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Dalla corazzata di Mangialavori alle incognite nel centrosinistra fino all'aggregazione attorno a Vibo Unica. Partita chiusa solo nel Movimento 5 Stelle

Politica

Finita l’era delle truppe cammellate di censoriana memoria, a Vibo Valentia il Pd cerca di costruire il suo futuro impastando cemento e macerie. Le elezioni amministrative che decreteranno la nuova guida della città capoluogo finiranno con ogni probabilità per relegare al ruolo di mera comparsa, ancora una volta, quello che ambiva a diventare il partito guida del Paese e si è trasformato ben presto in una pentola di veleni. Secondo il suo segretario provinciale, Enzo Insardà, non è tutto da buttare; ma sposare il motto “pochi ma buoni” è una magra consolazione per chi prometteva di incarnare l’alternativa al centrodestra. E così, con buona pace di chi ancora ci crede, il Pd sembra destinato a recitare la parte del gregario. A portare la bandiera del centrosinistra potrebbe essere ancora una volta Antonio Lo Schiavo. Una candidatura che sembrava scontata fino a qualche tempo fa, ma non lo è del tutto. Il notaio, forte anche dell’esperienza degli ultimi anni, non ha nessuna intenzione di giocare a perdere, e il suo movimento, Progressisti per Vibo, ha già annunciato che lancerà una sorta di piattaforma programmatica attorno a cui intavolare un discorso con gli uomini di buona volontà. Se le condizioni lo permetteranno, Lo Schiavo risponderà presente. Stavolta, però, sarà lui a dettare le regole della partita. Il dialogo con Sinistra italiana e altri soggetti di area, insieme ad un nutrito gruppo di professionisti pronti ad affiancare il già candidato a sindaco, è avviato da tempo. Un pezzo importante del Pd, con in testa il presidente provinciale Enzo Romeo, propende per una ricandidatura del notaio. Mentre Insardà non ha nascosto l’intenzione di dialogare anche con Stefano Luciano. E questa è una delle tante incognite con cui fare i conti, perché è alquanto grottesco pensare ai Progressisti che appoggiano Vibo Unica.

L’ex presidente del consiglio, nel frattempo, sta costruendo attorno a sé una coalizione che lo vede in compagnia di una lista che dovrebbero allestire i sovranisti di Franco Bevilacqua, Mimmo Arena e Salvatore Bulzomì; di un’altra allestita dall’attuale candidato a sindaco Cesare Pasqua, pronto a fare un passo indietro; e probabilmente da un’altra che sta mettendo su l’Udc. [L'articolo prosegue sotto la pubblicità]

Ma la voce grossa nel panorama politico locale continua a farla Forza Italia, alias Giuseppe Mangialavori e il suo cospicuo seguito. giuseppe mangialavori2Alle 13 del 28 gennaio scorso i consiglieri comunali scrivevano “The end” in calce al copione della seconda amministrazione Costa. Alle 17 di quello stesso giorno sulle scrivanie del partito c’erano due fogli pieni di nomi, gente pronta a candidarsi e a dimenticare ciò che fu. Il senatore azzurro ha già blindato due liste di grande peso elettorale. Un’altra è quella, altrettanto di peso, allestita dal gruppo degli ex Pd che fa capo a Vito Pitaro. Un’altra ancora proviene sempre dall’alveo di Forza Italia, e la starebbe curando Tonino Daffinà. Sempre da un uomo del partito, Alfonso Grillo, espressione della corrente che fa capo a Piero Aiello, potrebbe venire fuori un’altra lista, che prenderebbe il nome dell’associazione promossa sul territorio dall’ex consigliere regionale originario di Gerocarne. E ad un’altra lista ancora starebbe lavorando Fratelli d’Italia, senza contare quella che alla fine verrebbe fuori dal candidato a sindaco, il cui nominativo è ancora un’incognita. Insomma, il centrodestra, col vento che gli soffia ancora a favore da queste parti, sembra essere un passo avanti. Almeno oggi, almeno sulla carta.

L’unica certezza in vista di queste tribolate elezioni, salvo improbabili stravolgimenti, è rappresentata dal Movimento 5 Stelle. Il deputato Riccardo Tucci nei giorni scorsi ha annunciato che il candidato a sindaco sarà l’architetto Domenico Santoro, esperto in materia urbanistica, docente al liceo Capialbi. Santoro non è comunque un novellino della politica avendo un passato di militanza nel centrosinistra, ma il suo curriculum e la vicinanza col Movimento sembrano avere convinto la base vibonese.

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