Bevilacqua: «Noi ci siamo dall’inizio, il Pd non faccia finta di non saperlo»

Comunali a Vibo, intervista al leader del Movimento sovranista: dalla nascita del “progetto Luciano” alle polemiche degli ultimi giorni sui simboli dei partiti

Comunali a Vibo, intervista al leader del Movimento sovranista: dalla nascita del “progetto Luciano” alle polemiche degli ultimi giorni sui simboli dei partiti

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Franco Bevilacqua
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A passare per un appestato non ci sta, la cosa lo «infastidisce», certo. Ma non ne fa una questione di Stato. «Per amministrare un centro importante come Vibo servono un buon sindaco e un programma condiviso. Il resto è aria fritta». Usa il pragmatismo, Franco Bevilacqua, per descrivere la situazione politica interna alla coalizione di Stefano Luciano, della quale il suo partito, il Movimento nazionale per la sovranità, è parte integrante. E non da oggi. L’assenza del loro simbolo non può certamente nebulizzare il trascorso politico di un gruppo che a Vibo Valentia ha scritto pezzi importanti di storia della destra prima e del centrodestra poi. Ma è la presenza-assenza di un altro simbolo, quello del Partito democratico, che sta facendo discutere. La sua idea, Bevilacqua, ovviamente ce l’ha. E non fa giri di parole per illustrarla. «La sensazione è che il Pd abbia dei problemi interni che cerca di scaricare all’esterno; delle tensioni che portano a fare questioni di lana caprina. Mi sembra un’esagerazione, ad esempio, cercare di coinvolgere soggetti esterni al contesto locale, come il commissario regionale. Ma francamente non è un nostro problema. Se poi penso che il loro segretario nazionale ha detto, come il caso della Basilicata, che il logo del Pd si può anche mettere da parte per mettere al centro il progetto, allora mi viene un sorriso a pensare che qui invece stanno facendo la battaglia del simbolo…». 

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D’altronde l’Mns è il primo soggetto politico ad essersi seduto al tavolo con Luciano. «Il percorso col candidato e con Vibo Unica inizia da lontano, già da prima delle elezioni provinciali, alle quali comunque abbiamo contribuito a far eleggere Giuseppe Policaro vicepresidente e candidato più votato. Il dialogo è poi continuato con reciproche considerazioni e soddisfazioni, tanto che siamo stati noi a proporre al tavolo del centrodestra, al quale inizialmente eravamo seduti, la candidatura di Luciano a sindaco. Essendo venute meno le condizioni col centrodestra, al quale nel frattempo si erano affiancati gli ex Pd di Vito Pitaro, abbiamo deciso di proseguire autonomamente questo percorso ed ora eccoci qua. In principio la nostra era una coalizione civica, poi si è avvicinato il Partito democratico. A me la cosa, onestamente, non scandalizza, perché sono abituato a mettere in cima gli interessi della città, con idee e progetti validi. Ma il Pd non può far finta di non sapere che noi siamo in questa coalizione e che nella lista ci saranno nostri candidati. Noi siamo disposti a fare il sacrificio di mettere da parte il simbolo, e ci piacerebbe che analogo sacrificio fosse fatto anche dall’altra parte. Se così non fosse, ce ne faremo una ragione…». Sul candidato a sindaco: «Io credo che Luciano sia un’opportunità per Vibo, un giovane preparato, onesto e capace, penso che se dovesse vincere contribuirebbe al rilancio della nostra città». Una coalizione che dovrebbe essere composta da quattro o cinque liste: «Di certo ci siamo noi, con una lista che si potrebbe chiamare “Andare oltre”, e poi Vibo Unica, un’altra allestita da Enzo De Filippis e poi un polo di sinistra col Pd e forse un’altra lista». [Continua dopo la pubblicità]

Sugli sfidanti non si sbilancia: «Nel centrodestra vedo una coalizione numericamente forte, parlano di dieci, dodici, venti liste – commenta sarcasticamente – ma ricordo a me stesso che nel 2010 candidammo Nicola D’Agostino e vincemmo con appena due liste». Per l’esattezza erano tre, con l’ultima che prese appena 365 voti. La sostanza non cambia. «Il punto è chi metterci dentro. Le liste devono essere un contenitore di idee, non di numeri». Sui 5 Stelle: «Stanno facendo un lavoro non molto evidente, col candidato che è sicuramente una persona per bene. Ma tutto qua». Su “Fare con Tosi”: «Belsito lo conosco da quando era ragazzo, che dire… In queste competizioni, parlo in generale, ci stanno anche le legittime ambizioni personali di qualcuno. Ma noi puntiamo sui progetti per rilanciare la città».

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