L’associazione “Don Gnocchi - Voglia di Vivere” scrive al ministro per denunciare carenze e avvicendamenti che mettono a rischio la continuità didattica. Nelle ultime settimane le storie del bambino di San Calogero rimasto a casa e del piccolo di Filadelfia che ha già cambiato tre docenti
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La denuncia sulla mancata continuità degli insegnanti di sostegno arriva fino al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, mentre anche nel Vibonese le prime settimane dell’anno scolastico hanno fatto emergere casi di famiglie alle prese con cambi di docenti e richieste di continuità rimaste senza l’esito sperato.
A rivolgersi direttamente al ministro è Cosimo Limardo, vicepresidente e segretario nazionale del dipartimento Diversamente Abili di Unione Nazionale Italiana e presidente dell’associazione “Don Gnocchi - Voglia di Vivere”, insieme a Giuseppina Gaglianò, dirigente Disabilità e Femminile per la Calabria. Nella lettera viene denunciata quella che viene definita una situazione di «estrema gravità», legata alla carenza e alla continua sostituzione degli insegnanti di sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado.
L’appello al ministro: «Garantire la continuità»
Secondo Limardo, sono ancora «moltissimi bambini e ragazzi con disabilità» che rimangono senza docente specializzato oppure devono affrontare continui avvicendamenti. Il punto centrale della segnalazione è proprio la continuità didattica, considerata determinante non soltanto per l’apprendimento ma anche per la stabilità e il benessere degli alunni che instaurano con gli insegnanti rapporti di fiducia.
Una problematica che, viene sottolineato nella lettera, non riguarda soltanto la Calabria ma l’intero territorio nazionale. La richiesta rivolta al ministro è quella di intervenire affinché alle famiglie venga concretamente riconosciuta la possibilità di chiedere la conferma del docente dell’anno precedente, soprattutto quando si tratta di bambini con disturbi dello spettro autistico o altre disabilità complesse, per salvaguardare «l’affettività e la stabilità del percorso educativo».
Un appello che nel Vibonese trova riscontro in due vicende emerse nel giro di pochi giorni e raccontate dal nostro giornale.
Il caso di Giuseppe a San Calogero
Il primo riguarda Giuseppe, 10 anni, bambino autistico di San Calogero, che a fine settembre non aveva ancora iniziato il nuovo anno scolastico. La famiglia aveva infatti deciso di non mandarlo a scuola dopo la mancata conferma dell’insegnante di sostegno che lo aveva seguito durante l’anno precedente.
Il docente era stato trasferito in un’altra sede nonostante la famiglia avesse presentato una richiesta di continuità didattica, sottoscritta anche dallo stesso insegnante. Il padre Domenico aveva quindi intrapreso una battaglia rivolgendosi alla scuola, agli uffici scolastici e anche a un legale. «Mio figlio non è un numero», aveva denunciato, spiegando che proprio grazie al rapporto instaurato con quel docente Giuseppe aveva compiuto progressi importanti, anche nella capacità di stare insieme agli altri e affrontare con maggiore serenità situazioni della vita quotidiana.
Una vicenda divenuta anche una protesta pubblica: davanti alla scuola era comparso il messaggio «L’inclusione è un diritto, non è un favore», mentre il banco del bambino era rimasto vuoto.
Francesco e tre insegnanti in poche settimane a Filadelfia
A distanza di pochi giorni è arrivata poi la storia di Francesco, 5 anni, di Filadelfia, affetto da disturbo dello spettro autistico di livello 3 e non verbale. Dall’inizio dell’anno scolastico il bambino si è già ritrovato con tre diversi insegnanti di sostegno, dopo che la docente che lo aveva seguito precedentemente era stata sostituita in conseguenza degli scorrimenti delle graduatorie.
Anche in questo caso la famiglia aveva presentato domanda per la continuità didattica. La mamma Annamaria aveva raccontato al Vibonese la propria preoccupazione per i continui cambiamenti, sottolineando come Francesco avesse ottenuto importanti progressi grazie al lavoro svolto con l’insegnante e con le terapiste Aba.
Il timore della famiglia è che il susseguirsi di nuove figure di riferimento possa generare nel bambino confusione e nervosismo, rendendo più complicato il percorso di acquisizione delle nuove competenze e anche il futuro passaggio alla scuola elementare.
Due storie che riportano al problema nazionale
Due situazioni diverse, ma accomunate dallo stesso nodo: il valore della continuità nel rapporto tra docente di sostegno e alunno, soprattutto quando il percorso costruito nel tempo produce risultati e crea punti di riferimento importanti.
Ed è esattamente su questo aspetto che insiste la lettera inviata a Valditara. Limardo chiede al ministro «un impegno concreto e tempestivo» e un «segnale di apertura» per affrontare quella che definisce un’emergenza che ogni anno costringe molte famiglie a una nuova battaglia per vedere garantiti il sostegno e un monte ore adeguato alle necessità dei propri figli.



