«Costa come l’ultimo giapponese», Soriano e Colelli fanno prove di alleanza

L’esponente Pd e quello di Sinistra italiana siglano una nota congiunta con cui criticano aspramente il sindaco di Vibo. Un’iniziativa che getta le basi per un nuovo progetto politico

L’esponente Pd e quello di Sinistra italiana siglano una nota congiunta con cui criticano aspramente il sindaco di Vibo. Un’iniziativa che getta le basi per un nuovo progetto politico

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Una critica aspra rivolta al sindaco Elio Costa, diffusa con una nota congiunta in qualità di «liberi cittadini che la pensano allo stesso modo». Così, Stefano Soriano, ex segretario cittadino del Pd vibonese, da tempo in rotta con l’area maggioritaria del partito di ispirazione censoriana, e Francesco Colelli, esponente di Sinistra italiana, si definiscono per giustificare il documento sottoscritto insieme.

«Al momento – ammette Soriano -, forse può apparire singolare il fatto che abbiamo deciso di intervenire insieme, ma abbiamo le stesse idee sulla città e sulla necessità che si torni alla politica fatta in modo serio. Ecco perché cercheremo di lavorare insieme a un progetto più ampio per il futuro». 

Approccio confermato da Colelli che aggiunge: «Da tempo la pensiamo allo stesso modo e l’unico limite a lavorare insieme per la città è stato rappresentato dall’appartenenza a partiti diversi. Ma ormai queste differenza non hanno più tanto senso». 

 

Ecco il testo integrale della nota diffusa oggi:

«Scriveva Karl Kraus che quando il sole della cultura è basso i nani hanno l’aspetto di giganti. Cosi è accaduto che a Vibo Valentia, grazie all’abbassamento del livello generale della politica e di chi decide di dedicarsi ad essa, i nani della politica hanno assunto l’aspetto di giganti.

Ma assumerne l’aspetto non significa essere un gigante e questa è la ragione per cui siamo giunti all’attuale situazione politica ed amministrativa al Comune di Vibo Valentia. Non chiederemo al Sindaco Costa le dimissioni sarebbe troppo facile.

Chiediamo, invece, di restituire la libertà ad una città schiava da troppo tempo di giochi, manovre e sotterfugi che non hanno altro scopo se non quello di effettuare riposizionamenti per assicurarsi la certezza, o quasi certezza, di una candidatura a sindaco o consigliere nella prossima legislatura.

Chiediamo di liberare la città dai quei nani della politica che hanno creduto, grazie allo loro astuzia ed al perbenismo di qualcun altro di essere dei giganti capaci di schiacciare ogni cosa al solo fine del proprio interesse.

La nostra è una città dove un assordante silenzio sta avvolgendo lentamente ogni settore. Da quello delle professioni a quello dell’impresa, passando per il sociale e soprattutto al mondo operaio. Una strana rassegnazione che conduce ad accettare una condizione di vita al ribasso.

Il Sindaco Costa non ha dato nessuna svolta a questa città. Il Messia tanto atteso in campagna elettorale altro non si è rivelato che un falso profeta, che ha condotto questa amministrazione sull’orlo del secondo dissesto.

Un fallimento annunciato perché la storia dell’uomo solo al comando non ha mai prodotto effetti positivi e Vibo non poteva essere un’eccezione.

Il Sindaco sembra l’ultimo giapponese sull’isola filippina di Lubang che vive in un suo mondo e rifiuta di accettare che la realtà è diversa da quella in cui Lui solo oramai crede.

L’elenco delle cose non fatte non c’è bisogno di farlo: il Sindaco l’ha fatto qualche giorno fa quando ha sottoposto alla Sua maggioranza un libro di favole lungo 37 pagine, nelle quali elencava punto per punto le cose che avrebbe voluto fare negli ultimi due anni di mandato e  che, guarda caso, erano le stesse contenute nel programma elettorale della Vibo che vorrei del 2015.

Il Suo fallimento e quello della Sua amministrazione di fatto l’ha certificato il Sindaco stesso.

Oggi serve una chiamata a raccolta di tutte le persone che negli anni si sono lentamente allontanate dalla politica e che devono decidere di interessarsi alla cosa comune. Serve innalzare il livello della partecipazione politica di modo che i nani tornino a fare i nani senza credersi giganti e continuare cosi a costruire disastri come quelli degli ultimi anni».