Vibo Sviluppo, Barbuto: «La liquidazione della società? Danno creato dal ministero»

Il presidente dell’ente attuatore dei Patti territoriali commenta l’esito dell’ultima assemblea dei soci che ha visto, tra l’altro, l’individuazione della Provincia come nuovo gestore dei fondi: «Non mancherà il mio sostegno»

Il presidente dell’ente attuatore dei Patti territoriali commenta l’esito dell’ultima assemblea dei soci che ha visto, tra l’altro, l’individuazione della Provincia come nuovo gestore dei fondi: «Non mancherà il mio sostegno»

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«Per non correre il rischio di far attendere ancora il territorio si rende necessario, viste le condizioni attuali, sganciare i progetti ed i relativi finanziamenti dal fardello dell’infinito contenzioso tra la Vibo Sviluppo ed il ministero dello Sviluppo economico; il percorso tracciato è l’unico possibile ed è stato condiviso da tutti i partecipanti che ringrazio per la loro lungimiranza, in particolare i sindacati, la Camera di Commercio e l’amministrazione provinciale nella persona del presidente Solano, che si fa carico di un gravoso impegno per il raggiungimento del bene comune ed al quale non mancherà il mio personale appoggio. L’unico rammarico è stata la mancata partecipazione da parte di Enti, beneficiari di importanti finanziamenti, che avrebbero sicuramento apportato un valido contributo alla discussione». È questo il commento di Pasquale Barbuto, presidente della società Vibo Sviluppo, ente attuatore dei Patti territoriali per la provincia di Vibo Valentia, a margine delle due riunioni che si sono svolte lo scorso venerdì e che hanno chiamato a raccolta, rispettivamente, il Partenariato istituzionale economico e sociale e l’Assemblea dei soci, quest’ultima chiamata a discutere e ad assumere decisioni in merito alla crisi della società ed all’approvazione dei bilanci dal 2016 al 2018. 

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«Le due riunioni – si legge in un resoconto – hanno affrontato in tutti i vari aspetti le problematiche che hanno visto coinvolta la società negli ultimi anni, in particolare si è discusso del contenzioso che da quasi otto anni vede la società contro il ministero dello Sviluppo economico». All’incontro del Partenariato erano presenti, oltre ai soci Camera di commercio, Provincia, Confindustria e Comune di Filogaso, anche i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Cisal, ed è stato individuato un percorso per il raggiungimento degli obiettivi: «salvaguardare i progetti approvati con i relativi finanziamenti, così da riuscire nel più breve tempo possibile a dare avvio ai lavori e sia, allo stesso tempo, di consentire alla società di perseguire il diritto alla tutela dei propri interessi dai danni causati dal ministero dello Sviluppo economico. Il percorso tracciato a seguito di una lunga, proficua e condivisa discussione – prosegue la nota -, vedrà la Provincia impegnata nel futuro come soggetto responsabile dei tre Patti territoriali, soluzione necessaria in quanto Ente pubblico che potrà proseguire nella gestione delle attività presenti e future fino ad oggi svolte dalla Vibo Sviluppo, così da poter immediatamente rendere cantierabili i progetti». L’altro obiettivo è «quello di consentire alla società di procedere con il ricorso contro il ministero al ristoro dei danni subiti a causa dei contraddittori provvedimenti che hanno portato alla revoca del contributo globale, unico motivo della crisi societaria. In attesa, inoltre, della sentenza del Tar Calabria in merito alla legittimità della revoca del Decreto di liquidazione». Con questi due obiettivi indicati dal Partenariato si è poi passati all’Assemblea dei soci che, «dopo aver ascoltato le comunicazioni del presidente, il quale ha ripercorso le vicende degli ultimi anni che hanno originato la crisi della società, rispondendo puntualmente alle richieste di chiarimento, ha proceduto all’approvazione all’unanimità dei bilanci, con un risultato di esercizio in perdita a causa della mancato riconoscimento del diritto al rimborso dei costi sostenuti da parte del ministero, diritto negato contro il quale è stato avviato un nuovo contenzioso. I soci, preso atto delle perdite, hanno deliberato di avviare l’inevitabile procedura di messa in liquidazione della società, ulteriore danno per la società causato dal ministero».

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