Il difensore opta allora per un processo con rito abbreviato ma non è fornito di procura speciale da parte del proprio assistito. Udienza quindi rinviata a giovedì prossimo
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Rigettata dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Luca Bertola, la richiesta di patteggiamento avanzata dalla difesa dell’ex sindaco di Cessaniti, Francesco Mazzeo, chiamato a rispondere dei reati di calunnia aggravata, sostituzione di persona, diffamazione, violazione di sigilli, violazione della pubblica custodia di cose. Accusa (rappresentata in aula dal pm Eugenia Belmonte) e difesa (rappresentata dall’avvocato Antonello Fuscà) avevano concordato per patteggiare una condanna nei confronti di Mazzeo pari a 2 anni. Una pena ritenuta però troppo esigua dal giudice, anche alla luce delle aggravanti contestate nel reato di calunnia. Da qui il rigetto del patteggiamento e la scelta della difesa di Francesco Mazzeo di chiedere un processo con rito abbreviato che consente uno sconto di pena pari ad un terzo in caso di condanna. Mancando però la procura speciale dell’imputato nei confronti del difensore per la delega alla richiesta del rito abbreviato (che deve essere sottoscritta dall'imputato e autenticata dal difensore), il giudice ha rinviato il processo all’udienza del 16 aprile prossimo. La richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’ex sindaco di Cessaniti era stata avanzata dal pm, Filomena Aliberti, il 25 febbraio 2025.
Francesco Mazzeo, dimissionario il 18 agosto 2023 a seguito di due articoli della nostra testata che davano conto delle risultanze investigative della Dda di Catanzaro sulla sua amministrazione per come contenute nell’inchiesta Maestrale-Carthago, è stato oggetto di indagini da parte dei carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia (Norm), intenzionati a fare luce su numerosi esposti anonimi che non hanno risparmiato nessuno: sacerdoti, rappresentanti delle istituzioni, avvocati, politici e cittadini. I capi d’imputazione elevati dalla Procura di Vibo nei confronti di Francesco Mazzeo sono ben 12, mentre le parti offese individuate dal pm sono ben 28 che oggi si sono tutte costituite parti civili.
Calunnie e sostituzioni di persona
Oltre alle calunnie rivolte nei confronti dell’allora commissario prefettizio del Comune di Cessaniti, Sergio Raiomondo, delle segretarie comunali Elisabetta Bilotta e Aurora Schiavello, Francesco Mazzeo è chiamato a rispondere pure del reato di sostituzione di persona in quanto avrebbe illegittimamente sostituito la propria persona con quella dell’attuale vicesindaco del Comune di Filogaso, Daniele Rachieli (anche lui, quindi, parte offesa), per spedire a mezzo posta alla responsabile “Risorse Umane” dell’Asp di Vibo Alessandra Manasia (pure lei parte offesa) un esposto in cui ascriveva in capo a Rocco Gallucci (ex assessore di Cessaniti nella giunta dello stesso Mazzeo), al consigliere regionale Antonio Scalzo ed alla stessa Manasia responsabilità penali (inesistenti) in ordine ad un concorso per assistente amministrativo indetto dall’Asp e per il quale, secondo Mazzeo spacciatosi per il vicesindaco di Filogaso, si voleva favorire il Gallucci. Anche Gallucci, Manasia e Scalzo figurano tra le parti offese.
I sacerdoti nel mirino
Il 18 dicembre 2023 l’ex sindaco Francesco Mazzeo avrebbe invece sostituito illegittimamente la propria persona con quella di Agata Mazzitelli (presidente dell’associazione Panta Rei) per redigere e spedire in Prefettura un esposto in cui segnalava falsamente responsabilità penali nei confronti dell’allora commissario prefettizio Sergio Raimondo, del parroco di Pannaconi don Felice Palamara, e della presidente dell’associazione “Crisalide” Romina Candela accusandoli di aver stretto un accordo illecito per favorire la nomina di quest’ultima a presidente della Pro Loco di Cessaniti, “così da garantire la gestione esclusiva in favore di don Felice Palamara della somma pari a 2. 921,11 euro stanziata con il fondo destinato ai Comuni per le attività socio-educative a favore dei minori per l’anno 2023” e quindi accusandoli del reato di abuso d’ufficio pur sapendoli innocenti. Parti offese in questo caso sono Raimondo, Palamara e Candela.
Il 27 dicembre 2023 Francesco Mazzeo si sarebbe invece fatto passare per il parroco di Favelloni di Cessaniti, don Nicola Berardi (sostituendosi illegittimamente alla sua persona) per redigere e spedire a mezzo posta un esposto in Prefettura con lo scopo di accusare, ancora una volta falsamente, il commissario prefettizio Sergio Raimondo, il luogotenente dei carabinieri Salvatore Todaro (in servizio al Goc e già storico comandante della Stazione di Filandari) e l’imprenditore Francesco Pugliese (tutte per la Procura parti offese).
Le ulteriori accuse
Un esposto Mazzeo l’avrebbe spedito al vescovo di Mileto, monsignor Attilio Nostro, spacciandosi per Gaspare Stallone (persona offesa dal reato di sostituzione di persona) di Favelloni di Cessaniti. Altro esposto, indirizzato alla Curia di Mileto ed al Comando provinciale dei carabinieri di Vibo, l’ex sindaco avrebbe poi redatto e spedito servendosi del nominativo di Pasquale Vangeli di Favelloni di Cessaniti (pure lui persona offesa) per accusare il commissario Raimondo, don Palamara (definito “perfido” nel falso esposto) e don Berardi (definito “malvagio” nell’esposto attribuito a Mazzeo) di aver permesso il 6 gennaio 2024 l’organizzazione della “Notte della befana” asseritamente priva di autorizzazioni.
Nel gennaio e nell’aprile 2024, Francesco Mazzeo è poi accusato di aver ancora una volta calunniato l’allora commissario prefettizio Sergio Raimondo, le segretarie comunali Aurora Schiavello ed Elisabetta Bilotta, l’ingegnere Carmelo Callà (ufficio tecnico del Comune di Cessaniti), Rosaria Pulvirenti e Anna Maria Carè (tirocinanti presso il Comune di Cessaniti) e i carabinieri Giuseppe Mobrici e Raffaele Dati (tutte persone offese).
Altre due missive indirizzate alla Prefettura ed al Vescovado di Mileto sarebbero state spedite da Mazzeo – sostituendo la propria persona a quella dell’architetto Francesco Altieri di Favelloni di Cessaniti (anche lui parte offesa) – per accusare falsamente di legami con la ‘ndrangheta, e di volersi arricchire con le feste patronali, i sacerdoti Felice Palamara, Nicola Berardi, Francesco Pontoriero e Ivan Sorrentino (tutte persone offese).
Spacciandosi ancora falsamente per l’architetto Francesco Altieri, l’ex sindaco Mazzeo avrebbe inoltre preso di mira Pasquale Valenti di Cessaniti, il commissario Raimondo e l’ingegnere Carmelo Callà (tutte persone offese), mentre spacciandosi per Barbara Longo (parte offesa) avrebbe redatto e inviato due lettere in Prefettura ed alla Curia di Mileto offendendo don Felice Palamara e il commissario Sergio Raimondo.
In un altro caso, Francesco Mazzeo avrebbe sostituito illecitamente la sua persona a quella dell’ignaro avvocato Emanuele Guzzo al fine di spedire un esposto alla Diocesi di Mileto, alla Guardia di Finanza ed alla Prefettura per accusare falsamente don Felice Palamara e Sergio Raimondo di aver organizzato delle manifestazioni sportive presso il campo di calcio dell’istituto comprensivo di Cessaniti. Guzzo, Palamara e Raimondo figurano tra le parti lese.
Da ricordare, infine, che a Francesco Mazzeo viene contestato anche il reato di violazione della pubblica custodia di cose e violazione di sigilli in quanto all’atto del sequestro del telefonino sarebbe riuscito ad accedere da remoto al proprio cellulare cancellando i dati contenuti nello smartphone al fine di eludere le indagini sul suo conto.

