All’interno del complesso nel centro storico il Comune punta a realizzare un Centro di Alta Formazione. All’interno però ci sono ancora libri dal valore storico ed economico enorme, insieme a documenti originali, arredi e opere d’arte sottoposti a obblighi di conservazione e vigilanza, soprattutto durante inteventi edilizi
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Il complesso Santa Chiara, sede del Sistema bibliotecario vibonese
Leggo che il Comune di Vibo Valentia sta lavorando alla realizzazione di un Centro di Alta Formazione da collocare nel complesso di Santa Chiara.
È un’iniziativa importante e, se realizzata, meriterà riconoscimento pubblico. Proprio per questo non può poggiare su ambiguità, silenzi o scorciatoie amministrative.
Dico subito, per chiarezza: ho stima personale per il dott. Enzo Romeo, anche quando lo critico. Ma la stima non sospende il giudizio, né può neutralizzare i problemi quando diventano oggettivi.
E qui il problema è giuridico, non politico.
I beni custoditi a Santa Chiara - a partire dalla biblioteca, di valore storico ed economico enorme, insieme a documenti originali, arredi, attrezzature e opere d’arte - appartengono al Sistema Bibliotecario, non al Comune.
Questo non è un dettaglio, né una questione secondaria: è il punto da cui tutto dovrebbe partire.
Il fatto che il Sistema sia oggi di fatto inattivo non autorizza nessuno a trattare il suo patrimonio come un fondo indistinto, disponibile per qualunque progetto o uso. L’inerzia amministrativa non trasferisce la proprietà. Il silenzio non vale come atto.
In vista dell’attivazione del Centro di Alta Formazione, è quindi indispensabile stabilire in modo formale e pubblico chi è proprietario di cosa, con quali titoli, con quali responsabilità. Ogni altra strada produce solo confusione e apre scenari che una amministrazione seria dovrebbe evitare con cura.
Sul piano pratico la situazione è ancora più allarmante.
La biblioteca occupa l’intero piano superiore del complesso. Contiene volumi di grande valore, documenti storici unici pervenuti per donazione fiduciaria, materiali che richiedono tutela specifica. Non sono oggetti neutri, non sono arredi, non sono intercambiabili.
Il Sindaco mi ha riferito che a Santa Chiara sono in corso lavori edilizi.
E allora la domanda non è polemica, è inevitabile:
chi vigila oggi sulla tutela del patrimonio del Sistema Bibliotecario?
Chi ne ha la custodia formale? In base a quali atti? Con quali responsabilità?
Ricordo che questi beni sono sottoposti al D.Lgs. 42/2004 – Codice dei beni culturali e del paesaggio, che impone obblighi stringenti di tutela, conservazione e vigilanza, soprattutto durante interventi edilizi. Qui non siamo nel campo delle buone intenzioni, ma degli obblighi di legge.
Segnalo tutto questo anche alla luce di esperienze personali nelle quali, nei miei confronti, le norme sono state applicate con rigore assoluto, fino a una denuncia poi risultata infondata e conclusasi con proscioglimento.
Questo dimostra che, quando si vuole, la legalità viene invocata e fatta valere senza esitazioni.
Chiedo quindi che lo stesso rigore, la stessa attenzione e la stessa severità vengano oggi applicati alla tutela del patrimonio culturale custodito a Santa Chiara.
Perché Santa Chiara non è terra di nessuno.
E la cultura non è materiale di risulta, da spostare, mescolare o esporre al caso.
*ex direttore del Sistema bibliotecario vibonese

