Paralisi amministrativa al Comune di Vibo, la ricetta della Cisal: «Rotazione del personale e formazione»

Di fronte alle ultime esternazioni del sindaco Costa e agli ormai evidenti limiti della macchina burocratica di Palazzo Luigi Razza il segretario Filippo Curtosi fissa alcuni potenziali obiettivi

Di fronte alle ultime esternazioni del sindaco Costa e agli ormai evidenti limiti della macchina burocratica di Palazzo Luigi Razza il segretario Filippo Curtosi fissa alcuni potenziali obiettivi

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Curtosi (a destra) con il segretario nazionale Cavallaro
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«In qualche modo bisogna ripartire perché alcuni dati statistici, pubblicati qualche settimana fa, e che ci hanno additato al pubblico ludibrio, restano discutibili. La città, nella sua vita quotidiana, continua ad essere bersaglio privilegiato di non sempre veritiere accuse per la qualità dei servizi comunali, da qualche parte definiti mal gestiti (e forse anche male offerti), così ponendo in discussione anche l’operato del personale. In questo contesto, lascia non poco perplessi una pubblica dichiarazione del sindaco Elio Costa che guardando alla complessa situazione interna in cui versa l’Ente si abbandona, tra l’altro, ad una esternazione che merita una severa ed attenta riflessione». A riferirlo in una nota è il segretario provinciale della Cisal Filippo Curtosi che, nel suo intervento, fa espresso riferimento ad un servizio giornalistico della nostra testata. «Alcuni giorni fa, infatti, nel corso di un’intervista al quotidiano online Il Vibonese e a LaC News, egli (il sindaco Costa, ndr) ha dichiarato: “La burocrazia è inesistente. C’è un solo dirigente. E se l’Amministrazione non ha avuto la possibilità di svolgere incisivamente la sua attività è proprio per mancanza di una burocrazia. Non c’è una burocrazia idonea che consenta di svolgere tutta l’attività, in quanto c’è solo un dirigente che si deve occupare di tutto”». Prosegue Curtosi: «Sebbene al Comune non risulti che operi nella delicata funzione di dirigente un solo dipendente bensì tre, e nonostante il primo cittadino abbia riferito di risultati importanti raggiunti dal suo esecutivo con quella stessa “burocrazia” definita inadatta, presumibilmente non si può dar torto a chi, in una situazione di grande confusione, tenta, in qualche modo, di porre in discussione i giudizi sulla “cosa pubblica che a Vibo non va”. Soprattutto se a valutare la situazione ed a proporre una seria riflessione sul da farsi è il personale di Palazzo “Luigi Razza”: cosa che in questi giorni sta avvenendo ed anche con un senso di sofferta amarezza. Perché è evidente che se guasti ci sono stati ed ancora persistono nella macchina burocratica comunale, non è corretto attribuirne ogni responsabilità a chi quotidianamente compie il proprio dovere ricorrendo inevitabilmente a sacrifici che spesso passano inosservati e che hanno finito col diventare, assurdamente, di routine».

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Per il segretario Cisal: «A giudicare da quel che accade nel governo della città vien subito da pensare che è forse giunto il momento che l’Amministrazione attiva tenga in giusta e dovuta considerazione la possibilità che il sistema aiuti la struttura a garantire, ai cittadini che pagano le tasse, l’erogazione dei servizi necessari. E se questo non avviene vuol dire che le responsabilità non vengono assolte con sostanziale competenza e probabilmente anche e soprattutto in assenza di una funzione di coordinamento che non risponde esattamente a quelle che sono le direttive contenute nel modo di gestire e governare la cultura dei servizi, perché è evidente che pesa l’assenza di un’adeguata stabilità organizzativa. Perché quando l’apparato dei servizi comunali non risponde alla legittima domanda di servizio del cittadino che, ripeto, paga le tasse, vuol dire che qualcosa non fila per il verso giusto e che, pertanto, bisogna avere la capacità di pensare ad una indispensabile inversione di rotta. Ecco perché risulta sempre troppo facile, quando i servizi non rispondono alle esigenze dei cittadini, scaricare ogni responsabilità sul personale in servizio che è costretto come da lo è oramai da molto tempo a vivere il dramma del ridimensionamento della pianta organica e di opinabili sue ristrutturazioni per cui il lavoratore viene sottoposto a continue sollecitazioni per superare ogni tipo di emergenza organizzativa».

A parere di Curtosi poi «il sistema di scarico di responsabilità continua ad essere la vera motivazione di un’amministrazione attiva incapace di ridisegnarsi un nuovo modus vivendi soprattutto quando risulta conclamata la mancanza di un sostegno e di uno stimolo da parte di una giunta politico amministrativa che stenta a saper interpretare il bisogno di un adeguato progetto di attività delle articolazioni settoriali utili a determinare il più ideale funzionamento dell’Ente con le attuali risorse umane. Forse sarebbe ora che attraverso gli effetti di un avanzato sistema di formazione e aggiornamento l’esecutivo comunale rivisitasse il funzionamento di uffici e tentasse di capire se diventa più o meno opportuno procedere ad una rotazione del personale nei servizi, propiziando una giusta motivazione per chi non ha avuto mai il minimo dubbio sul proprio attaccamento e la propria competenza nell’espletamento dei servizi. A Palazzo “Luigi Razza” – sostiene in conclusione Curtosi – s’impone un nuovo modo di pensare al lavoro e alle competenze singole e collettive del personale se è vero che pur nella precarietà organica ed in vista di possibili boccate di ossigeno, si possa finalmente riprendere il cammino verso il buon modo di fare ed offrire servizi al cittadino. Ed è ovvio che di questa inversione di tendenza se ne debba fare carico il sindaco, la Giunta, il consiglio comunale, le commissioni consiliari e quant’altro concorre a creare le condizioni per il tentativo di offerta di una buona amministrazione della cosa pubblica».     

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