Distretto del cibo del Vibonese, l’agroalimentare è «la chiave dello sviluppo» – Video

Presentato ieri alla Provincia su input del Gal, il progetto ambisce a mettere a sistema le tipicità alimentari per dare vita a processi virtuosi. Presente l’assessore Gallo: «Vibo e la sua provincia hanno una marcia in più»
Presentato ieri alla Provincia su input del Gal, il progetto ambisce a mettere a sistema le tipicità alimentari per dare vita a processi virtuosi. Presente l’assessore Gallo: «Vibo e la sua provincia hanno una marcia in più»
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L'incontro alla Provincia di Vibo
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C’è un territorio che vuole uscire dall’anonimato, scrollarsi di dosso stereotipi radicati nel tempo ed offrire il meglio di sé: quello che già esiste ed è (letteralmente) sulla bocca di tutti. Lo straordinario patrimonio enogastronomico – forse unico per varietà e qualità in proporzione alle dimensioni territoriali – che si concentra nella provincia di Vibo Valentia, si candida a diventare un vero e proprio “magnete” in grado di attrarre competenze, investimenti, progettualità e trasformarsi in uno strumento di sviluppo economico per l’intero territorio, generando processi virtuosi legati ad un turismo oggi sempre più alla ricerca di esperienze sensoriali e coinvolgenti.

Gli strumenti – vecchi e nuovi – non mancano. Ciò che sembra essere mutata è la consapevolezza degli attori territoriali – enti pubblici e privati, imprese, associazioni di categoria – sulla necessità di utilizzarli in maniera concreta, mettendo al bando sprechi e carrozzoni, e puntando al risultato nella certezza che non ci si possa più permettere di sprecare altre occasioni. E il nascente Distretto del cibo del Vibonese, a sentire i relatori che ieri si sono succeduti negli interventi di presentazione del progetto, ospitati dall’aula consiliare della Provincia di Vibo, parte da questi presupposti. [Continua]

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L’iniziativa si inquadra nel solco della normativa nazionale che istituisce, nel 2017, uno strumento pensato come un nuovo modello di sviluppo per l’agroalimentare italiano. Si muove anche il Vibonese, dunque. E per una volta anche in anticipo rispetto ad altre realtà della regione. Lo fa grazie all’input del Gal Terre Vibonesi che, con il supporto dell’amministrazione provinciale, della Camera di Commercio e di Confindustria, ha chiamato a raccolta sindaci, imprenditori del settore, esperti tecnici ed animatori territoriali nonché diverse personalità politiche, tra le quali l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo che, in rappresentanza della Regione, sostiene convintamente il percorso.

Al tavolo hanno così preso posto, introdotti dall’anima del progetto Valerio Caparelli, esperto di comunicazione pubblica e di marketing territoriale, il presidente del Gal Vitaliano Papillo, il presidente della Provincia Salvatore Solano, il vicesindaco di Vibo Domenico Primerano, i presidenti di Cciaa Sebastiano Caffo e Confindustria Rocco Colacchio, i deputati Antonio Viscomi (Pd) e Riccardo Tucci (M5s), il consigliere regionale Vito Pitaro, il dirigente generale del dipartimento agricoltura Giacomo Giovinazzo, l’esperto di politiche del lavoro Pino Campisi e l’esperto di politiche di sviluppo territoriale Cosimo Cuomo.

Ad esporre le line guida dell’iniziativa il presidente Papillo. «Abbiamo pensato di attivarci e accendere i riflettori su questo strumento straordinario che servirà a dare una spinta in più a questa provincia. In esso vi sono diversi elementi di innovazione rispetto al passato, perché al centro vi è non solo il cibo ma tutto il territorio: tradizioni, ambiente, cultura, artigianato. In più, esso si va ad innestare con altre iniziative di promozione del territorio come il distretto turistico e come le attività già messe in atto dal Gal. Non c’è nulla di precostituito – ha aggiunto Papillo -, e insieme andremo a definire un processo di sviluppo che vuole abbracciare tutte le potenzialità della nostra meravigliosa provincia».

Dello stesso avviso il presidente della Provincia: «Il distretto del cibo è un’opportunità importante per un territorio vocato all’enogastronomia, ma quello che noi dobbiamo creare – ha detto Solano – è una vera e propria filiera che consenta di valorizzare i prodotti Bio e “chilometro zero” di cui esso è ricco. Esiste già un’identità vibonese, bisogna soltanto metterla a sistema: i sindaci ci credono, questa provincia deve esprimere di più e dare occasioni di lavoro vero. Su tutto serve però una nuova idea di sviluppo: dobbiamo creare un brand, valorizzare i borghi, le filiere economiche e creare le condizioni per rinascere».

Di «attrattore turistico» ha parlato il presidente della Camera di commercio. «Il distretto esiste già a livello pratico, ora si tratta di formalizzare e mettere in rete le realtà esistenti, facendo di agroalimentare e turismo i punti di forza del territorio. Non servono nuovi carrozzoni – ha spiegato Caffo – ma strutture agili che creino opportunità e non sperperino risorse. Le aziende della provincia in questi settori sono tante e virtuose. Spendere bene i nostri soldi, quelli delle tasse delle imprese e dei cittadini, è un obbligo morale: essi devono essere impiegati per far crescere il Pil».

Per Colacchio la parola chiave è “rete”. «L’agroalimentare vibonese è un vero fiore all’occhiello grazie alla presenza di tante aziende leader nei rispettivi settori. Si può fare tanto, semplicemente facendo ognuno la propria parte in un’ottica di “squadra” facendo da traino a tutto il territorio».

Gli ha fatto eco l’assessore Gallo riconoscendo che la realtà vibonese «è già un passo avanti. Le più grandi imprese di questo territorio sono del settore agroalimentare, e questo è un buon viatico. La Calabria ha come ipotesi di sviluppo proprio la riscoperta della biodiversità dei suoi prodotti tipici. L’intero programma della giunta regionale ruota attorno alla promozione della Calabria anche attraverso i prodotti del settore agricolo». Quel che si deve perseguire, per l’assessore regionale, è «una nuova ipotesi di crescita per la regione: agricoltura, prodotti tipici di qualità, nuova immagine. In altre parole disegnare l’idea di un turismo che possa essere non solo balneare ma anche esperienziale, ambientale e culturale».