Per bloccare il rinnovo ventennale della concessione demaniale, il presidente della sezione vibonese Alessandro Causo Frezza suggerisce al sindaco Romeo di sfruttare la legge 241/90 che in questi casi offre la possibilità di ricorrere direttamente al presidente del Consiglio dei ministri
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L’appello è diretto e chiama in causa il sindaco di Vibo e la presidenza del Consiglio comunale. A firmarlo è Alessandro Caruso Frezza, presidente della sezione vibonese di Italia Nostra, dopo il “rinnovo” ventennale della concessione demaniale marittima alla Meridionale Petroli da parte dell’Autorità portuale. Le virgolette sono d’obbligo, perché il primo cittadino Enzo Romeo nega che la concessione sia stata formalmente rinnovata e interpreta la recente chiusura della Conferenza dei servizi, con parere favorevole dell’Authority verso il rinnovo, come un mero passaggio burocratico. Ambiguità che richiama anche Frezza, secondo il quale il provvedimento, pubblicato l’11 febbraio, è comunque «da ritenere, quanto meno cautelativamente, il provvedimento finale definitivo».
Da qui la richiesta al sindaco Vincenzo Francesco Romeo, «quale massima Autorità locale a tutela della salute e della incolumità dei propri concittadini», di attivare l’opposizione prevista dall’articolo 14 quinquies della legge 241 del 1990. «Si tratta di inoltrare un formale e motivato atto di opposizione alla presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, e di farlo entro 10 giorni da quando si è avuta la comunicazione delle decisioni dell’Autorità Portuale».
Italia Nostra ricorda che «la trasmissione di tale opposizione già di per sé determinerà la sospensione della efficacia della determinazione di conclusione della conferenza di servizi avutasi il 19.12.2025». E ancora: «La Presidenza del Consiglio dei Ministri dovrà poi indire, per una data non posteriore al quindicesimo giorno successivo alla ricezione dell’opposizione, una riunione con la partecipazione delle amministrazioni che hanno espresso il dissenso, di quelle che hanno espresso il consenso e delle altre amministrazioni che vi hanno partecipato».
L’obiettivo, si legge nella nota, è «formulare proposte, in attuazione del principio di leale collaborazione, per l’individuazione di una soluzione condivisa, che sostituisca la determinazione motivata di conclusione della conferenza». In caso di intesa, «l’Autorità di Sistema Portuale per i mari Tirreno meridionale e Ionio adotti una nuova determinazione motivata». Se invece l’intesa non fosse raggiunta, «la questione sia trattata direttamente dal Consiglio dei Ministri e messa all’ordine del giorno nella prima seduta utile, per le determinazioni di competenza, fra cui anche l’auspicato accoglimento dell’opposizione del sindaco di Vibo Valentia».
Un passaggio è dedicato alla posizione assunta dal primo cittadino in conferenza di servizi. «L’opposizione è una facoltà offerta solo al partecipante che abbia espresso in modo inequivoco il proprio motivato dissenso prima della conclusione dei lavori». E, secondo Italia Nostra, «così è stato», anche se «sarebbe stata preferibile una espressione più decisa e convinta». Il sindaco, infatti, «ha espresso parere favorevole, tuttavia alla sola condizione che la durata della rinnovata concessione fosse limitata ad un periodo non superiore a mesi (30) circa, al fine di consentire una ordinata delocalizzazione di quei depositi costieri». Poiché l’assenso è stato concesso per venti anni, «la suddetta condizione non si è verificata».
Nel merito, l’associazione indica le ragioni dell’opposizione: «La permanenza dei predetti depositi costieri nella frazione marina sottopone l’intera cittadinanza, circa 6.000 abitanti, a rischi gravissimi per la salute e l’integrità fisica, coprendo le aree di ricaduta degli effetti letali o di danno grave ed irreversibile quasi il 70% del territorio abitato, attesa la loro immediata vicinanza con aree densamente popolate o frequentate e l’effetto domino conseguenziale».
L’appello finale è scandito da una scadenza: «Ci si augura che il Sindaco formuli la predetta opposizione entro il termine ultimo del 21 febbraio, sempreché i provvedimenti dell’Autorità Portuale non gli siano stati comunicati prima e che, quindi, quel termine di 10 giorni sia già scaduto».



