Scontro sul bilancio a Sant’Onofrio, gli ex amministratori respingono le accuse

Il già primo cittadino Tito Rodà e il suo presidente del consiglio Salvatore Pronestì replicano al sindaco Maragò che aveva addossato alle passate gestioni il rischio dissesto per il Comune

Il già primo cittadino Tito Rodà e il suo presidente del consiglio Salvatore Pronestì replicano al sindaco Maragò che aveva addossato alle passate gestioni il rischio dissesto per il Comune

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«Dinanzi alla alterazione totale della verità ci corre l’obbligo di intervenire. Il sindaco di Sant’Onofrio, Onofrio Maragò, in un comunicato sulla situazione finanziaria del Comune, ha voluto addossare, dopo ben due anni di attività, ogni responsabilità alla precedente amministrazione comunale Rodà, addirittura sostenendo il pericolo del ricorso al dissesto finanziario. Accuse in piena libertà e pesantissime, frutto di una menzogna tipica di chi vuole nascondere ciò che è invece sotto gli occhi di tutti. 

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A riferirlo in un comunicato stampa sono l’ex sindaco di Sant’Onofrio, Tito Rodà, e l’ex assessore e presidente del consiglio con delega al Bilancio della sua amministrazione Salvatore Pronestì. I due ex amministratori si rivolgono all’attuale sindaco Onofrio Maragò il quale, paventando il rischio di dissesto del Comune alla vigilia dell’approvazione del Bilancio, aveva tirato in ballo l’operato dei suoi predecessori. Per Rodà e Pronestì «è chiaro il tentativo di alterare la realtà delle cose. Nell’anno 2011, allorquando l’Amministrazione Rodà si è insediata al Comune, la situazione economica era disastrosa per via degli anni di gestione passati, amministrati per lungo tempo e prevalentemente dalla sinistra, per come relazionato in Consiglio e come riportato più volte a mezzo stampa. Ed il sindaco dovrebbe ben ricordare che nulla mai è stato eccepito su questo. Oltre 6 milioni di residui passivi, debiti accumulati nel tempo, rate di mutui contratti negli anni ’80 per importi spropositati di euro all’anno, un debito verso la Regione Calabria di oltre 700.000 euro per fornitura di acqua dagli anni ‘90 in poi, ingenti debiti derivanti dallo smaltimento dei rifiuti di oltre 300.000 euro per anni fino al 2007 e dalla  fornitura di energia elettrica, proprio anche in anni durante i quali l’attuale Sindaco era amministratore in carica. Per non parlare dei numerosi decreti ingiuntivi per spese mai pagate alle ditte creditrici». 

Quindi, gli ex amministratori ricordano che «a fronte di tutto questo per non far affondare il Comune nel dissesto, si è contratto un mutuo di tre milioni di euro a basso tasso di interesse per evitare l’aggravio di maggiori spese per ritardato pagamento e pagare i debiti più rilevanti. Pertanto, anche se il sindaco nel suo comunicato non dice con bassezza perché si era ricorso a quel mutuo, il prestito era stato attivato per pagare i debiti comunali che risalivano dal 1990 in poi. In più come già in passato comunicato a mezzo stampa, pur in una situazione di gravissima carenza delle casse comunali, sono stati assicurati tutti i servizi, tutelato lo stipendio dei dipendenti comunali, realizzate ed avviate importanti opere pubbliche. Dire oggi che il Comune è a rischio dissesto, nonostante le ingenti risorse risparmiate per i pensionamenti di diversi dipendenti comunali, significa parlare d’altro e giustificare i gravi ritardi nella soluzione dei problemi. Dopo due anni, che vuole intendere il sindaco nel denunciare che le casse comunali sono vuote? Cosa vuole nascondere? I risparmi ottenuti dai pensionamenti e dalla raccolta differenziata come più volte dal sindaco ribadito, evidentemente sono stati vanificati in direzioni inopportune. La correttezza non potrà mai essere messa in discussione e a nessuno è permesso di calpestare con accuse grossolane la dignità ed onestà che hanno sempre contraddistinto i sottoscritti, con il chiaro tentativo di nascondere gli errori commessi e le scelte ingiuste fin qui portate avanti».

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