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I tre funzionari prefettizi che reggono le sorti del Comune usano toni inusuali e durissimi per lanciare un appello alla parte sana della città dopo il raid punitivo nei confronti del dirigente dell’Ufficio tecnico

Cronaca

 «Oggi per Tropea è il momento della scelta. È il tempo di non agevolare il marcio, che vuole rendere irrespirabile persino l'aria ed essere padrone delle nostre vite». 

Non è il politico di turno che parla, non sono chiacchiere pre-elettorali buone per ogni stagione. A pronunciare queste parole sono i commissari prefettizi che da qualche mese reggono le sorti del Comune di Tropea, Salvatore Fortuna, Giuseppe Di Martino ed Emilio Buda. Toni inusuali per dei viceprefetti (i primi due) e funzionari governativi abituati a comunicare solo con atti ufficiali, protocollati e numerati. Toni che rendono sino in fondo la gravità di quanto accaduto ieri sera, quando il dirigente dell’Ufficio tecnico, Vincenzo Giannini, è stato violentemente picchiato da due sconosciuti all’uscita dal Comune

«Due "coraggiosi" sgherri armati di bastone - scrivono in una nota i commissari - hanno aggredito all'uscita del municipio l'architetto Giannini. Hanno aspettato che fosse solo e lo hanno colpito ripetutamente, rendendo necessarie per le cure un ricovero in ospedale. Questa non è stata la prima intimidazione, ma addirittura la terza, certamente la più grave. Il tutto si inserisce in un contesto di altri avvenimenti opachi: danneggiamenti, furti di materiale comunale, difficoltà continue, apparentemente inspiegabili, nell'effettuare la normale attività amministrativa».

Sin qui il racconto di quanto avvenuto. Ma poi la nota dei commissari assume la dimensione di un vero e proprio appello alla parte sana della città, affinché si mostri e lotti insieme a chi vuole imporre trasparenza e legalità.

«È il momento di una riflessione profonda - continuano -. Sentiamo importante che vi sia una risposta non timorosa della popolazione di Tropea a questi avvenimenti, che rivelano quanto grave sia stata la situazione sinora esistente, quanta tolleranza abbia avuto l'illegalità anche da parte dalla comunità tropeana, che ha fatto crescere questo "bubbone" in una terra meravigliosa, dove vivono persone meravigliose. Quando ci siamo insediati dicemmo che Tropea era a un bivio. Oggi bisogna scegliere da che parte stare: scegliere coloro che vogliono essere padroni di Tropea e delle nostre vite, diventando meno liberi ogni giorno di più, oppure scegliere di stare dalla parte di chi vuole rendere, con grandissima difficoltà e talvolta poca comprensione, sempre più normale questa meravigliosa cittadina».

Una presa di posizione netta, dunque, che non viene relegata nell’implicita e silente difesa della legalità che il ruolo dei commissari prefettizi ovviamente comporta, ma che viene espressa chiaramente, senza parole di circostanza, con l’intento di scuotere le coscienze dall’assuefazione che questi fatti spesso generano nei cittadini. Come dire, se parliamo così è perché la misura è davvero colma.

Sull’aggressione del dirigente comunale (ora sotto scorta su disposizione del prefetto), è intervenuta anche la parlamentare Cinquestelle, Dalila Nesci. «La vicenda - ha detto Nesci - conferma la situazione molto difficile in cui versa il Comune di Tropea, città di cui sono originaria. Mi appello anche ai miei concittadini: insieme esprimiamo il nostro convinto dissenso per l’accaduto e il bisogno, irrinunciabile, che a Tropea si viva senza più paure e condizionamenti».

 

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Lacnews24.it
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