«È una bellissima idea, un valore aggiunto anche per la gente del posto. Piuttosto che avere un’area degradata si fa qualcosa di utile». Le parole di un residente cariche di aspettativa, mentre osserva il grande spiazzo recintato alla meglio che da decenni rappresenta una ferita aperta per la comunità«Ma davvero pensa che questo progetto si farà? Io credo proprio di no...», dice disilluso un altro cittadino.

Siamo sul litorale di Vibo Marina dove un tempo sorgeva l’ex deposito costiero Basalti & Bitumi, oggi uno dei luoghi simbolo del degrado industriale della costa vibonese. 

All’interno dell’area sono ancora visibili le basi in cemento di due grandi cisterne. Sui muri resistono scritte ormai sbiadite che raccontano un’altra epoca: “Entrare adagio”, “Vietato fumare”, l’obbligo di indossare i dispositivi di protezione individuale. Segnali di un’attività produttiva cessata da tempo, ma mai realmente cancellata dal paesaggio.

Il piazzale ospita materiale ferroso, rifiuti sparsi, bottiglie di vetro e plastica. A colpire maggiormente è una condotta arrugginita, in disuso, che termina direttamente sulla spiaggia.

Un luogo simbolo del degrado industriale che, secondo i piani dell'amministrazione Romeo, dovrebbe trasformarsi in un grande acquario da 8 milioni di euro.

«Potrebbe essere una buona idea, una buona attrazione turistica, sempre che si riesca a realizzarlo», ci dice Maria. Sua figlia quasi non ci crede: «Sorgerà un acquario a Vibo Marina? E dove?».

C'è chi vede nell'opera una leva per il riscatto sociale ed economico: «Sono favorevole – incalza un altro passante – perché secondo me può essere un modo per cambiare il paese». Ma c'è anche chi guarda alle emergenze quotidiane: «Si potrebbe fare di meglio: le strade, i condotti fognari, le acque pluviali. Ogni volta che piove qui si allaga tutto», sottolinea un cittadino, sollevando dubbi anche sulla viabilità: «Speriamo che attragga e che non crei più traffico in quella zona. Qui c'è ancora l'incubo della Meridionale Petroli, staremo a vedere...»

Facile addentrarci in quello che oggi è l'ex deposito. Se dalla parte della strada i cancelli sono chiusi con lucchetto, dal lato mare la situazione è diversa. Una porzione di rete che circonda il fabbricato è completamente divelta. L'accesso è libero a chiunque, anche ai bambini.

L'insediamento, attivo dal 1964, è stato dismesso nel 2006. A decretarne la fine fu l’alluvione del 3 luglio di quell’anno. Da allora sono passati quasi vent’anni senza che si sia concretizzato alcun intervento di recupero urbanistico.

Nel 2022, la precedente amministrazione aveva immaginato un Museo dell’Agroalimentare, un progetto rimasto sulla carta. Oggi la rotta cambia. Con una delibera di Giunta del 22 gennaio 2026, l'amministrazione guidata dal sindaco Romeo ha virato decisamente verso la realizzazione di un acquario. I fondi ci sono: 7.980.520 euro provenienti dal Cis Calabria (Contratto Istituzionale di Sviluppo) nell'ambito del progetto "Svelare Bellezza". L'obiettivo dichiarato è creare un polo di attrattiva turistica che funga da "patrimonio di biodiversità". Un salto di qualità ambizioso: trasformare un monumento al degrado industriale in un tempio della natura marina.