‘Ndrangheta: “Costa pulita”, tre nuove richieste di rinvio a giudizio

Dinanzi al gup stamane ascoltato l’imputato Giancarlo Giannini, ingegnere e già consigliere comunale di Vibo Valentia, che ha scelto il rito abbreviato

Dinanzi al gup stamane ascoltato l’imputato Giancarlo Giannini, ingegnere e già consigliere comunale di Vibo Valentia, che ha scelto il rito abbreviato

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Tre nuove richieste di rinvio a giudizio stamane dinanzi al gup distrettuale di Catanzaro dinanzi al quale si sta celebrando l’udienza preliminare del procedimento nato dall’inchiesta denominata “Costa pulita” contro i clan Accorinti-Bonavita-Melluso Briatico, Il Grande di Parghelia, e Mancuso di Nicotera e Limbadi.

Il pm della Dda, Annamaria Frustaci, ha chiesto al gup il processo per tre imputati le cui posizioni erano state in precedenza stralciate per dei difetti di notifica del decreto con la richiesta di rinvio a giudizio. Si tratta di: Claudia Barbuto, 45 anni, di Vibo Valentia; Domenico Simonelli, 36 anni, di Tropea, detto “Ballotu”; Antonio Merenda, 57 anni, di Spilinga, accusato di aver favorito la latitanza di Nunzio Manuel Callà. Claudia Barbuto, difesa dall’avvocato Giovanni Vecchio, è accusata del reato di intestazione fittizia di beni in quanto ritenuta socia e prestanome dei presunti boss Antonino Accorinti e Pino Bonavita nella società di navigazione “Briatico Eolie srl”. Domenico Simonelli è invece accusato di reati legati alla detenzione illegale di armi. 

L’esame di Giancarlo Giannini. Nel corso dell’udienza è stato poi a lungo sentito dinanzi al gup distrettuale l’ingegnere Giancarlo Giannini di Vibo Marina che ha optato per un processo con il rito abbreviato condizionato all’escussione di un testimone, ovvero un manovratore del Porto di Vibo Marina che oggi è stato pure lui ascoltato in aula. Giannini ha risposto alle domande dei suoi difensori, gli avvocati Michele Ranieli e Vincenzo Trungadi, e poi del pm Annamaria Frustaci.

Eletto nelle fila della maggioranza a sostegno dell’ex sindaco di centrodestra Nicola D’Agostino, Giancarlo Giannini alle ultime elezioni comunali del maggio 2015 è stato il promotore di una lista a sostegno del candidato a sindaco di centrosinistra Antonio Lo Schiavo. Giannini, pur candidatosi alla carica di consigliere comunale, non è stato però rieletto. Il suo nome era già emerso nel maggio 2013 dagli atti dell’inchiesta antimafia “Lybra” che ha colpito il clan Tripodi di Porto Salvo, ma la sua posizione non aveva trovato “sbocchi” processuali. Ora l’accusa di concussione, aggravata dalle modalità mafiose, in concorso con il dipendente della Capitaneria di Porto di Vibo Marina, Aldo Gallucci. 

Secondo la Dda, Aldo Gallucci “quale dipendente della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia”, avrebbe “costretto  Giuseppe Vangeli, per la progettazione di una piattaforma di ormeggio – in capo alla coop. Battellieri ed Ormeggiatori del porto di Vibo Valentia, della quale era presidente – a dare incarico all’ingegnere Giannini Giancarlo e a corrispondergli la somma di euro 500 per l’ottenimento di tale autorizzazione”. , La concessione è stata individuata dagli inquirenti nella n. 19/2009 rilasciata in data 7 luglio 2009 e scaduta in data 31 dicembre 2012. La condotta è aggravata dalle modalità mafiose (art. 7 della legge antimafia) in quanto ad avviso della Dda “Giannini Giancarlo era ritenuto dalla vittima notoriamente vicino agli ambienti della criminalità organizzata, nella fattispecie alla cosca Mancuso”. Nella ricostruzione degli eventi ad opera della Dda, si spiega quindi che Vangeli avrebbe riferito agli investigatori di aver aderito alla richiesta di Gallucci consegnando “la somma di 500 euro a Giannini, omettendo di denunciare l’accaduto poiché Giannini, a dire del Vangeli”, sarebbe stato strettamente “legato a Nazzareno Colace, (il quale era ritenuto dal Vangeli contiguo alla criminalità organizzata) con il quale gestiva una parte del pontile di Vibo Marina”.

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