‘Ndrangheta: confermata la riduzione di pena per il boss Francesco Mancuso

Il Tribunale di Sorveglianza di Ancona rigetta la richiesta di revoca della liberazione anticipata avanzata dalla Procura generale di Catanzaro
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Francesco Mancuso (Tabacco)

Rigettata dal Tribunale di Sorveglianza di Ancona la richiesta di revoca da parte della Procura generale di Catanzaro di 595 giorni di liberazione anticipata (concessa nel 2010) nei confronti del boss Francesco Mancuso, 63 anni, detto “Tabacco”, attualmente detenuto per scontare una condanna definitiva rimediata al termine del processo “Genesi”. Accolta in tal modo la tesi difensiva (avvocato Francesco Schimio) e rigettata la richiesta di revoca per come avanzata dalla Procura generale catanzarese. Da ricordare che nel maggio scorso, la Corte d’Appello di Catanzaro presieduta dal giudice Gabriella Reillo (consiglieri Francesca Garofalo e Domenico Commodaro), in accoglimento delle argomentazioni sollevate dagli avvocati Giuseppe Di Renzo, Francesco Schimio e Guido Contestabile, ha accolto il “continuato” fra il reato di associazione mafiosa contestato con l’operazione “Dinasty” ed il medesimo reato contestato con l’operazione “Genesi” rideterminando la pena complessiva in 11 anni e 4 mesi di reclusione.

Vi è però da dire che la pena definitiva di 9 anni ed 8 mesi rimediata al termine dei processi nati dall’operazione antimafia “Dinasty”, è stata già interamente scontata da Francesco Mancuso, mentre lo stesso si trova detenuto dal maggio dello scorso anno per scontare i 6 anni definitivi rimediti nel processo “Genesi” (entrambi i processi sono stati celebrati in primo grado dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia). Dunque, il continuato di pene spazza via di fatto 4 anni di reclusione per Francesco Mancuso che dovrebbe ancora scontare in carcere poco meno di due anni. Grazie alla libertà anticipata potrebbe lasciare il carcere entro fine anno, massimo i primi mesi del 2021.

Francesco Mancuso – ritenuto a capo di un’autonoma articolazione del clan di Limbadi –  è fratello dei boss Giuseppe Mancuso (alias ‘Mbroghja”), Diego Mancuso e Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, ma anche fratello di Rosaria Mancuso, in carcere per l’autobomba di Limbadi con la quale nell’aprile scorso è stato ucciso Matteo Vinci. Il 9 luglio del 2003, Francesco Mancuso ha subìto un agguato a Spilinga dove è rimasto gravemente ferito. Nell’occasione è morto Raffaele Fiammingo di Rombiolo, detto “Il Vichingo”, ritenuto esponente dell’omonimo clan del Poro e sodale di “Tabacco”.  

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