“Amatamaramalaterranera-Il boss bambino”: storia di una Calabria in bianco e nero

Presentato a Serra San Bruno l’ultimo romanzo della scrittrice serrese Rosina Andreacchi

Presentato a Serra San Bruno l’ultimo romanzo della scrittrice serrese Rosina Andreacchi

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Una voce di coscienza che chiede giustizia, la solitudine che si prova nel voler affrontare la ‘ndrangheta a mani nude, un inno alla speranza di cambiare persone e situazioni: tutto questo è “Amatamalaterranera- il boss bambino”. «È una storia vera romanzata. Racchiude in se tante storie che hanno un unico filo conduttore, quello dell’oppressione alla ‘ndrangheta», così afferma la scrittrice Rosina Andreacchi.  

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Il romanzo, dall’impronta quasi manzoniana, sembra essere diviso in due parti. La prima di tipo descrittivo, traccia i contorni di una protagonista distaccata da se stessa, come se stesse raccontando non la propria storia ma quella di qualcun altro. La seconda parte invece, più intima, permette di comprendere il pensiero del personaggio, la sua lotta. Ognuno di noi può rispecchiarsi nella vicenda di questa giovane, nel suo modo di vivere, a volte di subire e assistere a situazioni che segnano l’esistenza ma dalle quali si può attingere forza e volontà per cambiare le cose. Ognuno di noi può ascoltare, attraverso ogni pagina, la propria voce interiore che chiede giustizia.

L’evento di presentazione del romanzo tenutosi nella sala convegni del museo della Certosa di Serra San Bruno, ha portato la testimonianza, tra gli altri, dell’ex ministro Maria Carmela Lanzetta e di Don Giacomo Panizza, presidente di “Comunità Progetto Sud”. Lo stesso sacerdote quando ha iniziato la sua attività di emigrante al contrario, essendo nato a Brescia e trasferito in Calabria, ha subìto minacce, intimidazioni, attentati divenendo cosi collaboratore di giustizia e sottoposto la programma di protezione testimoni. L’ex ministro Lorenzin, ex sindaco di Monasterace ha parlato di se e delle proprie esperienze, delle intimidazioni che l’hanno riguardata e dei problemi familiari, di quella politica del malaffare e di quei bambini che secondo lei possono essere tolti ai genitori mafiosi purché sussistano determinate condizioni.

Questa amata e mala terra nera, è in bianco e nero, come la copertina del libro. Il nero rappresenta il male, il marcio che c’è mentre il bianco è quella parte buona, fatta di gente onesta che non si arrende. Una Calabria con due colori e dagli occhi piangenti, perché provati dalle lacrime versate a causa della ‘ndrangheta, rosse come il sangue.

La stessa autrice si definisce assetata di giustizia, in una regione dove solo educazione e cultura possono risollevare le sorti di generazioni future. Una educazione che non è quella impartita dai propri genitori a casa ma anche fuori, nelle scuole e nel vivere comune. “Amatamaramalaterranera-Il boss bambino” è un libro che emoziona sia coloro che si immedesimano nella protagonista ma anche coloro che hanno vissuto e vedono dilagare la ‘ndrangheta, è la coscienza che chiama la speranza