Vitalizi sotto attacco, Bruni: «Non si tratta di un privilegio»

Nel clima da resa dei conti contro i privilegi della “casta”, l’ex consigliere regionale e presidente della Provincia abbozza una difesa della propria posizione: «Polemiche fuori luogo, è un diritto per chi ha sacrificato la sua carriera per la politica» 

Nel clima da resa dei conti contro i privilegi della “casta”, l’ex consigliere regionale e presidente della Provincia abbozza una difesa della propria posizione: «Polemiche fuori luogo, è un diritto per chi ha sacrificato la sua carriera per la politica» 

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L'ex presidente della Provincia Bruni

Torna un clima da “resa dei conti” attorno ai privilegi della casta. L’argomento, da sempre sensibile, ricompare ciclicamente suscitando scandalo e, in questo particolare periodo storico, si alimenta con gli atti e le parole d’ordine del nuovo governo nazionale determinato a porre un freno ai privilegi acquisiti dalla classe dirigente in anni ed anni di legislazione a dir poco “generosa” nei suoi confronti. Così nel mirino dei commentatori finiscono soprattutto i vitalizi di ex parlamentari ed ex consiglieri regionali, considerati in larga parte sproporzionati rispetto ai reali meriti dei loro destinatari. E se il provvedimento del presidente della Camera Roberto Fico. con il quale si è proceduto ad una ridefinizione dei vitalizi per gli ex deputati non ha mancato di alimentare il dibattito, anche ciò che spetta agli ex inquilini di palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria, è argomento di acceso dibattito. Nonostante la proposta presentata dal consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea per il taglio dei vitalizi stenti a prendere piede e nello stesso momento in cui il Movimento 5 stelle promette che sulla questione andrà fino in fondo, c’è chi prova ad abbozzare una difesa della propria posizione “faticosamente” guadagnata. È il caso dell’ex consigliere regionale e già presidente della Provincia di Vibo Ottavio Gaetano Bruni che, dalle colonne del Quotidiano del Sud, ha messo nero su bianco i motivi per i quali, a suo dire, quello che la legge gli riconosce è tutt’altro che un privilegio. Con i suoi 3786 euro lordi, Bruni è solo uno dei politici vibonesi beneficiato da una “pensione d’oro” in virtù del mandato svolto in consiglio regionale. Gli fanno buona compagnia l’ex sindaco di Pizzo Antonio Borrello (7797 euro); Domenico Romano Carratelli (7000 euro); Francescantonio Stillitani (6808 euro); Franco De Luca (5699 euro); Pietro Giamborino (4023 euro); Maddalena Basile (3897 euro); Salvatore Vecchio (3846 euro); Domenico Antonio Basile (3702 euro); Michele Ranieli (3077 euro). Cifre importanti, considerate dai più come un’autentica beffa rispetto ai risultati che gli esponenti politici in questione hanno prodotto a beneficio del territorio che li ha eletti. Tutto normale, invece, per Bruni il quale, sempre al Quotidiano, asserisce: «Quando qualcuno si candida sa benissimo che ci sono diritti, sì, ma soprattutto doveri. Non si lavora per il vitalizio, che è previsto dalla legge. Non è che una persona può rinunciare, a maggior ragione dopo aver rinunciato per anni alla propria professione. Sono stato presidente della Provincia per dieci anni, e lì non ce ne sono di vitalizi. Ritengo che siano polemiche fuori luogo: vogliono decidere di abolirla, benissimo. Io sono contrario, ma non per me stesso: credo sia un diritto per chi si è concentrato sulla carriera amministrativa distogliendo il suo impegno dalle attività professionali».