La fiammata dei prezzi riaccende il dibattito sull’assenza di compensazioni economiche per il territorio che ospita gli impianti. Trattenere una percentuale delle accise riuscirebbe anche a mitigare le polemiche sulla delocalizzazione ancora non attuata
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La questione dello storno di una percentuale delle accise prodotte dai depositi costieri di Vibo Marina ha da sempre alimentato polemiche e recriminazioni. Ora gli extraprofitti realizzati dalle aziende petrolifere in seguito alla fiammata dei prezzi dei carburanti potrebbero costituire un’occasione per sanare un vulnus largamente avvertito nel territorio costiero vibonese.
Gli extraprofitti del settore energetico
I conflitti in atto in aree strategiche per il mercato energetico hanno generato, per le società che operano in questo settore, profitti molto più alti della norma. Nel secondo semestre 2026, ad esempio, l’utile netto dell’ENI, secondo alcune fonti, è aumentato del 511%. Si parla di profitti straordinari dipendenti da circostanze geopolitiche che fanno salire rapidamente i prezzi dell’energia e, con essi, i profitti aziendali. La circostanza ha alimentato anche un dibattito politico, in quanto il governo, incalzato dalle opposizioni, sta valutando l’ipotesi di tassare gli extraprofitti per fornire un sollievo temporaneo alle casse pubbliche, appesantite dalle misure messe in atto per fronteggiare la crisi energetica.
Le iniziative di alcune aziende energetiche di mettere un limite ai prezzi dei carburanti, ai massimi di sempre a causa della guerra in Medio Oriente, sono state presentate come un atto di generosità, ma le aziende hanno tutto da guadagnare dagli sconti che hanno previsto: in termini di reputazione presso i consumatori, in termini di maggiori vendite e, infine, anche come tentativo di evitare la tassazione degli extraprofitti. In pratica ha guadagnato il governo, che è riuscito a tamponare una grossa grana a livello sociale, principale fonte di malcontento della popolazione in questi mesi, e anche le compagnie petrolifere che, per ora, sono riuscite ad allontanare la tassa sugli extraprofitti, rispetto alla quale gli sconti praticati di recente rappresentano un costo irrisorio.
Il nodo delle compensazioni a Vibo Marina
Intanto nel Vibonese l’opinione pubblica si chiede come mai, a prescindere dal prezzo dei carburanti nelle stazioni di servizio, questa congiuntura favorevole per le aziende petrolifere presenti nel territorio con i depositi costieri, definiti “siti strategici”, non viene utilizzata per mettere in atto qualche forma di compensazione ambientale. Le accise incassate dallo Stato e dalla Regione dai depositi costieri di Vibo Marina neanche in minima parte sono mai ritornate sul territorio che le ha prodotte, a fronte dell’elevato prezzo pagato in termini ambientali a causa di questo tipo di insediamenti, nonostante una direttiva europea attribuisca alle accise anche una finalità di tutela ambientale in base al principio “chi inquina paga”.
Destinare una percentuale degli extraprofitti a qualche forma di intervento a favore del territorio servirebbe, forse, anche a stemperare le polemiche che da sempre ruotano intorno al problema della delocalizzazione di questi insediamenti industriali. Un gesto di attenzione verso il territorio, una dimostrazione di buona volontà, che probabilmente sarebbe accolto con favore da parte della cittadinanza e dalle forze sociali e politiche, tuttora divise tra la necessità di imprimere una svolta alla cittadina portuale accentuandone la connotazione turistica e chi, invece, ritiene che un’eventuale delocalizzazione possa provocare tensioni occupazionali.


