamo. Una volta – ricorda Moscato – andai da Ferrante per cambiare un assegno di 10mila euro di Rosario Battaglia di Piscopio, e quando Gianfranco Ferrante mi ha risposto che non aveva contanti, Battaglia voleva dargli una lezione. Quando siamo tornati, Ferrante ci ha detto che la mattina era passato Rosario Fiorillo di Piscopio a cambiare un altro assegno di 10 mila euro e quindi abbiamo desistito perché ci disse che potevamo tornare il giorno dopo e ci avrebbe cambiato il titolo”.

L’Asp ed il Nucleo Industriale di Vibo ed i riscontri del Ros alle dichiarazioni di Mantella. A riscontro infine delle dichiarazioni di Andrea Mantella in ordine ad alcune assunzioni di mafiosi all’interno dell’ospedale di Vibo e del Consorzio per il Nucleo Industriale (depuratori e non solo), i carabinieri del Ros di Catanzaro sono andati a “spulciare” negli elenchi di alcuni dipendenti dell’Azienda sanitaria vibonese trovando almeno otto elementi di peso dei clan Lo Bianco e Fiarè. Due di loro sono poi transitati come dipendenti del Consorzio per il Nucleo industriale di Vibo Valentia di cui “Nazzareno Salerno è stato presidente dal 1999”, un altro è invece transitato nella “Proserpina”, la vecchia ditta addetta alla raccolta dei rifiuti a Vibo e poi fallita, altri due – ritenuti elementi del clan Lo Bianco – risultano invece sino al 2015 stipendiati dal Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Vibo (o Nucleo Industriale che dir si voglia) dopo essere stato impiegati, ed aver percepito reddito, della “Ditta Lico Santo Srl con sede nella zona industriale di Maierato, società posta sotto sequestro – ricordano i carabinieri del Ros – poiché ritenuta espressione degli interessi economici di Razionale Saverio, capo della ‘ndrina di San Gregorio d’Ippona dei Fiarè-Razionale-Gasparro”.

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