Danni dal Mise, Vibo Sviluppo annuncia ricorso contro la sentenza del Tar

La società e il suo presidente Pasquale Barbuto intendono ricorrere al Consiglio di Stato avverso la sentenza dei giudici amministrativi di primo grado che hanno rigettato le loro tesi
La società e il suo presidente Pasquale Barbuto intendono ricorrere al Consiglio di Stato avverso la sentenza dei giudici amministrativi di primo grado che hanno rigettato le loro tesi
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In riferimento alla sentenza del Tar Calabria che ha rigettato il ricorso dalla Vibo Sviluppo contro il Ministero per il risarcimento dei danni in relazione agli atti dallo stesso prodotti nel periodo 2011 – 2019 si rappresenta la volontà della società di ricorrere in appello”. E’ quanto afferma in una nota Pasquale Barbuto, presidente di Vibo Sviluppo spa. “Il Tar – dichiara Barbuto – non ha confutato le motivazioni del ricorso per il risarcimento dei danni, peraltro suggerita dallo stesso Tar nella precedente pronuncia che infatti erano relativa a:

la contraddittorietà del comportamento ministeriale in quanto l’importo di 1.631.587,73 euro nell’anno 2011 è stato assegnato e liquidato alla Vibo Sviluppo dal Ministero sulla base dell’art. 8 bis legge 127/2007 e la stessa norma è stata posta quale motivazione della revoca adottata dal Ministero nel 2014, con una reinterpretazione restrittiva, non prevedibile;

il ritardo di tre anni con cui il ministero ha revocato i fondi con effetto retroattivo, periodo in cui parte dell’importo di 1.631587,73 euro era stato speso ed annualmente rendicontato al Ministero, che non aveva contestato i rendiconti;

la presunta illiceità del comportamento ministeriale, che nel 2014, azzerato il finanziamento per le spese di gestione, non ha conseguentemente  interrotto le attività della società, che infatti è stata continuativamente chiamata dal Ministero a svolgere le attività previste dal Disciplinare sottoscritto tra le parti, da ultimo con nota ministeriale del 3 dicembre 2019 e che sono state  regolarmente svolte dalla società, la quale, finanche, è stata destinataria di nuovi Decreti  di finanziamento per la realizzazione di  opere pubbliche. [Continua dopo la pubblicità]

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L’odierna sentenza del Tar, infatti, per lo più fa riferimento al contenzioso sulla revoca dell’importo di 1.631.587,73 euro, che è già stata definita dai giudici amministrativi e sulla quale si registrano due sentenze opposte divenute definitive: la sfavorevole sentenza del Consiglio di Stato n. 468 del 03.02.2017 sulla revoca parziale del Decreto di impegno e la favorevole Sentenza del Tar Calabria n. 1522 del 07.08.2019 sulla revoca del Decreto di liquidazione, passata in giudicato, di cui non si fa menzione nel dispositivo dell’odierna sentenza, creando di fatto un corto circuito.

In più, da una semplice lettura degli atti emerge poi l’illogica tesi secondo la quale gli amministratori della Vibo Sviluppo, avrebbero dovuto gestire meglio i fondi a disposizione assegnati  con l’incremento del 25% del contributo globale, pari ad 161.004,15 euro, da cui deriva una dotazione finanziaria per le spese di gestione per il periodo 2007 – 2020 pari ad 11.500,30 euro per anno, con la pretesa di dover garantire il mantenimento di adeguata struttura organizzativa, per come previsto dal Disciplinare.

Pasquale Barbuto

In detto periodo c’è da sottolineare che la società è stata impegnata nella chiusura delle procedure di finanziamento del vecchio parco di circa 100 progetti,  tra pubblici e privati, per oltre 60 milioni di euro di finanziamento pubblico, ottenendo anche il finanziamento di dieci nuove opere pubbliche per complessivi  8,4 milioni di euro, alcune delle quali in fase di cantiere, ed intercettando 8.326.714,52 euro di fondi residui da reimpiegare per lo sviluppo del sistema produttivo locale secondo quanto previsto dal recente art. 28 comma 3 del DL 30 aprile 2019 n. 34.

Poiché il Tar non si è pronunciato sulle principali motivazioni del ricorso posto dalla società a supporto delle domande proposte, ivi il rispetto della sentenza della Corte di Cassazione n. 14188/2016, applicabile al caso atteso che sia la Vibo Sviluppo che il Ministero con i propri atti e comportamenti considerano valido ed efficace  il contratto sottoscritto tra le parti,  si sta valutando di promuovere appello al Consiglio di Stato. Tutto questo infinito contenzioso non ha fatto altro che bloccare – conclude Barbuto – l’avvio della realizzazione degli ultimi cinque progetti pubblici proposti dalla Vibo Sviluppo, che hanno superato l’istruttoria ministeriale e da finanziare con risorse  pari ad 6,5 milioni di euro che sono nella disponibilità della società”.

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