L’Ordine provinciale esprime preoccupazione per il progetto che prevede un impianto esteso su 73 ettari sui quali si coltiva il grano Rosìa e offre il proprio supporto per analizzare il problema e trovare soluzioni
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L’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della provincia di Vibo Valentia si schiera al fianco degli agricoltori di Maierato mobilitati contro la realizzazione di un esteso impianto fotovoltaico a terra nella Piana degli Scrisi. Una presa di posizione accompagnata dalla disponibilità a mettere a disposizione le competenze professionali degli iscritti per valutare gli effetti del progetto e individuare soluzioni capaci di coniugare la produzione di energia rinnovabile con la tutela dei terreni agricoli.
Al centro delle preoccupazioni dell’Ordine c’è il rischio che la transizione energetica comporti la sottrazione di suolo fertile alle attività produttive. Gli Agronomi riconoscono la necessità di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma chiedono che questo percorso non avvenga a discapito dell’agricoltura, della biodiversità e dell’economia rurale.
La difesa della Piana degli Scrisi
Secondo l’organismo professionale, la Piana degli Scrisi rappresenta una delle aree di maggiore pregio per l’agricoltura locale, caratterizzata dalla presenza di colture di qualità e dagli investimenti compiuti nel tempo da famiglie e imprese agricole.
Attività che, attraverso il lavoro quotidiano e la valorizzazione delle produzioni locali, contribuiscono anche alla promozione del Made in Calabria. Proprio per questo l’Ordine esprime «ferma preoccupazione e totale solidarietà» nei confronti degli agricoltori che stanno manifestando per difendere i terreni interessati dal progetto.
«La transizione energetica è una sfida globale che sosteniamo con convinzione, ma non può trasformarsi in uno strumento di spoliazione del suolo fertile», affermano gli Agronomi vibonesi.
La realizzazione di grandi impianti fotovoltaici direttamente sui terreni agricoli produttivi, prosegue l’Ordine, potrebbe avere conseguenze non soltanto ambientali, ma anche economiche e sociali. Il rischio evidenziato è quello di privare gli agricoltori della loro principale risorsa produttiva, compromettendo la continuità delle aziende e riducendo le possibilità di sviluppo delle comunità rurali.
«Il consumo di suolo agricolo produttivo per l’installazione di mega-impianti fotovoltaici a terra rischia di desertificare economicamente e socialmente intere aree, privando i nostri agricoltori della loro risorsa primaria: la terra».
Le alternative al consumo di suolo agricolo
L’Ordine indica anche alcune possibili alternative per sviluppare le energie rinnovabili senza occupare completamente le superfici coltivate. Tra queste vengono richiamate l’installazione di pannelli solari sulle aree industriali dismesse, sui tetti dei capannoni e sugli edifici pubblici.
Un’altra strada è rappresentata dall’agrivoltaico avanzato, basato su strutture e soluzioni progettuali che consentano di mantenere l’attività agricola sotto o tra i pannelli, integrando la produzione energetica senza sostituire la coltivazione.
Una soluzione diversa, dunque, dalla riconversione integrale dei terreni, che secondo gli Agronomi avrebbe effetti difficilmente reversibili sul paesaggio, sulla capacità produttiva dell’area e sulla sovranità alimentare delle comunità locali.
La posizione dell’Ordine non è quindi contraria alla produzione di energia solare, ma punta a distinguere tra gli interventi compatibili con l’agricoltura e quelli che comportano la cancellazione o la forte riduzione delle attività agricole.
Il supporto tecnico agli agricoltori
Il consiglio dell’Ordine provinciale annuncia il proprio sostegno agli agricoltori e alle associazioni di categoria che stanno portando avanti la protesta. Un sostegno che potrà tradursi anche in un contributo tecnico per approfondire le caratteristiche del progetto, valutare l’impatto sui suoli e verificare la possibilità di adottare soluzioni alternative.
L’obiettivo dichiarato è individuare un punto di equilibrio tra la produzione di energia pulita e la salvaguardia dei terreni produttivi, evitando che la transizione ecologica venga percepita e vissuta come una sottrazione di risorse alle comunità locali.
«Il futuro del Vibonese passa dalla tutela del suo paesaggio e della sua agricoltura», conclude l’Ordine, chiedendo che la voce di chi vive e lavora nella Piana degli Scrisi venga ascoltata prima dell’adozione di decisioni destinate a produrre conseguenze irreversibili.





