giovedì,Giugno 17 2021

‘Ndrangheta: sconto di pena per il boss Francesco Mancuso

La Corte d’Appello di Catanzaro riconosce il “continuato” fra le condanne rimediate al termine dei processi nati dalle operazioni Dinasty e Genesi

‘Ndrangheta: sconto di pena per il boss Francesco Mancuso
Francesco Mancuso

Continuazione fra il reato di associazione mafiosa contestato con l’operazione “Dinasty” ed il medesimo reato contestato con l’operazione “Genesi” (i cui processi in primo grado si sono celebrati a Vibo). A rideterminare la pena nei confronti del boss di Limbadi, Francesco Mancuso, 63 anni, detto “Tabacco”, è stata la Corte d’Appello di Catanzaro presieduta dal giudice Gabriella Reillo (consiglieri Francesca Garofalo e Domenico Commodaro), in accoglimento delle argomentazioni sollevate dagli avvocati Giuseppe Di Renzo, Francesco Schimio e Guido Contestabile. La pena finale con le due sentenze (Dinasty e Genesi) è stata rideterminata in quella complessiva di 11 anni e 4 mesi di reclusione. Vi è però da dire che la pena definitiva di 9 anni ed 8 mesi rimediata al termine dei processi nati dall’operazione antimafia “Dinasty”, è stata già interamente scontata da Francesco Mancuso, mentre lo stesso si trova detenuto dal maggio dello scorso anno per scontare i 6 anni definitivi rimediti nel processo “Genesi”. Dunque, il continuato di pene spazza via di fatto 4 anni di reclusione per Francesco Mancuso che dovrebbe ancora scontare in carcere poco meno di due anni. Grazie alla libertà anticipata potrebbe lasciare il carcere entro fine anno, massimo i primi mesi del 2021.

Francesco Mancuso – ritenuto a capo di un’autonoma articolazione del clan di Limbadi – è fratello dei boss Giuseppe Mancuso (alias ‘Mbroghja”), Diego Mancuso e Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, ma anche fratello di Rosaria Mancuso, in carcere per l’autobomba di Limbadi con la quale nell’aprile scorso è stato ucciso Matteo Vinci. Il 9 luglio del 2003, Francesco Mancuso ha subìto un agguato a Spilinga dove è rimasto gravemente ferito. Nell’occasione è morto Raffaele Fiammingo di Rombiolo, detto “Il Vichingo”, ritenuto esponente dell’omonimo clan del Poro e sodale di “Tabacco”.

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