Rinascita-Scott: gli affari del clan Bonavota ed i ruoli di Loschiavo e Fortuna

Archiviata la posizione di Giovanni Barone, la Dda va avanti nei confronti di due indagati accusati di riciclare il denaro della cosca
Archiviata la posizione di Giovanni Barone, la Dda va avanti nei confronti di due indagati accusati di riciclare il denaro della cosca
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E’ stata stralciata e archiviata la posizione di Giovanni Barone, 51 anni, ragioniere, nativo di Roma ma di fatto domiciliato a Pizzo, indagato a dicembre nell’operazione Rinascita-Scott della Dda di Catanzaro. All’atto dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari vergato dai pm della Dda, Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso, il nome di Giovanni Barone non compare infatti più fra gli indagati e la contestazione inizialmente rivoltagli – concorso in associazione mafiosa – viene ora contestata ai soli Gaetano Loschiavo, 32 anni, di Sant’Onofrio, e Giuseppe Fortuna, 43 anni, residente a Filogaso (arrestato). Era stato già il gip distrettuale a dicembre ad evidenziare che nei confronti di Giovanni Barone dall’attività investigativa raccolta non emergeva “la gravità indiziaria per il delitto di cui al capo A”, vale a dire l’associazione mafiosa. [Continua]

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Giuseppe Fortuna

Secondo l’accusa, tali due indagati – Gaetano Loschiavo e Giuseppe Fortuna – sarebbero stati in diretto contatto con esponenti di spicco della cosca (come Bonavota Nicola e Fortuna Francesco) occupandosi personalmente, e rendendone conto all’organizzazione, del reimpiego e del riciclaggio di denaro nonché dell’acquisizione o infiltrazione di attività commerciali e società (preferibilmente in condizioni di difficoltà o dissesto economico-finanziario) in Italia settentrionale (Piemonte, Liguria e Lombardia) ed all’estero, in particolare in Ungheria, Inghilterra ed in Russia, utilizzate anche al fine di rilevare in tutto o in parte ulteriori società o di creare occasioni di lavoro (reali o fittizie) per esponenti del sodalizio e consentire loro di acquisire potere decisionale di fatto all’interno di tali realtà imprenditoriali e disporre di risorse economiche indebitamente sottratte dai fondi delle aziende infiltrate”.

Dopo il capo di imputazione elevato a dicembre con l’operazione Rinascita-Scott e la misura cautelare rigettata dal gip, Giovanni Barone ha quindi presentato una copiosa memoria difensiva alla Dda di Catanzaro, tesa a dimostrare la sua estraneità rispetto all’originaria ipotesi accusatoria. Argomentazioni che – alla luce dell’avviso di conclusione indagini preliminari – hanno portato allo stralcio della sua posizione ed al suo proscioglimento dall’inchiesta Rinascita-Scott. Per l’originaria ipotesi di accusa, quindi, saranno ora i soli Giuseppe Fortuna e Gaetano Lo Schiavo ad avere venti giorni di tempo per chiedere alla Dda di Catanzaro di essere interrogati o presentare eventuali memorie difensive attraverso i rispettivi legali.

Gaetano Loschiavo

Da tenere presente che – come riportato anche dal gip distrettuale – il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena, nell’interrogatorio del 6 novembre 2019, ha riconosciuto in foto Gaetano Loschiavo, detto Buffano, soggetto – ha dichiarato il collaboratore – a disposizione dei Bonavota, ma non lo considero uno ‘ndranghetista. Quest’ultimo si presta per qualsiasi richiesta proveniente dalla consorteria santonofrese e viene utilizzato per accompagnare i sodali ad incontri. E’ da sempre gravitante in quel sodalizio ed attualmente presta attività lavorativa nell’impresa di Peppe Fortuna. In buona sostanza, il collaboratore, secondo il gip, pur non definendolo uno ‘ndranghetista, o meglio nonconsiderandolo tale (esprimendo sul punto una mera opinione e non una valutazione tecnico-giuridica),lo definisce soggetto a disposizione della cosca, legato a Peppe Fortuna, disposto adesaudire qualunque richiesta”. Le dichiarazioni del collaboratore secondo il gip trovano un riscontro esternoindividualizzante negli esiti del presente procedimento, consentendo di ritenere Loschiavo come intraneo a tutti gli effetti, con un ruolo preciso, già evidenziatosi in sede intercettiva”.

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