La sospensione della serie è diventata un caso mediatico per la necessità di proteggere il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso. La diatriba sulla liberatoria ha fermato tutto: si lavora per riportare la docuserie sulla piattaforma
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Il caso della rimozione dalla piattaforma Disney+ della docuserie “World Wide Mafia, ‘Ndrangheta”, scritta e diretta da Jacques Charmelot, è esploso sui media.
C’è chi la butta sul giallo arrivando addirittura a chiedersi «a qualcuno ha dato fastidio la docuserie?». Certamente, come raccontato in questi giorni, ha dato fastidio al collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso il quale, dopo essersi rivisto nelle quattro puntate mandate in onda il 20 maggio, ha lamentato scarsa attenzione, in fase di post produzione, sul travisamento del suo volto e del suo corpo, e sulla mancata alterazione del timbro vocale.
Il collaboratore tramite il proprio avvocato, Antonia Nicolini, ha cercato una mediazione con la casa di produzione Ibc Movie e con la Disney perché il problema venisse al più presto risolto, visto che di mezzo c’era la propria incolumità e la nuova identità con la quale vive per proteggersi dalle ritorsioni di quelle cosche che con le sue dichiarazioni ha accusato, compresa la propria famiglia, il potente clan dei Mancuso.
La revoca della liberatoria
Non avendo raggiunto nessun risultato, Mancuso ha revocato la liberatoria e la serie è stata rimossa dalla piattaforma il 4 giugno scorso.
La stessa Disney, contattata la LaC News24 sulle ragioni della rimozione ha dato la medesima risposta rilasciata a La Stampa: «World Wide Mafia: 'Ndrangheta non è attualmente disponibile. Il team di produzione sta attualmente esaminando alcuni aspetti della post-produzione». Giallo? Sembrerebbe di no. Chi avrebbe interesse a camuffare da giallo una diatriba che sta andando avanti da settimane con tanto di diffide?
Chi avrebbe interesse a far rimuovere una docuserie sul maxi processo Rinascita Scott andata prima in classifica nel giro di pochi giorni dalla messa in onda?
Giallo?
Secondo il principio del rasoio di Occam la soluzione più semplice è sovente quella corretta. In questo caso non c’è da fare che pochi passaggi logici anche perché esiste un carteggio chiaro e cronologicamente collocabile tra l’avvocato Nicolini e la Ibc Movie. E in una di queste comunicazioni la Ibc Movie riferisce al legale di essersi attivata per evitare di ledere l’incolumità di Mancuso, di aver chiesto a Disney l’immediata sospensione della docuserie e che questa è stata rimossa a partire dal 4 giugno. Giallo?
La diatriba
La diatriba, da quanto si apprende, si sta concentrando, in questi giorni, nel tentativo da parte dei produttori di trovare un accordo per riavere la liberatoria da parte di Mancuso, il quale, dal canto suo, cerca garanzie che la sua immagine venga pixellata in modo da non renderlo riconoscibile e la sua voce venga camuffata a dovere.
Da una parte la Ibc Movie ritiene di aver ricevuto una ampia liberatoria da parte del collaboratore e che il suo legale era anche presente nel corso delle riprese. Dall’altro lato Nicolini sostiene di non essere stata presente in fase di post produzione e che il perno delle ragioni del collaboratore ruota intorno alla liberatoria del Servizio centrale di protezione il quale ha acconsentito all’intervista a Mancuso a patto che venissero «assicurate le condizioni di sicurezza». Sicurezza che, secondo Mancuso e il proprio legale, non è stata garantita, alla luce di un blando lavoro di camuffamento del volto e della totale riconoscibilità della voce. Un botta e risposta che non sembra essere ancora giunto a una tregua.
Il caso della rimozione della serie “World Wide Mafia, ‘Ndrangheta” non è banale perché qui si parla di contratti e cifre a parecchi zeri. E proprio per questa ragione è tanta la prudenza a esporsi da parte dei protagonisti di questa vicenda. Il vero giallo è: chi ha combinato il pasticcio?


