Gigi Proietti e quel legame d’amore con Zambrone e la Calabria

L’istrionico attore scomparso questa notte passò diverse estati in riva al Tirreno vibonese. Le testimonianze rievocano i pomeriggi in barca a pesca di surici e le serate passate a intonare stornelli romani: «Amava la nostra costa perché era incontaminata»
L’istrionico attore scomparso questa notte passò diverse estati in riva al Tirreno vibonese. Le testimonianze rievocano i pomeriggi in barca a pesca di surici e le serate passate a intonare stornelli romani: «Amava la nostra costa perché era incontaminata»
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di Mariella Epifanio

Un giorno triste oggi per l’Italia. La morte di Gigi Proietti, artista e uomo di grande e profonda cultura, ha toccato il cuore di tutti. Il miracolo della commozione di un intero Paese, può ottenerlo soltanto chi ha dato, attraverso il suo lavoro e la sua umanità, tutto se stesso. E attraverso la tv, la radio e i social, sono arrivati i messaggi di cordoglio più veri e sentiti che si potessero dedicare.

E c’è un filo sottilissimo che lega Zambrone, il piccolo centro costiero della provincia vibonese, al maestro del teatro e del cinema italiano. È qui, infatti, che Gigi insieme alla sua famiglia, passò per diversi anni le vacanze estive.

Soggiornò presso lo storico Villaggio MS. Persona simpatica, umile e, di grande cultura. È così che lo ricordano in molti. Ed è stato bello e allo stesso tempo curioso, ascoltare dalla voce di chi l’ha conosciuto, i ricordi e gli aneddoti che potessero raccontare l’artista e l’uomo innamorato del nostro paese. Mi è bastato fare un giro di telefonate e mettere insieme i racconti che avevo raccolto anni fa. [Continua]

La Marina di Zambrone al tramonto

Il primo dei ricordi, giunge da un anziano signore di Zambrone, Antonino Grillo, attraverso le parole della figlia Mimma i quali ebbero modo di ospitarlo anche in casa, condividendo, su richiesta della compagna di una vita,  la ricetta del lievito madre per l’impasto del pane. Sempre con il signor Antonino, Gigi passava alcuni dei suoi pomeriggi in barca per la pesca dei “surici”. E viene spontaneo pensare a cosa potesse pensare, a come guardasse la nostra costa, il nostro incantato territorio.

Un’altra testimonianza diretta, arriva da Eugenio Licandro di Tropea, che fa riferimento ai primi anni ‘70. A quel tempo Eugenio faceva parte di una rinomata band locale, i Tropheum, ed era abitudine per loro, esibirsi in alcuni villaggi della costa. Una sera erano a  suonare all’Albatros, un villaggio confinante con l’MS.  Gigi sentì la musica e vi si spostò per passare la serata. Non passò certo inosservato vista la fama già rilevante di personaggio pubblico, tanto che dopo aver accennato con la band una “Tanto pe cantà…”, si passo in maniera naturale e quasi familiare, al racconto di barzellette. Eugenio ne ha il ricordo di una serata di gran divertimento, fatta di tanto ridere e star bene.

Un paio di mesi dopo quella serata, Eugenio riconobbe in autogrill Gigi. Gli si avvicinò salutandolo con un po’ di timore per paura di disturbare ma fu subito accolto e riconosciuto e, il ricordo di quella serata estiva in spiaggia a Zambrone, si trasformò in risa e strette di mano. «Un uomo semplice, uno di noi, fatto di grande umiltà e mai sgarbato con nessuno. Un uomo che non ha mai avuto coscienza di essere un divo». Questo il ricordo di Eugenio.

Attraverso la moglie di Eugenio, la cara Anna Romano, sono riuscita a contattare la figlia dell’ex titolare dell’MS, la dottoressa Marika Mazzara. Non ho mai avuto il piacere di incontrare e conoscere la signora Mazzara ma, attraverso quella telefonata, parlando di un uomo così grande, ho avuto la sensazione di stare vivendo un dialogo intimo, privato, come quando si parla della scomparsa di un familiare, una persona conosciuta, vissuta.

Le parole di estrema serenità, i racconti, la descrizione di un uomo normale nella sua già importante carriera, mi facevano rendere conto del fatto che Zambrone, già dai primi anni ‘70, è stata davvero al centro della storia italiana. Un particolare fra i tanti, Gigi prendeva la sua chitarra, andava in direzione e iniziava a suonare e a cantare stornelli romani. E i villeggianti gli facevano ruota, assistendo allo spettacolo improvvisato, tra canti e risa.

Poi ho chiesto alla signora Mazzara se Gigi avesse mai espresso suoi pensieri sul nostro paese. «Si – mi ha risposto – diceva di amare questo posto perché era incontaminato e per questo straordinariamente bello».

Credo sia giusto e doveroso, che Zambrone debba a questo grande personaggio italiano, l’onore del ricordo attraverso un’opera, l’intestazione di un luogo. Mi piacerebbe vederlo raffigurato seduto su una panchina al lungomare, con le gambe a cavallo, un braccio sulla gamba e l’altro alla spalliera della seduta, in contemplazione col suo sorriso sornione, davanti quel mare che tanto ha amato e che lo ha accolto durante le sue vacanze estive.

Alla radio oggi, ho sentito un pensiero sulla sua morte: «Questa mattina, è come se ci avessero detto che è crollato il Colosseo». Ecco. Questa è l’unica frase per me, che rende l’idea dello sgomento e del cordoglio che la morte di Gigi Proietti ha lasciato in tutti noi. Se ne è andato per sempre un pezzo della nostra vita, della nostra italianità.