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Nel mirino del sindaco di Arena, già candidato alla Provincia boicottato dai consiglieri vibonesi, il segretario di Federazione Enzo Insardà: «Si scagliava contro De Nisi e Soriano, ora siede con Russo e Cutrullà»

Nel riquadro Antonino Schinella
Politica

Nel bailamme politico che in questi giorni focalizza l’attenzione sulle sorti della consiliatura guidata dal sindaco di Vibo Elio Costa, e che vede il gruppo consiliare del Pd promotore di una mozione di sfiducia nei confronti del primo cittadino, un’altra grande questione in casa democrat rimane per così dire “sopita” e rischia, secondo alcuni, di passare definitivamente in soffitta senza che se ne venga a capo. Del resto sul caso in oggetto il partito ha mostrato una linea a dir poco ondivaga e i diretti interessati hanno tutto l’interesse ad insabbiare il faldone. Tutti o quasi. A non rassegnarsi a vedere passare “in cavalleria” la vicenda è il sindaco di Arena Antonino Schinella. La vicenda, quasi superfluo specificarlo a questo punto, è il voto dei consiglieri vibonesi del Pd andato allo schieramento di centrodestra, guidato dall’attuale presidente della Provincia Salvatore Solano, in occasione delle consultazioni provinciali del 31 ottobre che hanno visto proprio Schinella candidato ufficiale del partito boicottato dai rappresentanti dem a Palazzo Luigi Razza. Sulla testa di questi ultimi pende un procedimento disciplinare avviato dopo la richiesta del circolo Pd di Arena, ma il timore di Schinella è che il caso politico che lo ha visto incolpevole protagonista, e che ha fatto rumore anche a livello nazionale, dopo l’iniziale trambusto si risolva in una bolla di sapone. Ad alimentare il sospetto del sindaco, a suo dire, è soprattutto l’atteggiamento del segretario provinciale del Pd, Enzo Insardà. Schinella rifiutando l’invito di Insardà a presenziare all’ultima direzione del partito in vista del congresso nazionale, in programma nel pomeriggio in via Argentaria, lamenta «l’ambiguità della segreteria provinciale rispetto alla posizione dei consiglieri comunali insieme ai quali, già ieri, il segretario ha preso parte ad un riunione legittimando di fatto ancora una volta il loro ruolo e dunque la loro rappresentatività all’interno del consiglio comunale di Vibo». Rappresentatività, invero, mai in discussione per gli esponenti oggetto del procedimento disciplinare. Almeno ad analizzare le iniziative di questi giorni e le uscite a mezzo stampa a nome del partito nonché la sponda loro offerta dallo stesso segretario di circolo di Vibo Francesco Pacilè sulla mozione di sfiducia a Costa. Di più, Schinella evidenzia «l’incoerenza di Insardà che in occasione delle elezioni politiche si è giustamente scagliato contro chi ha tradito il partito sostenendo i candidati del centrodestra, con l’immediata chiusura e la condanna unanime verso De Nisi e Soriano, ribadendo poi, poco prima del voto alla Provincia, che mai si sarebbe seduto con i “traditori”, mentre ora con altri “traditori” non solo si siede, legittimandone il ruolo, ma mette a punto anche strategie congressuali con Russo e Cutrullà. Per quanto mi riguarda - sottolinea Schinella - resto del Pd ma non intendo più spendermi per un partito che non ha saputo superare questo tipo di ambiguità. Non mi sento di metterci più la faccia: come potrei andare oggi dalla mia gente, che giustamente mi domanda “ma questi sono ancora del Pd?”, chiedendo loro di prendere parte alla fase congressuale o per dirgli “lavoriamo per il congresso”? In nome di quale principio? Ci vuole serietà e qui invece ci si perde nei formalismi. Nessuno per altro, a cominciare dai consiglieri provinciali eletti, ha ritenuto di sostenere questa battaglia. Ma io anche da solo sarò diametralmente opposto ai consiglieri del Pd di Vibo, non perché voglia accanirmi contro le persone ma semplicemente perché il partito non è stato trasparente nel gestire questa vicenda».  

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