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Sono sopravvissute per tre quarti di secolo all’azione dell’uomo e ancora se ne possono incontrare lungo la costa e in alcuni punti nevralgici del sistema viario calabrese, tracce indelebili della seconda guerra mondiale.

Cultura

Dopo l’invasione anglo-americana della Sicilia (operazione Usky luglio ’43) apparve subito chiaro che l’avanzata alleata si sarebbe sviluppata lungo la direttrice sud-nord, per cui gli alti comandi italo-tedeschi decisero la costruzione, specialmente lungo le coste, di una serie di fortificazioni con lo scopo di meglio organizzare la difesa del territorio nell’eventualità, molto probabile, di sbarchi, ma forse dimenticando che la guerra di posizione apparteneva alla prima guerra mondiale.

Il 3 settembre 1943 gli Alleati attraversarono lo Stretto (operazione Baytown) iniziando a risalire la penisola senza quasi incontrare resistenza in quanto le truppe tedesche si stavano ritirando velocemente in direzione di Salerno dove era previsto uno sbarco in grande stile che avrebbe avuto come obiettivo la liberazione di Roma. Le casematte, piccoli bunker in cemento armato del diametro di circa 20 metri e uno spessore minimo di 60 centimetri erano dotate di feritoie per garantire una copertura di fuoco che copriva una visuale di 360°.

Non furono, come erroneamente si crede, costruite dai tedeschi bensì progettate e realizzate dalla Regia Marina italiana in collaborazione con l’Esercito. Facilmente mimetizzabili agli attacchi aerei per la loro forma circolare, furono tutte costruite tra il luglio e settembre 1943. Nel territorio vibonese se ne possono incontrare ancora due in perfetto stato di conservazione: una posta sul litorale nei pressi di Bivona, mentre l’altra si trova presso il bivio aeroporto di Vibo (nella foto). Le previsioni degli alti comandi non risultarono infondate in quanto due delle azioni militari più importanti registrate in Calabria durante la seconda guerra mondiale si svolsero proprio nel territorio vibonese: lo sbarco alleato a Vibo Marina del 7-8 settembre 1943 e la distruzione dell’aeroporto di Vibo seguita dall’avanzata dell’8a armata del generale Montgomery attraverso la Statale 18.

Le casematte hanno resistito alle operazioni belliche e al trascorrere del tempo. Esse sono un museo a cielo aperto. Occorre conservarle e salvaguardarle a difesa non più di attacchi nemici ma della nostra memoria collettiva e come monito per le generazioni future contro il ripetersi della follia della guerra.

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Lacnews24.it
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