domenica,Giugno 20 2021

Contratti decentrati: il Comune di Vibo non paga gli ultimi tre anni al personale

Sindacati di categoria sul piede di guerra. Lettera al sindaco Maria Limardo. Chiesto un formale incontro con l’amministrazione per discutere le problematiche dei lavoratori di Palazzo Luigi Razza

Contratti decentrati: il Comune di Vibo non paga gli ultimi tre anni al personale
L'atrio di Palazzo Luigi Razza, sede dell'amministrazione comunale di Vibo Valentia

La tensione non è ancora esplosa, ma il malumore tra il personale dipendente del Comune di Vibo Valentia è decisamente palpabile. E nulla impedisce che da qui al prossimo futuro potrebbe anche essere dichiarato lo stato di agitazione. L’amministrazione guidata dal sindaco Maria Limardo, infatti, non ha ancora liquidato a favore dei lavoratori dell’Ente le somme previste dal salario accessorio per gli anni 2018, 2019 e 2020. Risultato? Forte malcontento tra i lavoratori e sindacati sul piede di guerra.[Continua in basso]

Domenico Scuglia

Questi ultimi, peraltro, nelle scorse settimane hanno avuto un incontro con il segretario generale di Palazzo Luigi Razza Domenico Libero Scuglia che, da quanto è stato possibile apprendere, aveva garantito da parte dei vertici comunali del capoluogo l’impegno a saldare nel più breve tempo possibile quanto previsto nei tre anni di produttività a ciascun dipendente del Comune. E poi… ? E poi nulla. A distanza di parecchio tempo niente è stato deciso, niente è stato fatto. A questo punto, quindi, alle parti sociali non è rimasto altro da fare che sollecitare un incontro formale all’amministrazione Limardo. Carta e penna e i tre segretari di categoria Luciano Contartese (Fp-Cgil), Antonio D’Aloi (Cisl-Fp) e Domenico Pafumi (Uil-Fpl) hanno indirizzato nei giorni scorsi una lettera direttamente al primo cittadino, e per conoscenza anche al segretario Scuglia, al fine di richiedere un faccia a faccia per discutere non soltanto della faccenda in questione ma, più in generale, anche dei nodi ancora non sciolti che riguardano sempre il personale dipendente.

«Con la presente – è scritto nel documento a firma dei responsabili di categoria – le scriventi organizzazioni sindacali chiedono un incontro al sindaco avente a oggetto le problematiche attinenti il personale dipendente di codesto Ente. All’incontro, oltre ai segretari territoriali, parteciperà anche un componente della Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) appartenente a ogni scrivente sigla sindacale. Visti i diversi impegni già assunti – è scritto in chiusura della nota firmata da Contartese, D’Aloi e Pafumi  -, si chiede cortesemente la possibilità di poter anticipatamente concordare data e ora dell’incontro».  [Continua in basso]

Ma tale richiesta è rimasta lettera morta. A tutt’oggi, infatti, sembrerebbe non essere stata fornita alcuna risposta ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali da parte dei vertici di Palazzo Razza. E intanto, il malumore cresce. Tant’è che i lavoratori non mancano di manifestare tutto il loro disappunto per la mancata retribuzione del salario accessorio, così come regolarmente previsto dal contratto decentrato sottoscritto, a suo tempo, sia da parte dell’amministrazione comunale sia da parte dei sindacati di categoria e dalle Rsu del Comune.

«In tre anni il mondo cambia. È tantissimo tempo. Pensi, c’è stata anche una pandemia di mezzo – spiega un dipendente di Palazzo Razza – Non è ammissibile che possa trascorrere tutto questo tempo per vedere riconosciuto quello che è un nostro diritto: ossia avere ciò che ci spetta per il lavoro fatto. L’amministrazione sta trattenendo denaro nostro. Qui dentro – aggiunge ancora il nostro interlocutore visibilmente irritato – non siamo tutti dirigenti e non occupiamo tutti posizioni organizzative. La maggior parte di noi vive con uno stipendio più che normale. Pertanto, avere qualche risorsa in più che, ribadisco, ci spetta di diritto, farebbe comodo a molti di noi. Speriamo, quindi, – conclude il dipendente comunale – che l’amministrazione dimostri la giusta sensibilità nei nostri confronti e liquidi quanto previsto per legge».  

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