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Vibo, alla scoperta dei “tesori” archeologici del Museo con le passeggiate culturali

L'iniziativa ha coinvolto circa 40 persone che hanno fatto tappa al Capialbi. Nelle vesti di Cicerone, la docente e scrittrice Preta

Vibo, alla scoperta dei “tesori” archeologici del Museo con le passeggiate culturali

Conoscere la storia, le proprie radici culturali attraverso testimonianze archeologiche di cui Vibo Valentia è ricchissima. Ripartite in città, le passeggiate culturali, progetto portato avanti in maniera gratuita e senza il sostegno di enti pubblici o privati dalla docente e scrittrice Maria Concetta Preta. Un lavoro che, nel 2023, ha coinvolto centinaia di studenti ma anche appassionati di antichità. L’appuntamento promosso nei giorni scorsi ha focalizzato l’attenzione sulla parte alta di Vibo, sul castello e i suoi inestimabili tesori nonché su “I prati di Kore”, progetto del polo culturale dedicato all’universo femminile antico in chiave contemporanea.

Hanno preso parte all’iniziativa circa 40 persone, perlopiù adulti e qualche ex studente. Molti degli aderenti facente parte del dinamico sodalizio “Vibo città antica – Il salottino”: «Il nostro percorso – ha spiegato la professoressa Preta – si è svolto sul filo della narrazione della donna nell’antichità. Due in particolare le figure analizzate. In primis il busto raffigurante Messalina, realizzato in pregiata basanite e la laminetta orfica posta sul corpo di una fanciulla». Il busto venne rinvenuto nel 1930 durante lavori per la costruzione di una abitazione, fondo appunto della famiglia Rondinelli, non distante dall’area del Porto di Santa Venere, oggi Vibo Marina, lungo la provinciale per Pizzo. Era custodito all’interno di una sontuosa villa suburbana. Nel 2012, si ricorderà, venne concessa con un prestito a lungo termine al Princeton University art museum, Stati Uniti, per poi far ritorno a casa 8 anni dopo. L’opera, di età giulio-claudia (41 al 54 dC), secondo alcuni studiosi, rappresenta appunto Messalina, moglie dell’imperatore Claudio.

Il museo di Vibo, il busto in basanite e la laminetta orfica

La laminetta orfica, venuta alla luce durante scavi archeologici nel 1969 durante i lavori all’ex palazzo Inam da parte dell’archeologo Ermanno Arslan, è un altro dei reperti di punta del “Capialbi”. Le iscrizioni contenute sulla sottile foglia d’oro contengono le istruzioni riservate all’anima della defunta: «A suscitare interesse, un altro “pezzo forte” del Museo, il busto di Marco Vipsanio Agrippa, datato I secolo aC, è uno dei tesori più preziosi conservati al “Capialbi”». Venne rinvenuto nell’area delle terme romane presso Sant’Aloe. L’opera si configura in un contesto storico ben preciso. Tra la tarda repubblica e il primo impero, Vibo fu una delle città più importanti d’Italia: «In quegli anni Ottaviano (il futuro Augusto) vi stanziò la propria flotta, guidata dal genero Marco Vipsanio Agrippa che soggiornò nei nostri territori». Altrettanto apprezzati «il monetiere Capialbi e una epigrafe contenente i dettagli del rifacimento delle mure cittadine».  Le passeggiate culturali non sono eventi isolati e fini a sé stessi: «S’è discussa la possibilità di rinnovare l’iniziativa anche con un seminario su miti e leggende, per valorizzare Scrimbia, la fontana a lei dedicata ma anche altri preziosi tesori vibonesi come le porte del Duomo di San Leoluca, il Convitto. Insomma, gli appuntamenti non mancheranno», ha anticipato la docente Preta.

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