Il raccordo Mileto-A2 e le promesse di Oliverio rimaste lettera morta

Nel 2016 l’annuncio in pompa magna del governatore e l’inserimento dell’opera tra i progetti finanziati dal Cipe. Da allora nulla è più dato sapere sulla strada che avrebbe dovuto portare migliaia di fedeli da Mamma Natuzza

Nel 2016 l’annuncio in pompa magna del governatore e l’inserimento dell’opera tra i progetti finanziati dal Cipe. Da allora nulla è più dato sapere sulla strada che avrebbe dovuto portare migliaia di fedeli da Mamma Natuzza

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La conferenza stampa di Oliverio nel 2016
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Sono passati ormai due anni e mezzo da quando il governatore della Calabria Mario Oliverio, con tanto di tecnici regionali, “codazzo” del Partito democratico e proseliti della prima e dell’ultima ora al seguito, presentava il mega progetto di realizzazione della nuova arteria tesa a collegare lo svincolo autostradale di Mileto alla omonima città e alla Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati, ispirata alla mistica con le stigmate Natuzza Evolo. Quel giorno, nella cittadina normanna, di fronte ai giornalisti e a una folla delle grandi occasioni, il presidente della Regione snocciolò numeri da capogiro, rassicurando senza mezzi termini che non si trattava delle solite promesse elettorali che lasciano il tempo che trovano, ma che l’opera «si sarebbe fatta e non sarebbe rimasta lettera morta», anche perché prossima ad essere finanziata e «già inserita in un mosaico più ampio che punta a rafforzare la viabilità secondaria e a fare dell’autostrada, non una via di transito, ma un asse di sviluppo, arricchimento e raggiungibilità del territorio circostante calabrese». In quell’occasione, Oliverio spiegò anche che alla base delle motivazioni che lo avevano spinto a promuovere l’opera vi era anche l’esigenza di coniugare l’enorme patrimonio culturale del territorio con il carisma e la figura di Natuzza Evolo, «donna la cui testimonianza sta determinando una notevole presenza di flussi destinata ad aumentare». Qualche mese dopo, in effetti, ad alimentare ulteriormente le speranze giunse l’annuncio dell’inserimento di 20 milioni di euro di fondi Cipe, da utilizzare proprio per tale importante raccordo stradale. Da quel momento, però, tutto è rimasto sostanzialmente come prima. Il progetto preliminare, nonostante i proclami, non è mai stato tramutato in progetto definitivo e, quindi, i fondi accantonati sono ancora lungi dall’essere utilizzati a tale scopo. Il governatore Oliverio, nel frattempo, si avvia alla naturale scadenza del proprio mandato alla Regione, e di conseguenza il rischio che quanto da lui annunciato a gran voce nell’aprile 2016 rimanga lettera morta, si fa sempre più concreto. Il che si prefigurerebbe come l’ennesima beffa per la popolazione, costretta a fare i conti con arterie colabrodo e con l’attuale raccordo autostradale chiuso al traffico dal 2009. In questo stato di incertezza, l’unico progetto a procedere spedito è quello di “Mamma Natuzza”, di cui a breve partirà il processo di canonizzazione. Un’opera di apostolato che con conosce ostacoli e che, evidentemente, è abituata a volare alto e ad andare oltre i proclami terreni e i conseguenti annunci in pompa magna di realizzazioni di mega raccordi autostradali, a due anni e mezzo di distanza rimasti (sic) solo sulla carta.

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