Riapre lo stabilimento dell’acqua Certosa, l’annuncio in Comune a Polia – Video

Il sito produttivo dello storico marchio riapre i battenti dopo circa un decennio dalla crisi che ne determinò la chiusura. La nuova gestione promette 24mila bottiglie l’ora e stabilità occupazionale per i lavoratori

Il sito produttivo dello storico marchio riapre i battenti dopo circa un decennio dalla crisi che ne determinò la chiusura. La nuova gestione promette 24mila bottiglie l’ora e stabilità occupazionale per i lavoratori

La conferenza stampa di Amoroso a Polia
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Tornerà presto sugli scaffali dei supermercati l’acqua Certosa, che sgorga dalla fonte Camarda di Polia, imbottigliata dall’omonimo stabilimento di contrada Lia. Rivede così la luce uno dei più importanti insediamenti produttivi della zona, chiuso ormai da circa un decennio, che più volte era sembrato sul punto di riaprire senza che poi l’operazione avesse effettivamente seguito. La famiglia Cristofaro, titolare dell’azienda Calabria Food e beverage che imbottiglia anche l’acqua Calabria, ha infatti superato alcuni ostacoli di carattere legale nonché quelli relativi alla proprietà del marchio, annunciando la riapertura del sito produttivo poliese. A farlo è stato questa mattina l’amministratore unico Giovanna Rizzo nel corso della conferenza stampa convocata dal sindaco di Polia Domenico Amoroso in Municipio per tracciare il bilancio del primo anno di attività amministrativa. Incontro al quale ha preso parte, tra gli altri, il consigliere regionale Flora Sculco. La produzione riprenderà con una linea “pet” ad alto tasso tecnologico, ha spiegato l’au, in grado di confezionare 24mila bottiglie l’ora. «È nostra priorità – ha aggiunto -, assicurare stabilità occupazionale e puntualità nel pagamento degli stipendi ai dipendenti». Non a caso, la crisi della precedente gestione, era stata accompagnata dalle forti difficoltà vissute dai lavoratori che erano arrivati ad accumulare ritardi di circa un anno nella corresponsione delle spettanze.

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Non erano mancati, nel corso della lunga e complessa vertenza, i gesti disperati degli operai che erano arrivati anche a salire sul tetto della fabbrica per rivendicare il loro diritto alla giusta retribuzione. In piena crisi, nel 2009, un incendio interessò gli uffici distruggendo documenti e materiale d’archivio. Poi la chiusura definitiva dei cancelli cui seguì, interrotto da qualche sporadico annuncio di ripresa, un lungo periodo di oblio che vide, tra l’altro, lo stabilimento saccheggiato dai ladri in diverse occasioni. Ora la notizia divulgata dall’au Rizzo rilancia le speranze per il bacino occupazionale della zona che nel sito produttivo, a pieno regime, aveva visto impiegati circa trenta lavoratori. GUARDA L’INTERVENTO INTEGRALE DELL’AMMINISTRATORE UNICO GIOVANNA RIZZO