‘Ndrangheta: dal Vibonese alla Liguria, Garcea condannato in Cassazione

Imparentato con i Bonavota, i giudici lo collocano al vertice del “locale” di Genova. Avrebbe offerto appoggio anche ai latitanti di Sant’Onofrio. Sul suo conto ha reso dichiarazioni inedite anche Andrea Mantella
Imparentato con i Bonavota, i giudici lo collocano al vertice del “locale” di Genova. Avrebbe offerto appoggio anche ai latitanti di Sant’Onofrio. Sul suo conto ha reso dichiarazioni inedite anche Andrea Mantella
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Onofrio Garcea

Supera il vaglio della Cassazione l’inchiesta “Maglio 3” sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in Liguria e fra i condannati per associazione mafiosa c’è anche Onofrio Garcea, 70 anni, originario di Pizzo Calabro, imparentato con i Bonavota di Sant’Onofrio. Per lui 7 anni e 9 mesi di reclusione per aver diretto insieme a Lorenzo Nucera, originario della Locride (4 anni e 8 mesi per lui la pena) una struttura di ‘ndrangheta al cui vertice assoluto viene collocato Domenico Gangemi, la cui posizione ha seguito un percorso processuale differente. Tale “locale” avrebbe mantenuto stretti rapporti anche con Domenico Oppedisano di Rosarno, ritenuto il “capo crimine” dell’intera ‘ndrangheta. Onofrio Garcea era accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nel “locale di Genova”. 

A riprova della sua affiliazione gli inquirenti hanno richiamato anche la latitanza, conclusasi proprio nel capoluogo ligure, di Domenico Bonavota ed Antonio Patania, sfuggiti nell’ottobre del 2007 all’operazione “Uova del drago” condotta dall’allora pm della Dda di Catanzaro Marisa Manzini. Onofrio Garcea, secondo l’accusa, avrebbe offerto “sostegno logistico ai due latitanti”, poi arrestati a Genova il 3 agosto 2008 dopo aver alloggiato in un immobile di un genovese che aveva riferito “di averlo temporaneamente ceduto ad Onofrio, titolare del bar GO sito in piazza Aprosio, identificato in Garcea Onofrio”. Le indagini svolte – rimarcava il gip – permettevano di accertare che i due latitanti avevano alloggiato in un immobile di Genova aperto con le chiavi in loro possesso ed all’interno del quale sono stati trovati documenti agli stessi riconducibili”. Per gli inquirenti, tale circostanza concretizzava un grave indizio circa i collegamenti del Garcea, quale esponente del “locale” di Genova, con la ‘ndrangheta calabrese nonché la verosimile operatività del gruppo nell’appoggio ai latitanti. Nel gennaio 2010 Garcea avrebbe inoltre partecipato ad una riunione a Bordighera per il conferimento delle “doti” a nuovi ‘ndranghetisti e poi ad altre affiliazioni con Domenico Gangemi, ritenuto il reggente della ‘ndrangheta in Liguria. [Continua]

Domenico Bonavota

A riprova del ruolo esercitato da Garcea, la Dda non aveva trascurato poi i suoi rapporti con Antonio e Raffaele Serratore, due soggetti originari di Sant’Onofrio. Gli inquirenti non mancavano, fra l’altro, di annotare come “Serratore effettuava periodiche visite in carcere a Patania Antonio” per poi incontrarsi proprio con Onofrio Garcea. Di Onofrio Garcea si parla pure nell’inchiesta “Crimine”, scattata il 13 luglio 2010 ad opera delle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria e Milano. Il boss di Siderno, Peppe Commisso, ritenuto al vertice dell’intera ‘ndrangheta, nelle intercettazioni indica infatti Onofrio Garcea come “suo amico e punto di riferimento in Liguria”.   

Le rivelazioni di Mantella su Onofrio Garcea

Andrea Mantella

Da ultimo è stato il collaboratore di giustizia di Vibo Valentia, Andrea Mantella, che nell’inchiesta denominata “Carminius” ha parlato di Onofrio Garcea, raccontando che sarebbe stato proprio quest’ultimo a rifornire di stupefacenti i Bonavota e gli Arone facendo giungere lo stupefacente al porto di GenovaSo che Pasquale Bonavota, Onofrio Garcea e Turi Arone si rifornivano fra Genova, Torino e Roma. Onofrio Garcea insieme agli Arone ha sostenuto i Bonavota durante la guerra di mafia. A Torino – ha dichiarato Mantella – ci sono delle società finanziarie che prestano denaro e sono di Garcea, Arone e Bonavota. La droga – aveva proseguito il collaboratore di giustizia – veniva scaricata nel porto di Genova e poi Onofrio Garcea riforniva le varie famiglie. Parlo di una cosa che toccai con mano – ha aggiunto Mantella – nell’estate del 2009 quando ebbi contatti con Onofrio Garcea che all’epoca aveva molta roba da vendere. C’era stato a monte il finanziamento di varie famiglie”.

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