Nicola Arcella, i messaggi scritti prima di morire: ma non fu lui a leggere le risposte

Il giallo della morte dell’attivista comunista, sulla quale pende una richiesta d’archiviazione delle indagini. La preoccupazione per le attenzioni dei carabinieri sul Comune e i suoi tormenti tracciati da Whattsup
Il giallo della morte dell’attivista comunista, sulla quale pende una richiesta d’archiviazione delle indagini. La preoccupazione per le attenzioni dei carabinieri sul Comune e i suoi tormenti tracciati da Whattsup
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La scrivania di Nicola Arcella all'Ufficio tributi del Comune di Stefanaconi

Chissà perché gli serviva la ricevuta per l’acquisto di quei nove litri carburante che, pochi minuti dopo, si sarebbe versato addosso, dandosi fuoco, infliggendosi sofferenze così immani prima di morire. Una ricevuta espressamente richiesta all’addetto della Q8. Attorno alla morte di Nicola Arcella, attivista comunista spirato il 24 novembre del 2019 al Sant’Eugenio di Roma, a causa delle devastanti ustioni subite il giorno prima, al cimitero di Stefanaconi, ne affiorano diverse di strane circostanze. Alcune di queste vengono cristallizzate dall’inchiesta, a carico di ignoti, che la Procura di Vibo Valentia ha chiesto al gip venga archiviata e che la moglie della vittima, Anna Maria Rosano, chiede invece prosegua.

Il 12 novembre 2019

Nicola Arcella, sempre impegnato per i diritti altrui

Precario storico all’Ufficio Tributi del Municipio di Stefanaconi, del quale era stato in passato anche vicesindaco, Nicola fu risucchiato in un limbo di disperazione – in parte descritto nella lettera d’addio ritrovata dai suoi familiari, in parte nella sua agenda personale e nelle chat con gli amministratori locali –  quando, dal 12 novembre, quindi undici giorni prima della tragedia consumatasi al cimitero, fu convocato dai carabinieri della Stazione di Sant’Onofrio per consegnare una serie, corposa, di fascicoli. I carabinieri monitoravano da tempo gli atti del Comune di Stefanaconi e Nicola – persona integerrima, lavoratore infaticabile – si sentiva particolarmente sotto pressione, in ragione, appunto, del clima di pesante sospetto che avvertiva sul suo ufficio da parte degli organi inquirenti. Ne parlerà, diffusamente e dettagliatamente, il sindaco e presidente della Provincia Salvatore Solano, interrogato dal pm titolare del fascicolo sulla morte di Nicola Arcella, Filomena Aliberti.

L’autolavaggio e la tabaccheria

Il feretro di Arcella nella camera ardente allestita al Comune di Stefanaconi, dove lavorava da precario

Prima di leggere le parole di Solano, però, è bene contestualizzare, tornando indietro di un paio di mesi. Siamo tra settembre e ottobre. Nicola viene chiamato a definire due pratiche che diventano cruciali in tutta questa vicenda, quella di un autolavaggio e quella di una tabaccheria. Per quanto attiene la prima, il titolare aveva presentato una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) con l’intenzione di continuare un precedente esercizio. Era in attesa, l’autolavaggista, della regolare nuova licenza, ma con la sola Scia diede comunque prosecuzione all’attività esistente. I carabinieri, quindi, intervennero e sequestrarono l’autolavaggio perché privo di autorizzazione. Quanto alla tabaccheria, invece, Nicola aveva pressoché terminato l’istruttoria, quando l’allora comandante della Stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio si presentò in Comune per ricevere da lui copia dell’intero fascicolo. In sostanza la tabaccheria doveva perfezionare i documenti per essere autorizzata alla vendita di alcolici.

Il sindaco dal pm

Il pm Filomena Aliberti ed il comandante dell’aliquota di Pg della Procura di Vibo Valentia Massimiliano Staglianò, che hanno curato le indagini sulla morte di Nicola Arcella

Racconta, quindi, il sindaco Solano al pubblico ministero: «Da questo episodio, i carabinieri, nella persona del comandante, chiamavano Arcella a presentarsi in caserma più volte. Per quello che mi riferiva Arcella – è sempre il sindaco a parlare – il comandante lo aveva intimorito poiché gli aveva riferito che vi era una indagine in corso. Nicola a seguito di ciò era molto turbato, al punto da convincersi che uno dei documenti che aveva istruito e sul quale era apposta anche la mia firma, non era stato inoltrato al commercialista dell’esercente e che questo potesse portarci gravi conseguenze».

«Era completamente cambiato»

Il sindaco di Stefanaconi e presidente della Provincia di Vibo Valentia Salvatore Solano, tra le persone informate sui fatti

Ora, per capire bene, forse bisogna descrivere la personalità di Nicola Arcella: un uomo onesto, altruista, responsabile, uno di quelli cresciuti col mito di Che Guevara, che fischiettava l’Internazionale e che partecipava con convinzione a convegni e marce antimafia. Uno che il solo spettro di un’indagine giudiziaria che potesse colpire altri prima che se stesso, eventualmente anche per una banale dimenticanza, fosse stata pure quella di un documento non inoltrato ad un commercialista, l’avrebbe vissuto come un dramma. Racconta il sindaco, a verbale: «Nicola è completamente cambiato dall’ultima volta che è andato dai carabinieri. In particolare sempre il comandante, per come mi aveva riferito Nicola, lo aveva pressato moltissimo facendogli temere per lui stesso. Il suo rimorso più grande – è sempre Solano a parlare – era proprio nei miei confronti perché, sapendo che c’era una indagine in corso, aveva paura che ciò avrebbe potuto crearmi gravi conseguenze dal punto di vista penale». Ma Nicola – spiega ancora il sindaco di Stefanaconi sentito dal pm Aliberti – era «molto preoccupato per la tabaccheria, temendo che la stessa potesse essere sequestrata per via delle indagini in corso».

«Staglianò subì un malore»

Il Comune di Stefanaconi

A sentire il sindaco, pare, quindi, ci fosse parecchia apprensione negli uffici comunali di Stefanaconi quando l’allora comandante della Stazione carabinieri di Sant’Onofrio giungeva per ragioni di servizio. «Durante il mio mandato di sindaco di Stefanaconi, ho appreso che egli, quando si presentava negli uffici comunali, assumeva nei confronti dei dipendenti un atteggiamento inquisitorio», dice il sindaco Solano, che poi aggiunge un particolare significativo, che riguarda proprio il dirigente dell’Ufficio Tributi andato in pensione e dal quale Nicola Arcella ereditò molte pratiche: «Saverio Staglianò, a seguito di alcuni accertamenti fatti dal predetto comandante presso il Comune, a causa delle pressioni subite – racconta il primo cittadino di Stefanaconi sempre a verbale – ebbe un malore per cui si recò in ospedale».

Le 8:30 del 23 novembre 2019

E Nicola? Una preoccupazione che, nei giorni successivi, diviene «angoscia» e che lo induce ad esternarla drammaticamente in alcuni messaggi Whattsup. Per quelle pratiche, soprattutto per la tabaccheria, perde letteralmente il sonno. In un clima di paura crescente, si arriva alla mattina del 23 novembre. Alle 8:30 si presenta al distributore Q8. Ha con sé una tanica appena acquistata. Il benzinaio – sentito a verbale dagli inquirenti – spiega di aver notato perfino il talloncino del prezzo ancora attaccato. Nicola chiede nove litri di carburante e sollecita affinché gli sia consegnata la ricevuta, con l’indicazione esatta di quanto prelevato.

Gli ultimi messaggi

Il luogo, all’interno del cimitero di Stefanaconi, in cui Nicola Arcella fu soccorso

C’è un buco temporale fino alle 9:14 quando invia un messaggio al sindaco: «Dopo una notte insonne, un altro giorno di tormento, capisco sempre di più lo sbaglio commesso – scrive –. Perdonami, ho fatto sbagliare anche te con quella lettera, ero convinto di aver mandato la nostra richiesta di rettifica anche all’Asp e la vecchia registrazione da correggere, non l’ho fatto perché mi sono confuso ed ho sbagliato, facendo firmare a te l’invio di una registrazione che non avevamo. La ditta, credendo alla mia comunicazione, pensava di poter vendere alcolici. Di tutto ciò mi assumo la responsabilità. Ho sbagliato io e devo pagare. Ho bisogno di pace, scusami». Un minuto dopo, alle 9:15, Nicola scrive invece al vicensindaco Fortunato Cugliari: «Per il casino dell’autolavaggio io ho istruito la pratica, eventuali errori li ho commessi io, Cugliari e nessun altro c’entrano». Cugliari risponde alle 9:20: «Buongiorno Nicola, scusa, ma a chi l’hai mandato questo messaggio… Quando si sbaglia sbagliamo tutti». Il sindaco risponde invece alle 9:35, con toni rassicuranti: «Nicola devi stare tranquillo – scrive Solano – perché la situazione non è insanabile, ho avuto abbastanza rassicurazioni che la questione non pregiudica nulla! Tutti possiamo sbagliarci o dimenticare qualcosa… Stai tranquillo perché sei sempre stato nel tuo lavoro preciso e puntuale… Quindi devi stare solo tranquillo… I problemi sicuramente non sono questi… Esci da questa convinzione e non serve giustificarti! Rilassati e goditi questo fine settimana».

La chiamata al 112

Il cellulare di Nicola Arcella non è mai stato sottoposto a perizia. Non c’è certezza, anzi è improbabile, che abbia visualizzato lui la risposta del vicesindaco Cugliari, né che lo stesso messaggio indirizzato al vicesindaco sia stato o meno inviato anche ad altri. Certamente Nicola non ha mai letto il messaggio del sindaco, quello delle 9:35, visualizzato, in seguito, probabilmente dagli inquirenti. Perché alle 9:24:50 – ovvero dieci minuti dopo l’ultimo messaggio di Nicola e undici minuti prima della risposta del sindaco Solano – una donna chiama il 112: Nicola è straziato dalle fiamme nel cimitero di Stefanaconi.