Violazione della sorveglianza: arrestato il boss di Tropea Antonio La Rosa

E’ stato sorpreso dai carabinieri in compagnia di pregiudicati. Aveva riacquistato la libertà nel settembre scorso

E’ stato sorpreso dai carabinieri in compagnia di pregiudicati. Aveva riacquistato la libertà nel settembre scorso

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E’ stato sorpreso dai carabinieri a Tropea, vicino alla biblioteca, in compagnia di pregiudicati e per questo arrestato. Il boss Antonio La Rosa, 55 anni, alias “Ciondolino”, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di residenza, in forza di tale status non avrebbe infatti potuto accompagnarsi a soggetti con precedenti penali. In attesa delle determinazioni della magistratura di Vibo Valentia, Antonio La Rosa – difeso dall’avvocato Francesco Stilo – è stato posto agli arresti domiciliari. 

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Il boss di Tropea aveva riacquistato la libertà il 6 settembre scorso quando la Corte d’Appello di Catanzaro aveva accolto un’istanza del suo avvocato con la quale erano stati revocati gli arresti domiciliari. 

Pur non essendo decorsi i termini massimi di custodia cautelare per l’operazione antimafia “Peter Pan” che lo vede coinvolto, i giudici avevano ritenuto attenuate le esigenze cautelari alla luce della durata della misura cautelare già patita e dell’esito del giudizio della Cassazione che il 27 aprile scorso ha confermato la responsabilità di Antonio La Rosa per il reato di tentata estorsione (condannato a 6 anni), ma ha annullato con rinvio limitatamente alle contestate aggravanti nel reato.

La sentenza di condanna in secondo grado era stata emessa per Tonino La Rosa (e per i fratelli Pasquale e Francesco, oltre che per i cugini Salvatore e Francesco cl. ’74) il 30 giugno 2015 dalla Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi. Il 27 aprile scorso, quindi, l’annullamento con rinvio per il solo Antonio La Rosa limitatamente alle sole contestate aggravanti nel reato di tentata estorsione.

Le inchieste “Peter Pan” e “Rocca Nettuno” hanno permesso di ricostruire l’operatività di uno dei clan più temuti del Vibonese, con Antonio La Rosa che, unitamente ai fratelli Francesco (alias “U Bimbu”) e Pasquale avrebbe operato su Tropea-paese monopolizzando il settore dei lavori pubblici e controllando nella principale località turistica della provincia di Vibo Valentia e della Calabria ogni attività illecita. 

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