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La versione di Enzo Insardà sul delicato momento del partito in vista delle amministrative di primavera.

Politica

Il Partito democratico «sta lavorando» per «costruire un progetto di rilancio della città», per allestire «una coalizione che sia capace di risolvere i problemi della gente». Lo afferma con certezza il segretario provinciale Enzo Insardà, che in questo colloquio col Vibonese traccia le linee di un perimetro entro il quale realizzare un programma «al di là dei nomi».

Segretario, il partito non sembra certo godere di buona salute. Si è appena dimesso il coordinatore del circolo cittadino...

«Non entro nel merito delle scelte del circolo, ma non posso che condividere la linea adottata dalla maggioranza degli iscritti che ha deciso di mettere dei paletti chiari: mai col centrodestra e con gli ormai “molto ex” iscritti che hanno deciso di fare i collaborazionisti. Il segretario aveva proposto una linea di allargamento, che è stata bocciata. Ha fatto bene a prenderne atto e dimettersi».

Le elezioni sono alle porte e il Pd sta attraversando un periodo assai difficile: dai “tradimenti” delle politiche del 4 marzo a quelli delle provinciali. Si ha l’impressione di assistere ad un “si salvi chi può”. Con chi lavorerete in vista delle amministrative?

«La differenza sostanziale tra noi e il centrodestra è che loro pensano soltanto ai nomi, con gente pronta a candidarsi senza sapere chi la guiderà. Noi al centro mettiamo i programmi, le proposte. Abbiamo aperto un dialogo con associazioni, organizzazioni sindacali, gente che ha voglia di spendersi per la città, che decida di servirla perché vuole soltanto il suo bene. Siamo davanti ad un disastro assoluto, e quindi siamo pronti a dialogare con tutti coloro che condividono questo spirito».

enzo insardaQuesta però appare come una contraddizione: non volete dialogare col centrodestra, sacrosanto; ma appena qualche mese fa apostrofavate come traditori soggetti politici ai quali sembrate pronti a riaprire le porte, i famosi big ex Pd.

«Non bisogna cadere nell’equivoco di pensare che per quelle persone, che alle politiche hanno votato col centrodestra, ci sia ancora posto nel Pd. Per loro le porte sono assolutamente chiuse. Discorso diverso per quanto concerne un programma di rilancio della città al quale, eventualmente, parteciperebbero come soggetti politici autonomi».

Come vi ponete nell’ottica di possibili alleanze? Ad esempio con Vibo Unica e Stefano Luciano?

«Se lui ritiene di volere lanciare un progetto alternativo, allora io vorrei capire qual è, al momento non lo conosco. Con lui abbiamo avviato un’interlocuzione già in occasione delle elezioni politiche, nelle quali il suo movimento era presente con un candidato (Enzo De Filippis, ndr) nella lista Lorenzin. Dico solo che mi sorprenderebbe molto se andasse a destra, vuol dire che rinnegherebbe ciò che ha fatto alle politiche. Ritengo che in questo momento noi dobbiamo prendere come esempio ciò che è stato fatto in Abruzzo, ovvero una coalizione che ha messo insieme la sinistra col Pd e i moderati. In quell’alveo ci dobbiamo muovere».

In questo caso torna in auge il nome del già candidato della coalizione del 2015, Antonio Lo Schiavo. Cosa ne pensa?

«Penso che è prematuro parlare di nomi. Come dicevo, se vogliamo distinguerci dobbiamo sederci attorno a un tavolo e parlare di progetti, che vanno costruiti con gente che non ha ambizioni personali. Poi il nome è relativo, l’importante è che sia portatore di valori espressione di un percorso condiviso e di un’idea chiara di rilancio della città».

E se alla fine non si concretizzasse nessuna intesa?

«A quel punto non avremmo dubbi, vuol dire che allestiremo una lista e andremo da soli. Ma Vibo Valentia deve decidere che ruolo avere, qui e nel resto della Calabria. Continuiamo a discutere ma non concludiamo mai nulla di buono. È ora di cambiare».

Lacnews24.it
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