sabato,Luglio 2 2022

Mileto, l’ex assessore Schimmenti: «Soriano ridia indietro i nostri reperti»

L’ex vicesindaco dell’amministrazione Crupi ritorna sulla questione dei pezzi rinvenuti nella città normanna e trasferiti a Soriano: «Situazione fuori da ogni logica»

Mileto, l’ex assessore Schimmenti: «Soriano ridia indietro i nostri reperti»
Francesco Schimmenti

«Dopo essermi speso tanto per la promozione culturale di Mileto, mi duole purtroppo constatare che ancora oggi i reperti più importanti emersi durante decenni di campagne di scavo nel Parco archeologico medievale dell’antica città, invece di trovarsi nel nostro territorio, continuano ad arricchire il Polo comunale di Soriano Calabro. Una situazione paradossale e fuori da ogni logica, specialmente se si pensa che dal 1997 il nostro Comune vanta un Museo statale istituito dal Ministero della Cultura, nato proprio per raccontare il glorioso trascorso normanno e fungere da prezioso contenitore dei pezzi rinvenuti nel vecchio sito, e non solo». Queste le parole con cui l’ex vicesindaco e assessore comunale ai Beni culturali Francesco Schimmenti, ritorna sulla sempre aperta questione dei reperti provenienti dalla cittadina normanna – all’epoca in deposito nel Museo archeologico “Vito Capialbi” di Vibo Valentia – circa sei anni fa trasferiti dagli Enti preposti a Soriano Calabro. Tra i beni ancora oggi in quella sede, anche una raccolta privata consegnata per una mostra temporanea, svoltasi nel plesso del Castello Normanno-Svevo, e per essere successivamente esposta presso il Museo statale di Mileto. [Continua in basso]

Mileto antica

«Nel perdurare di questa incresciosa situazione – prosegue, al riguardo, l’ex vicesindaco e assessore dell’amministrazione comunale guidata nel 2016 dall’allora sindaco Domenico Antonio Crupi – devo purtroppo annotare il silenzio assordante della classe politica e delle realtà associative e culturali che operano nel nostro territorio. Mi chiedo, a questo punto, a cosa sia valso il mio impegno per promuovere in modo sinergico lo sviluppo storico-artistico-archeologico della nostra città? E, ancora, a cosa siano servite le tante risorse umane ed economiche attivate in questi decenni nelle varie campagne di scavo, se poi i reperti più importanti ivi rinvenuti stanno arricchendo altri contesti territoriali? In tutta questa vicenda – conclude Schimmenti – vedo tanti punti oscuri e, in alcuni casi, dei palesi conflitti d’interesse, con gente che riveste duplici incarichi, a prima vista in aperta contraddizione tra di loro. Chiedo al sindaco all’amministrazione comunale al completo delucidazioni in merito e che, qualora questi conflitti lesivi del territorio venissero riscontrati nella sostanza, di prendere gli opportuni provvedimenti e di rimuovere gli eventuali ostacoli che si frappongono».

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