Malagiustizia: nessuna estorsione, archiviata la posizione dell’avvocato Talarico

Nella primavera del 2015 il noto legale vibonese era stato raggiunto da un avviso di garanzia. Le accuse si sono rivelate del tutto infondate

Nella primavera del 2015 il noto legale vibonese era stato raggiunto da un avviso di garanzia. Le accuse si sono rivelate del tutto infondate

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Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro – su richiesta del sostituto procuratore Saverio Vertuccio, del procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e del procuratore distrettuale antimafia Nicola Gratteri  – ha definito con decreto di archiviazione per infondatezza della notizia di reato il procedimento penale n. 736/2013 a carico dell’avvocato Marco Talarico. 

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Quest’ultimo, nella primavera del 2015, era stato destinatario da parte della Dda di Catanzaro di un’informazione di garanzia e contestuale avviso di conclusione delle indagini laddove si ipotizzava a suo carico il reato di estorsione e tentata estorsione, aggravato dal c.d. metodo mafioso, ai danni di tale Buttafuoco Nunzio.  

La notizia fece all’epoca molto clamore. Infatti l’avvocato Marco Talarico all’epoca dei fatti svolgeva importanti incarichi politici nell’ambito del Partito Democratico e anche di natura istituzionale ricoprendo la carica di capogruppo consiliare del Pd in seno al Consiglio comunale di Vibo Valentia. La pendenza di tale procedimento aveva determinato lo stesso ad astenersi dall’impegno politico ed istituzionale. 

L’avvocato Talarico da subito ha prodotto ampia documentazione che ha confutato l’ipotesi accusatoria, determinando un primo stralcio del procedimento a suo carico. Ora, a seguito dell’interrogatorio del medesimo, delle indagini difensive prodotte dal difensore – l’avvocato Franco Giampà del Foro di Lamezia Terme – e delle ulteriori indagini esperite da parte degli organi inquirenti si è giunti al provvedimento di archiviazione.

L’avvocato Marco Talarico ha espresso soddisfazione per l’esito del procedimento giudiziario, avendo sempre nutrito e manifestato fiducia e rispetto nell’operato della polizia giudiziaria e della magistratura.

“Era il 1 aprile 2015 allorquando la Squadra Mobile di Vibo – ricorda Talarico – mi notificava un’informazione di garanzia con contestuale avviso di conclusioni delle indagini preliminari.

Le ricadute dell’accusa, pur nella mia consapevolezza dell’estraneità ai grotteschi fatti denunciati, si facevano immediatamente sentire, particolarmente in una città come Vibo che, seppure non dotata di grande memoria, è abituata alla messa alla gogna ed al principio di colpevolezza.

Essendo allora capogruppo del Pd in seno al Consiglio comunale, pur con grande sofferenza, e benché dal partito non abbia avuto alcuna sollecitazione, prendevo l’inderogabile decisione di rinunciare alla candidatura alle amministrative del maggio 2015 e, per evitare ogni tipo di speculazione politica, nell’immediato mi autosospendevo dall’incarico di capogruppo in Consiglio comunale e di componente dell’assemblea regionale del Pd. 

Il giorno dopo la notifica mi recavo a Catanzaro chiedendo immediatamente di essere sentito dal pm titolare dell’indagine.

Era evidente anche alla sola lettura la genericità, l’assoluta indeterminatezza, la falsità e la calunniosità della accuse mossemi da Buttafuoco Nunzio da Maierato, che lamentava di non essere da me mai stato pagato per i lavori fatti ed anzi di averli fatti gratis proprio perchè minacciato da mafiosi. Potevo verificare, purtroppo, come tra la mia parola e quella del Buttafuoco, prevalesse la seconda e ciò anche in assenza di qualsivoglia riscontro minimo.

A nulla valeva la mia storia professionale, i miei impegni politici e nel sociale, le continue denunce per gravissime e reiterate minacce pervenutemi nei vari anni, sempre in relazione a battaglie politiche o per  aver patrocinato numerose cause quale patrono di parte civile. Tutto annullato! C’era il verbo del sig. Nunzio Buttafuoco costruttore di camini  e testimone di giustizia! 

Per la prima volta nella mia vita sono stato costretto a nominare un difensore che individuavo nel mio grande amico e valente avvocato Franco Giampà del Foro di Lamezia Terme ed infatti, finalmente dopo quasi due settimane dalla notifica venivo sottoposto al chiesto interrogatorio. In tale sede alle false accuse avevo modo di provare, tramite l’allegazione, i pagamenti effettuati con tre assegni, tutti regolarmente negoziati dallo smemorato Buttafuoco. L’importo che ho pagato al Buttafuoco era di euro 1.800,00 corrispondente al preventivo “stilato” dal Buttafuoco  e che da me veniva allegato nell’interrogatorio. 

Ma se non avessi trovato gli assegni, per fatti che erano accaduti nell’anno 2008, oppure se avessi pagato la somma in contanti cosa sarebbe successo? Sarei stato creduto?

Buttafuoco – spiega l’avvocato Talarico – è così credibile per gli inquirenti tanto che, pur essendo un soggetto sottoposto ad estorsioni ed usura, non ha meritato neppure il sequestro, e nemmeno l’acquisizione in copia, dei propri conti correnti al fine di verificare gli spostamenti monetari a favore di terze persone. Tale attività, ove compiuta avrebbe ab origine, nel mio caso avrebbe evidenziato immediatamente la presenza degli assegni sopra indicati e, pertanto, la mia innocenza e l’inconsistenza quanto falsità dell’accusa.

Gli effetti della indagine, personali, professionali, lavorativi, di immagine sono stati pesantissimi,  ma la sicurezza dell’assoluta mia innocenza, come anche l’affetto delle persone che mi conoscono, mi ha fatto superare – conclude Talarico – un periodo veramente difficile che è stato aggravato da soggetti che hanno approfittato della situazione per cercare, nonostante l’immediata evidenza dei fatti, di crearmi ulteriori danni. Ma questa è un’altra storia. Oggi Buttafuoco Nunzio sarà perseguito dalla giustizia penale – strano che nel caso di specie non sia partita in automatico una denuncia per calunnia dall’autorità preposta – a seguito della denuncia-querela da me sporta, come anche in sede civile ove Buttafuoco sarà convenuto in giudizio per i danni provocati”.