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Fa discutere il caso dei salviniani vibonesi spaccati in due mentre all’orizzonte si annuncia la grande «accozzaglia» del polo civico che metterebbe insieme dagli ex comunisti agli ex leghisti, passando per i sovranisti di Bevilacqua

Politica

Una città di per sé in macerie, fa i conti - nell’approssimarsi delle elezioni comunali, dopo la caduta dell’amministrazione Costa - con uno scenario politico evanescente, impalpabile, polverizzato. Alcuni tra i “grandi” - è il caso del Partito democratico, sempre più prossimo al commissariamento e, alla prova delle urne, atteso da una figuraccia di portata nazionale - rischiano addirittura di sparire. Non sono da meno i “piccoli” che - è il caso della Lega, pur grande a livello nazionale qui potrebbe gareggiare solo per superare lo sbarramento e conquistare un dignitoso scranno in consiglio comunale - non fanno altro che litigare. Piccoli sì, attenzione, ma determinanti per delineare uno scenario che si annuncia drammaticamente più frastagliato della tornata precedente. Tra i salviniani vibonesi (come se non bastasse la situazione incandescente che si respira a Reggio) è guerra fratricida che presto potrebbe addirittura avere sviluppi sul piano giudiziario. Da un lato il coordinatore provinciale Antonio Piserà, affiancato dall’ex responsabile organizzativa di Forza Italia Cesella Gelanzé e dell’ex consigliere comunale Gregorio La Gamba, dall’altro, invece, Mino De Pinto, che ha querelato Piserà ma alle cui istanze il segretario regionale Domenico Furgiuele non avrebbe dato ascolto. 

De Pinto, di fatto, si trova con un piede (o forse con entrambi) fuori dal partito. Non sarebbe solo però, perché godrebbe dell’appoggio di un altro pezzo importante dei salviniani su scala provinciale, Raffaele Riga e di un altro ex consigliere comunale, cioè Fausto De Angelis. E se la Lega di Piserà andrebbe ad irrobustire la coalizione di centrodestra, a sostegno del progetto varato da Mangialavori, quella di Mino De Pinto, che sul piano elettorale già in altre competizioni ha mostrato una massa muscolare non indifferente, avrebbe invece come suo interlocutore Stefano Luciano. L’ex presidente del consiglio comunale punterebbe ad essere il candidato della coalizione di centrodestra (ipotesi che si scontra con la ferma opposizione del senatore Mangialavori, benché un big come il segretario generale della Cisal Franco Cavallaro stia tentando una mediazione), mentre in alternativa si porrebbe a capo di un polo che, sotto mentite spoglie civiche, metterebbe insieme dagli ex comunisti di Pitaro agli ex leghisti di De Pinto, passando per i sovranisti di Franco Bevilacqua. Metterebbe insieme cioè quella che alcuni dirigenti dei democrat hanno bollato come «accozzaglia», nel bocciare la proposta del loro segretario cittadino, il “pitariano” Francesco Pacilé, che preconizzava addirittura la partecipazione dei dem ad una coalizione senza steccati. [Continua dopo la pubblicità]

In questo scenario incerto maturano tuttavia una serie di certezze. La prima: oltre il M5S con Domenico Santoro, e Cesare Pasqua e Antonello Nusdeo, avremo di sicuro in campo una coalizione di centrodestra, una formata da ciò che resta del Pd e da altri pezzi di centrosinistra e, quasi certamente, il “polo civico” (per i suoi sostenitori) o “l’accozzaglia” (per i suoi denigratori) che mirerebbe al ballottaggio. La seconda: mentre Vibo Valentia, mai come prima, avrebbe bisogno di una classe politica nuova, fatta di facce nuove e adotti metodi nuovi, si continuano ad alimentare divisioni, frazioni e baruffe. La terza: quel progetto nuovo per la città, che abbia il suo fondamento in nuove idee, in programmi seri e realizzabili, e soprattutto in figure nuove (ovvero che alla prova dei fatti non abbiano già fallito) potrebbe alla lunga lasciare il passo ai cartelli elettorali bravi solo a raccattare cinicamente i voti della gente che non dà alcun valore al suo consenso, bravi a garantire rendite di posizione.

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