Processo “Purgatorio”: la difesa di Galati rinuncia ai rimanenti testi

Oggi in aula a Vibo l’ingegnere Basile e l’ispettore della polizia Vergallo. Non sarà ascoltato l’ex pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna, ed altri magistrati. Rigettata la richiesta di una nuova escussione del colonnello Sozzo e del maresciallo Coluccia

Oggi in aula a Vibo l’ingegnere Basile e l’ispettore della polizia Vergallo. Non sarà ascoltato l’ex pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna, ed altri magistrati. Rigettata la richiesta di una nuova escussione del colonnello Sozzo e del maresciallo Coluccia

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E’ ripreso stamane dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia il processo nato dall’operazione “Purgatorio”  che vede imputati gli ex vertici della Squadra Mobile di Vibo Valentia, Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò e l’avvocato Galati. In apertura di udienza il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ha rinnovato al Collegio la richiesta in ordine all’utilizzazione di alcune trascrizioni delle intercettazioni operate nel processo “Black money” ed indicate dai carabinieri del Ros in un apposito elenco. Lo stesso pubblico ministero ha poi chiesto una nuova escussione in aula del colonello del Ros, Giovanni Sozzo (attualmente in servizio a Roma ed all’epoca alla guida del Ros di Catanzaro e principale “motore investigativo” dell’inchiesta “Purgatorio”) e del maresciallo Coluccia su quanto residua delle conversazioni intercettate che riguardano la parte associativa.

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La decisione del Tribunale. Con propria ordinanza, il Collegio (presidente Alberto Filardo, giudici a latere Raffaella Sorrentino e Graziamaria Monaco) ha rigettato la richiesta del pubblico ministero ritenendo che l’attività richiesta  non possa considerarsi come attività istruttoria integrativa poiché concerne elementi già a disposizione della Dda di Catanzaro al momento dell’instaurazione del processo “Purgatorio” che è cronologicamente successivo all’avvio del processo “Black money”. La richiesta del pm, inoltre, ad avviso del Tribunale  non può neppure considerarsi come attività offerta quale documentazione relativa alle indagini. Non ricorrendo infine, almeno allo stato, i presupposto per l’utilizzazione dei risultati delle intercettazioni, in quanto relativi ai medesimi  fatti delittuosi oggetto del processo “Purgatorio” ancora in fase istruttoria, il Tribunale ha rigettato la richiesta del pubblico ministero.

I nuovi atti del pm. Superata tale richiesta, il pm ha quindi depositato e messo a disposizione delle difese una serie di atti riguardanti i procedimenti nati dalle operazioni “Costa pulita” e “Gringia”, oltre a quello relativo all’ordigno esplosivo per il quale si è già registrata la condanna del boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, Rinaldo Loielo di Gerocarne e Filippo Pagano, pure lui di Gerocarne.

La rinuncia all’escussione del pm Boninsegna. Il pubblico ministero, Annamaria Frustaci, ha quindi depositato le archiviazioni decise nel 2013 dal gip di Salerno, Dolores Zarone, competente sui magistrati del distretto di Catanzaro, in ordine alle posizioni dei magistrati Giampaolo Boninsegna, all’epoca pm della Dda di Catanzaro con delega ad occuparsi della provincia di Vibo Valentia, e Giancarlo Bianchi, già giudice al Tribunale di Vibo Valentia ed ora in servizio alla Corte d’Appello di Catanzaro. Con tale provvedimento il gip di Salerno ha archiviato pure le posizioni dell’avvocato Antonio Galati, del boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso di Limbadi (detto “Vetrinetta”, deceduto nell’ottobre 2015) e di Antonio Maccarone, genero di Mancuso.

I due magistrati sono stati prosciolti da ogni accusa costruita dalla Dda di Salerno sulla scorta di dell’informativa del Ros di Catanzaro denominata “Purgatorio” e trasmessa poi ai colleghi campani dalla Dda di Catanzaro. Nei confronti di Boninsegna, ora giudice al Tribunale di Firenze, già il gip ed il Tdl in sede di rigetto di qualunque misura di sospensione dalla magistratura avevano sottolineato che il magistrato non ha mai rivelato a nessun indagato notizie coperte dal segreto. Indagati come Antonio Maccarone, Pantaleone e Antonio Mancuso per i quali lo stesso pm Boninsegna aveva anzi chiesto al procuratore della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, il visto per l’arresto sin dal 2010. Tale richiesta di arresto avanzata dal pm non era stata però trasmessa dalla Dda di Catanzaro ai colleghi di Salerno ma era stata invece depositata dallo stesso Bonisegna al gip in sede di interrogatorio. Per il giudice Bianchi, cui veniva contestato il reato di abuso d’ufficio, il gip di Salerno ha invece sostenuto la totale insussistenza degli elementi costitutivi del reato.

Il pm, Annamaria Frustaci, ha poi depositato la sentenza con cui il Tribunale di Salerno nel marzo dello scorso anno ha condannato a 4 mesi il pm della Procura di Catanzaro Paolo Petrolo, 40 anni, di Stefanaconi, per il reato di rivelazione di segreti d’ufficio e le trascrizioni del processo che si sta celebrando a Napoli a carico del giudice Cristina De Luca, all’epoca dei fatti in servizio a Vibo Valentia ed ora a Salerno.

Le difese degli imputati Antonio Galati, Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò, alla luce del deposito da parte del pubblico ministero delle decisioni del gip di Salerno, hanno quindi rinunciato all’escussione del pm Giampaolo Boninsegna (citato per oggi) e degli altri magistrati.

Le escussioni di Basile e della Vargallo. Il processo è quindi ripreso con l’escussione dell’ingegnere Domenico Basile, attuale direttore del Consorzio di bonifica di Vibo, che ha spiegato alcuni aspetti della sua consulenza tecnica nel processo “Golden house”, e con l’ispettore della polizia Angela Vergallo, responsabile dell’ufficio “Misure di Prevenzione” della Questura di Vibo dal 2001. Quest’ultima, rispondendo alle domande dell’avvocato Sergio Rotundo (difensore di Galati insieme all’avvocato Guido Contestabile), ha sottolineato che l’avvocato Galati non chiese mai favori millantando rapporti di amicizia con il capo della Squadra Mobile Maurizio Lento, mentre una volta lo stesso legale telefonò in Questura, quale difensore di Luigi Mancuso, per segnalare la necessità della presentazione del suo assistito negli uffici per l’apposizione del visto di partenza e arrivo in quanto sorvegliato speciale.

Il processo riprenderà il 5 maggio prossimo.

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