Crisi al Comune di Vibo, Lo Schiavo: «Subito al voto, il commissariamento è uno spauracchio»

L’esponente dei Progressisti per Vibo immagina urne a primavera e rigetta l’ipotesi di un ricorso alle “migliori energie”: «La città è ostaggio da anni sempre delle stesse corporazioni, congreghe e cenacoli» 

L’esponente dei Progressisti per Vibo immagina urne a primavera e rigetta l’ipotesi di un ricorso alle “migliori energie”: «La città è ostaggio da anni sempre delle stesse corporazioni, congreghe e cenacoli» 

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«Ho letto in questi giorni alcune proposte per il futuro della città di Vibo. Su alcune cose non si può dissentire: chi può essere ad esempio contrario all’idea che, per la situazione di emergenza, bisogna mettere insieme le energie migliori della città andando anche al di là dei partiti politici? Astrattamente non si può obiettare nulla. Ma se questo assunto serve solo a mantenere in vita un’amministrazione comunale che non ha raggiunto i suoi obiettivi, azzerando le responsabilità di quanto avvenuto finora e ripartendole tra tutti in parti uguali, il ragionamento allora prende una piega diversa». Il già candidato sindaco per il centrosinistra e leader dei Progressisti per Vibo Antonio Lo Schiavo, interviene per commentare l’attuale crisi politica attraversata dalla maggioranza consiliare di Vibo Valentia, con il sindaco Elio Costa alle prese con una complicata ricomposizione del quadro politico dopo il ritiro della delegazione di assessori di riferimento del senatore Giuseppe Mangialavori dalla giunta comunale. «Se non si è raggiunto alcun significativo risultato in più di tre anni – argomenta Lo Schiavo -, non vedo quale possa essere la novità che consente di poter cambiare ora, in così poco tempo dalla scadenza del mandato. Con molta sincerità, considerate le condizioni date, non credo in un rilancio amministrativo e il probabile appoggio di qualche responsabile dell’ultimo minuto, farà solo perdere ulteriore tempo alla città. Sono disponibile a portare a compimento l’iter del Psc, ma subito dopo si vada ad elezioni anche perché è solo uno spauracchio l’obiezione della nomina di un commissario prefettizio: si può  votare a primavera, e personalmente ritengo meglio un commissariamento per solo pochi mesi che un’agonia di altri due anni per un amministrazione paralizzata sotto il ricatto della presenza o del voto del singolo consigliere». 

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Lo Schiavo entra dunque nel merito della proposta politica attualmente sul piatto. «Fare un governo con le energie migliori vibonesi. Ma concretamente quali sono? Chi le individua e con quali parametri? Io non so quali esse siano – precisa -, so invece che da anni sempre le stesse corporazioni, congreghe, cenacoli, circoli, condizionano, decidono, governano ininterrottamente la città. Continuo a pensare che Vibo non ha bisogno di trasversalità, ma di alternanza, di progetti chiari, di uomini che non cambiano casacca, che accettano di perdere e di vincere, ma che mantengono alta una certa libertà e una certa idea di credibilità della politica. Quello che oggi si è progressivamente perso, alimentando la frattura tra cittadini e istituzioni. Io più che di altro, mi preoccuperei di questo male di cui soffre oggi la città: il disimpegno diffuso, lo scarso senso civico, la disaffezione per la vita politica e amministrativa, l’idea che in fondo tutti sono uguali e che non si possa cambiare lo stato delle cose perché qualunque sindaco o amministrazione non avrà mai la forza per invertire questa tendenza. Se queste sono le condizioni – conclude -, non ho certezze per il futuro, ma invece tante preoccupazioni per la vita economica, civile e politica della città. E la cosa ci riguarda».

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