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“Olimpo”: i quattro eventi che hanno cambiato gli equilibri mafiosi nella provincia di Vibo

L’informativa dello Sco e delle Squadre mobili di Catanzaro e Vibo: un omicidio, una retata, una scarcerazione ed un pentimento eccellente. La «lenta e progressiva» evoluzione tra il 2004-2010, poi un mutamento radicale

“Olimpo”: i quattro eventi che hanno cambiato gli equilibri mafiosi nella provincia di Vibo
Da sinistra Luigi Mancuso, Damiano Vallelunga, Andrea Mantella, un summit dei Piscopisani

Ci fu un tempo in cui i Mancuso erano gli dei di un Olimpo criminale, che al limite si azzuffavano tra loro. Gli altri clan della provincia, tutt’al più, affollavano nubi bianche che circondavano la loro casa, ovvero la cima della montagna. Poi, giunse il tempo in cui diversi Sisifo sfidarono il loro potere e, per questo, in un modo o nell’altro, dagli stessi dei o dal fato, furono puniti. Così ci furono guerre di mafia e morti ammazzati, ovvero «tentativi di ribellione, più o meno strutturati, poi sempre e comunque sedati o con la forza o con la tragedia». Poi, però, quattro distinti eventi – un omicidio eccellente, una retata, una scarcerazione e, infine, un clamoroso pentimento – segnarono l’inizio di una nuova epoca. Vengono indicati, e poi analizzati, nell’informativa del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e delle Squadre mobili di Catanzaro e Vibo Valentia che rappresenta l’architrave della maxioperazione denominata, appunto, «Olimpo», l’ultimo blitz coordinato dal pool di Nicola Gratteri. [Continua in basso]

Andrea Mantella

In premessa, i poliziotti incaricati dalla Dda del capoluogo di regione spiegano come l’evoluzione («lenta e progressiva») della ‘ndrangheta nella provincia di Vibo Valentia abbia avuto il suo «apice tra il 2004 e il 2010». Fu allora che gli «equilibri del territorio» furono «messi in pericolo dall’ascesa dell’attuale collaboratore di giustizia Andrea Mantella che, legandosi ai Piscopisani ed ai Bonavota e ad altre strutture satelliti (gli Emanuele e i Tripodi, oltre agli Anello), aveva cercato di mettere in discussione il ruolo dei Mancuso e, in particolare, di Pantaleone Mancuso “Scarpuni” (del quale era stata organizzata l’uccisione, con la collaborazione del ramo Campisi-Cuturello, parte integrante della stessa cosca Mancuso)».

Damiano Vallelunga

Il pentimento, clamoroso, di Andrea Mantella, nel 2016, fu l’ultimo (in termini cronologici) dei quattro eventi che cambiarono gli assetti mafiosi della provincia di Vibo Valentia. Il primo si consumò a Riace, il 27 settembre 2009, quando all’uscita dal Santuario, nel giorno del suo onomastico e quindi dei santi medici Cosma e Damiano, venne assassinato il capo del clan dei Viperari delle Serre, Damiano Vallelunga. Vallelunga era un mammasantissima, che venne ucciso dal cartello Gallace-Leuzzi-Ruga nel contesto della prima vera guerra di ‘ndrangheta del nuovo millennio, combattutasi tra la Lombardia e quella striscia di terra, al confine tra le province di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio, che dalle Serre alla Vallata dello Stilaro, guarda verso la costa jonica. Vallelunga, il padrone di contrada Ninfo, tra Serra e Mongiana, era però anche il più “autorevole” antagonista dei Mancuso. Scrive l’élite della Polizia: «Sin dagli anni ’90, nella ‘ndrangheta vibonese, oltre alla linea maggioritaria dei Mancuso, se ne era sviluppata una che giungeva sempre a Polsi e faceva capo a Vallelunga Damiano…». [Continua in basso]

Luigi Mancuso

Eliminato il capo dei Viperari dai sicari dei Gallace-Leuzzi-Ruga, i clan vibonesi ostili ai Mancuso rimasero di fatto senza quello che proprio Andrea Mantella definì «un Papa». Quando, poi, le operazioni San Michele e Rimpiazzo eradicarono il clan dei Piscopisani, prima colpendo le bocche di fuoco, subito dopo la struttura associativa e le sue ramificazioni territoriali, si consumò il terzo evento chiave. Il quarto risale, invece, all’estate del 2012: è la scarcerazione di Luigi Mancuso, ovvero «il Supremo». Esponente della dinastia degli undici su cui si fonda il potente clan di Limbadi e Nicotera, è ritenuto il più influente capomafia nella storia della ‘ndrangheta vibonese che «come emerso in atti – è scritto nell’informativa Olimpo – ha ricercato sin da subito la pace e l’unitarietà dell’organizzazione». Fu l’inizio, dunque, di una nuova era: da Rinascita Scott a Olimpo, passando per Petrolmafie e Imponimento, poi anche questa finita.

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