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Nel 2015, ancora liceale, vinse una borsa di studio dopo un’audizione di fronte a Mogol. Oggi il suo ultimo brano vanta migliaia di visualizzazioni sul web

Cultura

Antonio Il Grande ha un cognome pesante. Nomen omen direbbero gli antichi romani: un nome, un destino. Grande come il suo talento artistico, un’indole innata che coltiva per anni al conservatorio Torrefranca di Vibo Valentia. Tanti sacrifici, viaggi continui dalla sua città, Tropea, al capoluogo, ma l’amore per la musica è sconfinato. Antonio è un ragazzo curioso, si pone domande, cerca il perché delle cose, una fame di sapere che si concretizza nel suo moto artistico perpetuo e trova sfogo nella musica: scrive i testi, li arrangia, li fa ascoltare ad amici e familiari. Tanti complimenti e pacche sulle spalle, ma nessuna svolta, finché il destino non gli apre una porta inaspettata: si iscrive a un bando musicale curato da un certo Giulio Rapetti, in arte Mogol. «Non ricordavo neppure di aver partecipato – ci racconta - e, una volta arrivato all’audizione a Catanzaro, non avevo un pezzo pronto per pianoforte. Quindi ho deciso di improvvisare perché qualche giorno prima avevo scritto una canzone. La prima volta in cui ho cantato in pubblico è stato proprio di fronte a un pilastro della musica italiana come Mogol, che è rimasto molto contento». Il placet del grande paroliere gli vale una borsa di studio in Umbria, dove, a soli 17 anni, viene seguito per una settimana da esperti del settore. Un’esperienza che lo convince a intraprendere la strada che ha sempre sognato: «Inizialmente volevo far cantare i pezzi ad altri, ma poi ho sentito un impulso paterno che mi ha convinto a prendere in mano il microfono». Ma la vita di Antonio non è solo musica, un posto di primo piano lo occupa anche la scrittura: a 21 anni ha già all’attivo due romanzi che gli consegnano un discreto successo in un settore però schizofrenico e sempre più penalizzato. E poi gli studi in Lettere a Firenze, in un periodo difficile della sua vita a cui reagisce grazie alle note. Dopo i primi pezzi, infatti, arriva un brano che racconta ed esorcizza quei momenti. In pochi mesi sono migliaia le visualizzazioni su Youtube: «”L’uomo sulla spiaggia” nasce da una situazione non proprio fortunata: il mare ha distrutto lo stabilimento di famiglia su cui si fondava il nostro sostentamento, ma come spesso accade, dalle difficoltà si impara e in questo senso mi ha insegnato molto l’atteggiamento di mio padre e la sua reazione molto riflessiva. “L’uomo sulla spiaggia” vuole essere un po’ il monumento a questo grande uomo». E il futuro, anche se difficile, promette importanti novità: «Ho avuto modo di far ascoltare un mio inedito a Giuseppe Anastasi, l’autore di Arisa, che ha apprezzato molto. Comunque, al di là del giudizio degli esperti, cerco sempre di concentrarmi sul mio percorso personale, perché sono convinto che in questo settore sia fondamentale essere sinceri e trovare la forma adatta per comunicarlo. Poi il resto verrà da sé».

Lacnews24.it
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