I riti della Settimana Santa a Vibo: «Incontro tra religione e pietà popolare»

Il tema è stato oggetto di approfondimento al Centro di aggregazione sociale alla presenza, tra gli altri, di monsignor Filippo Ramondino e Francesco Colelli, rettore e priore dell’Arciconfraternita del Rosario

Il tema è stato oggetto di approfondimento al Centro di aggregazione sociale alla presenza, tra gli altri, di monsignor Filippo Ramondino e Francesco Colelli, rettore e priore dell’Arciconfraternita del Rosario

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La statua della "Desolata" in processione a Vibo
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«I riti della Pasqua nascono dalla pietà religiosa popolare, prima ancora di diventare dei momenti fondamentali della vita della Chiesa cattolica, in particolare nelle regioni del Sud. Così accade anche per le processioni e rappresentazioni della Settimana Santa a Vibo Valentia, le cui origini risalgono al medioevo e che sono state tramandate di padre in figlio grazie all’impegno delle arciconfraternite». Questo in estrema sintesi quanto è emerso dal racconto storico fatto da monsignor Filippo Ramondino e da Francesco Colelli, rispettivamente rettore e priore della Arciconfraternita Maria Ss. del Rosario e San Giovanni Battista di Vibo, in un incontro sul tema tenutosi al Centro di aggregazione sociale “Solidarietà ed Amicizia” di Vibo Valentia, voluto dalla presidente Donatella Fazio e coordinato dal giornalista Michele La Rocca, alla presenza dell’assessore Silvia Riga e del presidente della Commissione Politiche sociali del Comune, Elisa Fatelli.

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Come ha sottolineato lo studioso, nonché vicepresidente del Cas e di ViboInsieme, Manuel Zinnà, «l’antica Monteleone vantava molti di questi riti anche i periodi diversi dalla settimana pasquale, dalla grande festa del patrono che si svolgeva in estate e durava una settimana alle tante processioni che coinvolgevano la città nel corso dell’anno». Dal canto suo monsignor Ramondino ha spiegato che «d’altra parte l’antica città di Vibo Valentia era sede di ben dodici conventi e monasteri che rappresentavano tutti gli ordini presenti, ed una trentina di chiese. Fino all’inizio del Novecento si tenevano in città ben quattro processioni dell’Addolorata, soltanto un decreto vescovile mise fine a questa moltiplicazione, lasciando spazio alla sola processione notturna della “Desolata” che parte il Venerdì Santo dalla chiesa di San Giuseppe». I più antichi riti della pietà popolare vibonese sono l’Affruntata e la Processione delle Vare. «E’ possibile pensare che risalgano a subito dopo il 1543, anno in cui fu fondata dai domenicani l’Arciconfraternita del Rosario – osserva ancora Ramondino – ma non abbiamo documenti storici che lo attestino. Di certo sia le statue attuali delle Vare che quelle della Affruntata sono state realizzate nei primi anni del settecento a tale scopo, per cui abbiamo almeno tre secoli di tradizione».

Il priore Francesco Colelli, a sua volta, si è soffermato sui «tanti e emozionanti momenti che precedono l’Affruntata. Quando si procede alla sistemazione del manto nero della Madonna, per coprire quello azzurro, – ha spiegato – in chiesa vige un silenzio surreale: da quell’esile filo di lino dipende la riuscita a meno della “svelazione”, cui si attribuiscono presagi favorevoli o meno. Se troppo resistente il filo potrebbe compromettere la “svelazione”, se troppo esile potrebbe cadere prima. La tensione è massima anche quando si preparano le statue delle Vare, la processione del venerdì». Infine, ancora don Ramondino, ha spiegato come fu scelto il luogo della “svelazione” della Madonna. «Agli inizi l’Affruntata si svolgeva sull’attuale corso Umberto, successivamente alla fusione dei due conventi di clausura, la rappresentazione sacra fu trasferita tra piazza Maio e l’antico corso vibonese, oggi Vittorio Emanuele III. Per consentire alle monache di clausura di potere assistere all’Affruntata, fu deciso che la “svelazione” avvenisse all’altezza della chiesa delle Clarisse, oggi sconsacrata».

A margine dell’incontro il presidente Donatella Fazio ha ricordato l’intensa programmazione del Centro di aggregazione sociale anche per il 2018, dopo le ben 62 iniziative del 2017. «Tra queste il corso di primo soccorso, lo screening del diabete, le passeggiate culturali, le gite sociali e l’intensificazione della collaborazione con le associazioni. I soci possono usufruire di due convezioni per il tempo libero una con il Cinema Moderno e l’altra con la piscina comunale». Ha ricordato, infine, «le raccolte alimentari già avviate in favore della Caritas, cui proprio nei giorni scorsi, tramite don Enzo Varone, sono stati consegnati prodotti alimentari per le 120 famiglie assistite. Nella crisi sociale e in quella dei valori – ha detto – dove ci sono persone che puntano all’individualismo sfrenato senza remore, il Centro di aggregazione vuole essere ancora un cuore pulsante di cultura, amicizia, solidarietà».

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