giovedì,Giugno 17 2021

‘Ndrangheta in Piemonte: inchiesta “Fenice”, dal gup anche due vibonesi

Onofrio Garcea è accusato di voto di scambio politico mafioso con l’ex assessore di Fdi Roberto Rosso. Coinvolto anche Raffaele Serratore di Sant'Onofrio

‘Ndrangheta in Piemonte: inchiesta “Fenice”, dal gup anche due vibonesi
Onofrio Garcea

Si è aperta stamane dinanzi al gup del Tribunale di Torino l’udienza preliminare che vede imputate 11 persone, fra cui l’ex assessore regionale di Fratelli d’Italia, Roberto Rosso, accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso. L’udienza fa seguito all’operazione “Fenice” condotta dalla Guardia di finanza di Torino, che lo scorso 20 dicembre ha portato ad 8 arresti e 200 milioni di euro di beni sequestrati in Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia, Calabria e Sardegna. Tra gli arrestati di spicco anche Onofrio Garcea, 70 anni, originario di Pizzo Calabro ed imparentato con i Bonavota di Sant’Onofrio che, dopo l’operazione “Carminius” del marzo 2019, stavano riorganizzando il sodalizio criminale, stringendo rapporti con il noto imprenditore torinese Mario Burló. Quest’ultimo è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto con il sostegno della cosca avrebbe organizzato uno strutturato sistema di evasione fiscale attraverso la creazione di piú società, riconducibili ad altre persone, tramite cui compiere compensazioni Iva tali da ottenere profitti consistenti. Un sistema che ha consentito di accumulare indebite compensazioni per oltre 16 milioni di euro, denaro che Burló avrebbe utilizzato per acquistare diversi immobili. [Continua dopo la pubblicità]

Raffaele Serratore

Secondo la ricostruzione dei magistrati torinesi, in occasione delle elezioni politiche regionali in Piemonte del maggio 2019, Onofrio Garcea (ritenuto esponente di spicco della ‘ndrangheta in Liguria) e Francesco Viterbo avrebbero stretto un “patto di scambio” con il candidato di Fratelli d’Italia, Roberto Rosso, che con la mediazione di Enza Colavito e Carlo De Bellis avrebbe versato denaro in cambio di un pacchetto di voti. Durante l’udienza preliminare di stamattina hanno chiesto di costituirsi parte civile l’associazione “Libera Piemonte”, la Regione Piemonte, il Comune di Carmagnola e, unicamente per Roberto Rosso, il partito di Fratelli d’Italia.
Fra le persone coinvolte nell’operazione “Fenice”, anche Raffaele Serratore, 39enne di Sant’Onofrio. Per lui, il Tribunale del Riesame piemontese ha confermato la misura cautelare. Serratore – secondo quanto la Procura di Torino – farebbe parte di un’articolazione ‘ndranghetista operante nel territorio di Carmagnola collegata al clan Bonavota.

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