domenica,Ottobre 17 2021

Rinascita-Scott: nuove decisioni dalla Cassazione e dal Riesame

Ecco le decisioni per Rocco Delfino, Sergio Gentile, Giuseppe Navarra, Giovanni Franzè e Giuseppe Salamò

Rinascita-Scott: nuove decisioni dalla Cassazione e dal Riesame
Giovanni Franzè

Nuove decisioni della Cassazione per tre indagati dell’inchiesta Rinascita-Scott. La sesta sezione penale della Suprema Corte, in parziale accoglimento del ricorso proposto dall’avvocato Giuseppe Bagnato, ha annullato l’aggravante mafiosa nei confronti di Giovanni Franzè, 58 anni, di Stefanaconi, accusato di usura nei confronti di tre parti offese di Vibo Valentia, con l’aggravante del metodo mafioso e dell’agevolazione della cosca Lo Bianco-Barba. In particolare, la contestazione viene mossa in concorso con Pasquale D’Andrea ed i fratelli Enzo e Gaetano Cannatà. I collaboratori di giustizia indicano il Franze’ quale soggetto vicino alla cosca Lo Bianco, in particolare al boss Paolino Lo Bianco. La Cassazione all’esito della camera di consiglio ha annullato le due aggravanti mafiose, rimandando al Riesame di Catanzaro per un nuovo giudizio sul punto. Giovanni Franzè resta detenuto in carcere.

Giuseppe Accorinti

Sempre la sesta sezione penale della Cassazione ha poi annullato con rinvio l’ordinanza cautelare emessa nei confronti di Giuseppe Salamò, 40 anni, di Zungri, titolare del ristorante “La Villetta” a Tropea. L’indagato è accusato di essere prestanome del boss Giuseppe Accorinti di Zungri e l’attività imprenditoriale operante da anni a Tropea è stata sequestrata. I giudici del Riesame avevano confermato sia l’accusa di intestazione fittizia che quella ben più grave di aver agevolato il clan Accorinti, decisione impugnata dall’avvocato Francesco Sabatino che ha contestato la sussistenza di dei presupposti legittimanti la misura con argomentazioni ora accolte pienamente dalla Cassazione. Giuseppe Salamò si trova agli arresti domiciliari. E’ accusato in concorso con Giuseppe Accorinti, Filippina Carà di Filandari (compagna di Accorinti) e Olga Vallone. Accorinti e la compagna sarebbero, secondo l’accusa, i soci occulti del ristorante “La Villetta”.

Sempre la Cassazione ha poi annullato senza rinvio il reato di rivelazione di segreti d’ufficio contestati a Rocco Delfino, 58 anni, originario di Gioia Tauro ma residente a Satriano, mentre ha annullato con rinvio l’accusa di trasferimento fraudolento di valori. In tale caso, la Suprema Corte ha accolto i rilievi degli avvocati Guido Contestabile e Mirna Raschi.

Giancarlo Pittelli

Rocco Delfino, nell’ambito dell’operazione Rinascita-Scott della Dda di Catanzaro e dei carabinieri (per la quale si trova attualmente agli arresti domiciliari), è accusato di essere vicino ai clan di Gioia Tauro Piromalli e Molè ed al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale e sottrarsi quindi a provvedimenti ablativi di natura reale, avrebbe posto in essere le condotte di attribuzione fittizia delle quote della società Ecotrasporti srl (con sede a Palmi)successivamente ridenominata “M.C. Metalli srl”.

Il reato contestato è in questo caso quello di trasferimento fraudolento di valori. Altra contestazione – annullata senza rinvio dalla Cassazione in relazione alle esigenze cautelari – si riferisce all’ipotesi di reato di rivelazione di segreti d’ufficio in concorso con l’avvocato Giancarlo Pittelli, con l’avvocato Giulio Calabretta (che ha ottenuto 21 giorni dopo l’arresto l’annullamento della misura custodiale dei domiciliari) e con il tenente colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli (già comandante provinciale di Teramo). Rocco Delfino in passato è stato assolto “perchè il fatto non sussiste” dall’accusa di collusione con la famiglia Piromalli-Molè di Gioia Tauro ed è stato risarcito per ingiusta detenzione per la cifra di 165mila euro.

Sergio Gentile

La Cassazione ha poi annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Sergio Gentile, 41 anni, alias “Toba”, di Vibo Valentia, accogliendo il ricorso presentato e discusso in udienza dall’avvocato Salvatore Sorbilli. Gentile, detenuto nel carcere di Napoli – Secondigliano, è accusato di associazione mafiosa, nonché dei delitti di estorsione e porto abusivo di armi, commessi tutti con l’aggravante mafiosa.  

Secondo l’accusa, fra marzo ed aprile 2014, Antonio Profeta, 42 anni, Sergio Gentile,  Emilio Gentile, 50 anni, Antonio Iannello, 40 anni, e Domenico Lo Bianco, 42 anni, detto “Mimmu u Zazzu”, si sarebbero ripetutamente recati sotto l’abitazione di Domenico Paglianiti ponendo in essere alternativamente ed in varie occasioni condotte di natura minatoria, quali insistenti appostamenti sotto casa con urla e minacce all’indirizzo di quest’ultimo. Gli indagati, tutti di Vibo Valentia, avrebbero quindi costretto Anna Rosa Scrugli al pagamento di una somma di denaro dell’importo di 150 euro a Sergio Gentile, a fronte di un pregresso credito vantato da quest’ultimo nei confronti del figlio Domenico Paglianiti. A permettere di ricostruire l’episodio, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Raffaele Moscato.

Con l’annullamento dell’ordinanza cautelare disposto dalla Corte di Cassazione, il Tribunale del Riesame di Catanzaro dovrá quindi ora pronunciarsi nuovamente sulla posizione di Sergio Gentile.

Giuseppe Navarra

Infine, il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha annullato (avvocati Guido Contestabile e Giuseppe Spinelli) l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Navarra, 29 anni, di Rombiolo, accusato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico con il secondo troncone dell’operazione Rinascita-Scott. Giuseppe Navarra resta tuttavia detenuto in carcere in quanto condannato in primo grado a 6 anni e 10 mesi rimediati per l’operazione “Giardini segreti” relativa alla coltivazione di vaste piantagioni di marijuana nel Vibonese insieme ad Emanuele Mancuso.

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