Comune Vibo, svolta nella crisi: le opposizioni firmano il documento che silura Costa

La maggioranza prova a dilazionare ancora la verifica dei numeri ma i capigruppo mettono nero su bianco la sfiducia politica nei confronti del sindaco a nome di 17 consiglieri. Se si dimettessero entro il 24 febbraio la città tornerebbe alle urne a primavera

La maggioranza prova a dilazionare ancora la verifica dei numeri ma i capigruppo mettono nero su bianco la sfiducia politica nei confronti del sindaco a nome di 17 consiglieri. Se si dimettessero entro il 24 febbraio la città tornerebbe alle urne a primavera

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Le opposizioni hanno preso… posizione. In maniera, per una volta, netta e inequivocabile. Che non lascia spazio a fraintendimenti. Lo hanno fatto nel corso della seduta di consiglio comunale convocata per verificare l’esistenza di una maggioranza a sostegno del sindaco Costa e invocata nei giorni scorsi dai gruppi consiliari con procedura d’urgenza. Riunione che si è tenuta nonostante le richieste pervenute dai banchi della coalizione di governo, che avrebbe voluto rinviarla ulteriormente a causa di un lutto che nei giorni scorsi ha colpito la famiglia del primo cittadino. I consiglieri d’opposizione hanno però tirato dritto e presentato un documento in cui dichiarano a chiare lettere di non intendere “più supportare con partecipazione politica il programma di fine mandato del sindaco”. Un atto sottoscritto dai capigruppo di Partito democratico, Progressisti per Vibo, Vibo Unica e gruppo misto anche a nome dei 17 consiglieri comunali dagli stessi rappresentati. Un atto, quindi, che, nonostante non sia una vera mozione di sfiducia, certifica però una sfiducia politica nei confronti di Elio Costa, cristallizzando la maggiore consistenza numerica del fronte di quanti ritengono chiusa la sua esperienza. E da quest’atto – a meno di ripensamenti da parte di qualcuno dei consiglieri interessati – potrebbe davvero scaturire la chiusura anticipata del secondo mandato dell’ex magistrato. Non è del tutto escluso che la conseguenza della determinazione odierna possa configurare le dimissioni in blocco dei 17 consiglieri – vale a dire la metà più uno dei componenti dell’assemblea – che, divenendo immediatamente esecutive, chiuderebbero i giochi anticipatamente e, intervenendo entro il 24 febbraio, porterebbero la città al voto nel giro di poco tempo, presumibilmente il prossimo 26 maggio in concomitanza con le elezioni europee. Sfiducia politica, dunque, che lancia un chiaro messaggio anche a chi, come il senatore Giuseppe Mangialavori, aveva caldamente invitato l’aula e il sindaco a verificare l’esistenza dei numeri per un prosieguo del mandato amministrativo. Numeri che evidentemente vengono meno con l’atto odierno e che dovrebbero inchiodare il sindaco alla realtà e indurre anche il senatore a prenderne atto. Le opposizioni su questo sono chiare e affermano che “non intendono contribuire in alcun modo al prosieguo della consiliatura”.    

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