I tirocinanti della Pa si riuniscono a Vibo, l’Usb: «Basta con la questua»

L’Unione sindacale di base mobilita i precari della pubblica amministrazione: «Gli enti pubblici ricorrono allo sfruttamento dei lavoratori come e più del privato»
L’Unione sindacale di base mobilita i precari della pubblica amministrazione: «Gli enti pubblici ricorrono allo sfruttamento dei lavoratori come e più del privato»
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L’Unione sindacale di base (Usb) mobilita i lavoratori precari «utilizzati anno per anno come merce di scambio dalle pubbliche amministrazioni calabresi, che da diverso tempo usufruiscono dei tirocinanti (ex percettori della mobilità in deroga) per svolgere mansioni proprie dei dipendenti pubblici». Lo fa da Vibo Valentia dove, nella sala consiliare della Provincia, l’Usb ha riunito diverse decine di tirocinanti del comprensorio, «in rappresentanza delle migliaia che vivono la stessa condizione di lavoro subordinato non riconosciuto, per stilare una piattaforma rivendicativa comune da presentare alle istituzioni regionali e nazionali, la quale sarà la base delle lotte dei prossimi mesi».

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Si legge quindi in una nota: «ricordiamo che i tirocinanti, soprattutto a seguito dell’accordo quadro del 2016 in cui la Regione, di concerto con i sindacati confederali, ha indirizzato i percettori della mobilità in deroga a questo tipo di attività, sono spesso addetti a mansioni equivalenti a quelle delle ordinarie categorie di dipendenti pubblici, con la differenza di non godere della stessa stabilità contrattuale, degli stessi diritti e della stessa retribuzione. (stesse mansioni diverso stipendio)».

Prosegue l’Usb: «essi rappresentano in pieno il culmine del processo di aziendalizzazione del settore pubblico, che opera ormai con escamotage e modalità simili a quelle delle imprese private – o addirittura peggiori -, anche a causa dei vincoli assunzionali e del depauperamento di risorse che da anni subiscono gli enti locali in nome di un fantomatico equilibrio finanziario nazionale i cui beneficiari materiali non sono ancora chiari. Molti di questi lavoratori subiscono vessazioni, e molte delle proposte volte a stabilizzare la loro situazione – come quella di rivolgersi al settore privato – sono indice di una totale alienazione dalla realtà da parte della politica e dei sindacati tradizionali. Per reagire a questa condizione, la proposta presentata insieme all’Unione sindacale di base s’incentra senza mezzi termini sulla richiesta di stabilizzazione dei tirocinanti (cosi come è avvenuto negli anni per gli Lsu/Lpu, ricerca, scuola vigili…)  attraverso un inquadramento regolare sotto contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, che riconoscano le opportune categorie (A, B, C e D) al pari del Ccnl degli enti locali».

Conclude l’Unione sindacale: «Riteniamo che tutte le nuove assunzioni a tempo pieno dovranno prevedere il diritto di precedenza del personale tirocinante già occupato nelle unità operative; malattia e infortunio dovranno essere retribuiti al 100% sin dal primo giorno fino al loro termine. Infine, si richiede il riconoscimento delle prerogative dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori precedenti alle riforme del Jobs Act, elezioni libere delle Rsu, senza la quota  riservata a chi li ha resi “precari a vita” e  l’abolizione tout court del tirocinio come forma di precariato e lavoro nero legalizzato. Anche a causa delle risposte alla crisi del Covid-19, focalizzate solamente al sostegno delle imprese e del settore padronale, siamo all’inizio di una nuova stagione di lotte, nelle quali il settore pubblico attuale, nella forma tipica che assume in uno Stato in cui la ricchezza prodotta si viene gestita dai mercati finanziari, padroni e dalle banche, si pone ormai sullo stesso piano di sfruttamento del lavoro intensivo tipico delle grosse aziende private».

«Senza prospettive lavorative e senza stabilizzazione – ha chiarito dal canto suo il coordinatore provinciale Saverio Bartoluzzi – i lavoratori della Usb sono già pronti ad aprire un fronte di campagne sindacali a partire dalla Regione Calabria per poi finire al Governo che nei numerosi Dpcm emanati ha solo rilanciato nel baratro questi lavoratori, ribadiamo indispensabili nelle pubbliche amministrazioni»