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Dito puntato contro il “modus operandi” della politica locale: «Tanti candidati portano anche all’ingovernabilità»

Politica

La proliferazione delle liste continua ad essere al centro dei dibattiti che si stanno svolgendo in città, ultimo in ordine di tempo quello della scorsa settimana alla biblioteca comunale promosso da alcuni sodalizi. Un tema su cui torna oggi il Forum delle associazioni vibonesi, che con Bruno Ceravolo si concentra su un aspetto già dibattuto in passate competizioni elettorali ma mai preso in seria considerazione dagli schieramenti “maggioritari”. «La proliferazione delle liste, che ha l’unico scopo di ricercare a tutti i costi la vittoria, si è già rivelata un male. A Vibo non ha funzionato, ha consentito di vincere ma non di governare. La città - commenta Ceravolo - più che di leader carismatici o uomini della provvidenza, ha bisogno di una squadra coesa, che mantenga la sua compattezza per tutta la durata della consiliatura». Sull’argomento, nel corso dell’assemblea, alcuni candidati a sindaco hanno motivato la quantità di liste sul presupposto che «lo consente la legge» o perché «non si può impedire al cittadino di proporre la propria candidatura» o, ancora «adesso è tardi, mi impegnerò per il futuro». «La giustificazione non regge, sia in termini di principio che di prassi sperimentata che, come si è visto in questi anni, non ha portato alcun risultato, anzi. La legge - rimarca l’esponente del Forum - consente sì la formazione di più liste, ma di certo non la impone e per il bene della città l’autoregolamentazione è quasi un dovere e sarebbe anche premiata dagli elettorali. 

Ceravolo ricorda poi «una lucida analisi del fenomeno elezioni» compiuta dall’avvocato Domenico Sorace nel 2015, il quale sinteticamente ricordava i lati negativi delle troppe liste: a) compromette la libertà di voto; b) distoglie dai problemi della città; c) aliena l’impegno di molti cittadini; d) apre linee di credito imprecisate; e) oscura idee e candidati, rendendoli indifferenziati e non riconoscibili. Immancabile, infine, il riferimento alla dichiarazione di Bruno Censore che provocatoriamente chiedeva quante liste fa Lo Schiavo: «Ai cittadini elettori - conclude Ceravolo - interessa chi ha più liste o piuttosto chi al loro interno presenta candidati affidabili, capaci e di “sostanza”?».

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